Con i suoi tre piani si staglia sulle stradine di Città Alta, incombendo su alcune delle vie più strette del borgo antico nella zona tra l'Università e il Seminario. Ed è uno dei grandi mastodonti architettonici che vagano per il mercato immobiliare in cerca di un cliente, senza peraltro riuscire a trovare chi è disposto a sborsare quelle somme a sette cifre che in questo modo dovrebbero contribuire a stipendiare parroci e curati. Il caso di Palazzo Locatelli in via San Salvatore riassume alcuni dei problemi di chi sta cercando nuovi proprietari per gli immobili più ricchi di storia dell'area più delicata della città. Scontrandosi poi non solo con le ristrettezze della crisi ma anche con le complicazioni di andare a mettere le mani su mura che portano con sé anche secoli di storia. In questo caso si tratta di un complesso che sorge all'incrocio tra le vie Arena e Salvecchio su basi medievali, epoca alla quale risale ancora il muro del giardino dal quale penzolano i rampicanti che sfiorano i passati che si inerpicano da piazza Mascheroni. Il palazzo risale al Settecento, sfoggia affreschi di Vincenzo Orelli ed è dotato di un cortile arricchito su tre lati da un portico con colonne in stile toscano e volte a crociera. Nel corso dei secoli ha acquisito il nome delle famiglie proprietarie. Prima dai Roncalli che l'hanno edificato, poi dai Quattrini e dai Terzi, e infine ha assunto la denominazione definitiva dai due fratelli Locatelli, arrivati dalla Valle Imagna nell'Ottocento: Giuseppe, notaio con molte cariche nella vita pubblica cittadina, e Luigi, avvocato e studioso del Tasso. Con il passare del tempo i tremila metri quadrati del complesso hanno perso inquilini e cambiato proprietari fino a confluire in una donazione alla Chiesa. Oggi è quindi di proprietà dell'Istituto per il sostentamento del Clero, organismo nato nel 1986 per concentrare tutti i lasciti immobiliari delle parrocchie italiane, con i cui proventi si provvede al pagamento degli stipendi e della previdenza dei sacerdoti, compresi 800 bergamaschi tra quelli in servizio e in pensione. Di questi tempi le rendite delle proprietà immobiliari sono quelle che sono, e anche per questo la sede di Bergamo dell'Istituto ha deciso di mettere in vendita Palazzo Locatelli con l'idea di ricavarci tra i 5 e gli 8 milioni di euro. Idea che sta però trovando molti ostacoli alla sua realizzazione. Prima di tutto il fatto che nel luglio 2005 l'intero complesso è stato dichiarato «di interesse storico-artistico» ed è stato quindi posto sotto il vincolo della Soprintendenza ai Beni architettonici, fatto che andrebbe a complicare molto le cose a coloro che dopo avere acquistato lo stabile volessero poi ristrutturarne l'interno. Lo stesso Istituto aveva cercato di introdurre un elemento di attrazione in più per i possibili clienti realizzando un garage nel grande giardino di 1.100 metri quadrati. Finendo però con il rendere le cose ancora più difficili, perché i lavori hanno fatto emergere resti di fondazioni medievali, e questo ha fatto finire sotto vincolo anche l'area verde. Tutto questo, in aggiunta alle precarie condizioni del mercato immobiliare, sta facendo disperare la direzione dell'Istituto sulla possibilità di trovare un acquirente. Per questo l'ipotesi che si sta profilando all'orizzonte è quella di cedere il palazzo al Seminario (che confina con l'edificio e si alza proprio sopra il giardino) in cambio di un'altra proprietà immobiliare più facile da vendere. In questo momento lo stesso Istituto ha messo sul mercato anche due bilocali a Romano, quattro trilocali a Bergamo, Martinengo, Romano e Algua, tre villette a Dalmine, Albino e Calolziocorte e 18 terreni, 15 dei quali a destinazione residenziale.