La nomina alla direzione del Polo Museale Veneto è recentissima, ma Daniele Ferrara ha già le idee molto chiare sul modello di sviluppo e valorizzazione del patrimonio artistico-culturale della regione. Parola d'ordine: «Fare sistema». Direttore Ferrara, quali sono le priorità per i beni museali del Veneto? «La valorizzazione deve necessariamente svilupparsi attraverso una visione non limitata esclusivamente al patrimonio statale, ma anche all'esterno, al territorio. In una logica di sistema che ci consenta di lavorare di concerto con enti locali, diocesi e comunità religiose con un patrimonio storico artistico. Mi piacerebbe riuscire a mettere in collegamento il cosiddetto «centro» con la cosiddetta «periferia»: creare itinerari culturali che uniscano la città di Venezia, capitale culturale unica in tutto il mondo, con il resto della regione. Un patrimonio d'arte vastissimo». La sfida non la spaventa? «Inutile nasconderlo. Un po' di paura c'è, ma in un momento come quello attuale o ci si aggrappa agli ideali oppure si rischia di rimanere sempre fermi e inerti. Questa sfida ci sollecita a mettere in relazione competenze e figure professionali differenti; ma anche patrimoni artistici diversi per epoca e consistenza materiale. Nel Polo si va da musei archeologici a raccolte che inducono alla riflessione sulla contemporaneità, dalla preistoria alle collezioni di manifesti pubblicitari. Con tutto il personale di questo istituto faremo emergere gli elementi in comune di questa storia della civiltà che consentiranno di raccontare meglio di prima il territorio e la sua storia. C'è il problema di mettere in collegamento Venezia con il territorio e viceversa, per scoprire quel che del territorio si è proiettato in laguna». A Villa Pisani c'è la mostra «Italiani a tavola». Il rilancio dei poli museali passa anche attraverso grandi eventi come questo? «Assolutamente sì. Questo è l'anno dell'Expo e del cibo. Il cibo è cultura. Dal cibo si può risalire alle attività di scambio e di commercio, al collegamento tra differenti comunità anche in periodi difficili, come quelli bellici. Si pensi a come, nel passato, i dazi doganali abbiano rischiato di minare il commercio veneziano. Ma la cucina offre anche occasioni interessanti per comprendere i rapporti fra le genti. È simile al dialetto: basta spostarsi di pochi chilometri e si incontrano variazioni. Mostre come questa, contribuiscono in maniera decisa a valorizzare la nostra cultura».