E' una buona notizia, senza nulla togliere al precedente titolare, l'acquisizione della delega alla Cultura (più editoria, arte e spettacolo) da parte della presidenza stessa della Regione Campania: non potrà, il settore stesso, che ricavare maggiore vigore dalla responsabilità diretta del governatore; peraltro già da tempo, comunque e naturalmente, largamente esercitata, specie nel campo dell'arte contemporanea. Chiunque conosca, a partire dal celebre "journal de guerre " di Norman Lewis: "Napoli 1944"; o della sua interfaccia, ma "dalla parte dei vinti" il controverso e affascinante "La pelle" di Curzio Malaparte che racconta gli stessi identici eventila sovrabbondante memorialisticadocumentazione su quel periodo nevralgico, non potrà meravigliarsi del fatto che Napoli, contemporaneamente alla deflagrazione della Pop Art alla Biennale del 1964, sia diventata, mercé l'"Agency" di Lucio Amelio, il mercato europeo privilegiato per la produzione americana: un'Arte incomprensibile ai più, i codici d'accesso per la quale tuttavia, da tempi eterni inscritti nel Gran Libro dell'Essere, furono squadernati appena appena nel 2003 a Bochum, in Germania, in una esposizione intitolata al " Secolo XX". Non è una scelta allora, né una conversione: ma un "fatto", esibire in piazza l'Arte Con-Temporanea; ma farne viceversa una scelta esclusiva, sacrificando del tutto l'Arte A-Temporanea, quella "storica" insomma, che già fece la fortuna di Napoli, sarebbe errore uguale e contrario che "scandalizzarsi" per i successi della prima. Giunge a proposito quale memorandum di viaggio per la nuova Regione 2005, una straordinaria pubblicazione editoriale: "The Complete Collection of Antiquities from the Cabinet of Sir William Hamilton", per i tipi di Taschen, prestigiosissima riproduzione integrale realizzata con tecnica anastatico- digitale del libro d'arte forse più famoso di tutti i tempi, che rese familiare nel mondo aristocratico d'Europavpre-rivoluzione francese, la vita, l'arte, i costumi di Pompei antica, man mano che il suo sarcofago lavico li restituiva intatti alla luce dopo 17 secoli di accorta sepoltura. Sarà superfluo dilungarsi sulla figura enigmatica del britannico Sire, "Volcano's lover" come ribattezzato da Susan Sontag, protagonista eponimo di un suo appassionante romanzo di dodici anni fa; Ministro Plenipotenziario di Sua Maestà presso il Regno di Napoli durante ben 37 anni, di qua e di là della Grande Rivolta; eccitato osservatore naturalista di Zeus Vesevo, Unico vero e sommo, imperscrutabile Sovrano reviviscente qual sangue rosso effuso di San Gennaro nei riti antichi, della implorante comunità antropica dipanata ai suoi piedi; coniuge innamorato della bella consorte, e diva reincarnata Emma "'a Liona" dalla fulva chioma, quanto morboso "voyeur" dei suoi amori adulterini: e perciò stesso oculato manovratore degli ardori erotico-guerreschi dell'amante di lei, Horatio Nelson, l'ammiraglio che stroncò nel sangue il fervore neo-giacobino di Napoli '99, giusta "secondo i piani" dell'Inghilterra; ma raffinato infine collezionista dei reperti, ed editore prodigioso - mecenate di tanti artisti riproduttori - della sua stessa collezione, in parte naufragata con il naviglio che la portava di là del Canale, ma soprattutto venduta a caro prezzo, copia per copia, a ogni aristocratico del Continente, dal più Gran Re all'infimo barone. Questa bellezza, che per lui realizzò l'avventuriero franco Pierre Hugues d'Hancarville, torna alla vista della "gens culta" dopo quasi tre secoli: anticipo dell'anno mozartiano. Va detto quanto allora la Romana Neapolis abbia fornito materia prima a quel NeoClassicismo Rivoluzionario che incendiò l'Europa daParigi a Berlino, dottissimo proemio alla rivoluzione dell'89, e suo conseguente "napoleònide" in quanto "stile Impero": uno sconvolgimento duraturo e profondo, se, ancor dopo il tramonto e sepoltura di quella dinastia avvenuta a Sedan, risorge in qualche decennio con Stravinskij e Picasso in visita a Pompei nel fatale 1917. Insieme a loro, con Cocteau, Mjasin ed Ernest Ansermet, il committente Sergei Diaghilev, impresario geniale dei Ballets Russes che da Parigi poi dilagarono di là del mare, dando vita, in quale ensemble di Geni!, alla "Rinascita degli Antichi Dei" in un balletto, "Pulcinella", del tutto costruito su napoletanissima materia prima: le musiche, abilmente estratte dal furbo russo dagli archivi di San Pietro a Majella del Settecento "Nostrum"; le maquettes vesuviane del pittore; le scene, i costumi, lapoesia, eccetera. Il conseguente, post-bellico "Rappel à l'Ordre", fu un manifesto d'avanguardia "tous azimuts", che chiuse quelle vecchie per aprire alle nuove: dal surrealismo al post-moderno, tutte ugualmente ataviche, come Pompei. Per la prima volta, dacché trent'anni fa: con 1' "Estate Romana" di Renato Nicolini vi fu inventato, un assessorato alla Cultura, finora delegato quale "premio di consolazione" a partiti o politici "minori", è in mani forti sul territorio: quale "benzina", per il triangolo della Campania Nord (Pompei, Napoli, Caserta e la sua reggia), sarà l'equivalente, dedicato monograficamente al tema dato: il Neoclassico nelle Arti d'Europa (letteratura, teatro, musica, pittura, scultura, architettura, danza, arredamento, moda, politica e filosofia perfino), di quello che Ravello si avvia a essere dall'Auditorium in poi per il Sud regionale, si può bene capire.