Appello del presidente Levi: «Speranze al lumicino se qualcuno non ci salva» di Fulvio Cammarano L'anno scorso aveva allargato i propri orizzonti. Il festival di Artelibro si era trasformato in Festival del libro e della storia dell'arte. Quest'anno invece rischia di chiudere per sempre, a meno di salvatori. A lanciare l'allarme è il presidente Ricardo Franco Levi: «Non abbiamo più la tranquillità e la sicurezza economica per sopravvivere». E Bologna rischia di perdere un suo elemento di identità, un marchio di «bellezza» nei confronti del mondo. Artelibro addio. La manifestazione che da 11 anni riunisce il mondo del libro d'arte in città potrebbe chiudere i battenti. Non si tratta di allontanarsi dall'ombra delle Due Torri, ma di terminare per sempre l'esperienza. È un vero e proprio sos quello che lancia il presidente della kermesse Ricardo Franco Levi. «Lanciamo l'allarme, ma è gia troppo tardi per organizzare una manifestazione di qualità che parta, come tradizione, a settembre. Entro aprile dobbiamo decidere. Resta un flebile lumicino di speranza che qualcuno si faccia avanti». Ma cosa è successo? «Siamo una libera associazione di privati. Non abbiamo più la tranquillità e la sicurezza economica per proseguire». Vi ha abbandonati il Comune? «Il Comune dobbiamo ringraziarlo. Come sempre è disponibile a offrire gli spazi e a dare anche il suo contributo che l'anno scorso era di 25 mila euro». Su che budget si dovrebbe contare? «Almeno su 300 mila euro. Stavamo crescendo, ora non abbiamo più certezze. Se il festival è ambizioso deve avere il sostegno della città intera». L'anno scorso è stato lei a imprimere un salto di qualità... «Era l'undicesima edizione. La prima con la mia presidenza. Siamo usciti dai confini del libro antiquario, vista anche la crisi del settore. È rimasta la mostra mercato. Ma abbiamo allargato gli incontri e le iniziative al grande tema della storia dell'arte, dei beni culturali della nostra Italia. Lo abbiamo affrontato dal punto di vista della tutela e del valore economico. Si è trasformato nel Festival del libro e della storia dell'arte. L'unico in Italia». Ha pensato di trasferire il festival in altre città? «Non so se altrove andrebbe diversamente. E comunque Artelibro è nato a Bologna, ha sempre avuto una connotazione legata al territorio. Siamo riusciti a mettere insieme tutte le istituzioni culturali della città, a creare la famosa "rete tra soggetti". Piazza Nettuno, con Artelibro, si è trasformata nella prim grande libreria d'arte del Paese. Altrove perderebbe valore». Terminata la manifestazione dell'anno scorso, avete continuato a «firmare» appuntamenti sempre legati all'arte. «L'ultimo appuntamento è stato quello dell'altra sera all'Archiginnasio con Sergio Risaliti che ha raccontato il ruolo che ha avuto per Michelangelo il Compianto di Nicolò dell'Arca per la realizzazione della Pietà Vaticana. Artelibro dovrebbe diventare una sorta di marchio per diffondere iniziative come questa durante tutto l'anno». Non è più possibile? «Non possiamo interrompere per poi riprendere. Artelibro deve diventare un elemento di identità come lo è, per esempio, Arte Fiera. Per consolidarsi ha bisogno di essere adottato dalla città. Festival come il Salone del libro di Torino sono radicati e importanti perché la città li ha adottatti». A chi rivolge il suo appello? «Alle realtà imprenditoriali, bancarie, alle istituzioni. So bene che sono tempi difficili ma abbiamo l'appoggio del Fai e l'anno scorso siamo stati evento ufficiale del semestre italiano alla presidenza europea, con un pubblico di 50 mila presenze. Se Bologna perderà Artelibro perderà un'occasione per mostrarsi al mondo come centro di arte e bellezza».
Bologna. Finiti i soldi, Artelibro chiuderà
Il presidente di Artelibro, Ricardo Franco Levi, ha lanciato un allarme per il futuro della manifestazione, che rischia di chiudere per sempre a meno di salvatori. L'evento, che da 11 anni riunisce il mondo del libro d'arte a Bologna, ha perso la tranquillità e la sicurezza economica per proseguire. Il Comune di Bologna ha offerto 25 mila euro l'anno scorso, ma non è sufficiente per il festival. Levi chiede l'appoggio delle realtà imprenditoriali, bancarie e delle istituzioni per salvare l'evento. La manifestazione ha avuto un grande successo l'anno scorso, con 50 mila presenze, e Levi vuole che diventi un elemento di identità per Bologna, come Arte Fiera.
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