Palazzo Trussardi in vendita per 18 milioni. «Più credito, il mercato è ripartito» Città Alta ha tanti volti. Anche dal punto di vista immobiliare. Ci sono le abitazioni più costose e i palazzi antichi, due dei quali sono in vendita in questi giorni a 18 milioni di euro. Ma ci sono anche 145 appartamenti comunali a canone contenuto in cui vivono persone che non potrebbero mai permettersi i prezzi del borgo antico. C'è una Città Alta residenziale fuori dal circuito di ville e palazzi storici. Lontana anni luce da canoni di locazione improponibili e da quotazioni di vendita a 10 mila euro al metro quadrato degli immobili di prestigio che hanno fatto del borgo un «mito» abitativo inavvicinabile. Una Città Alta fatta non da vip, ma da «very normal people», gente comune che vive nelle case comunali. Difficile distinguerle dalle altre, almeno dall'esterno. Per il contesto in cui si sono sviluppate non somigliano ai casermoni delle case popolari di periferia, ma si mimetizzano tra le altre. Si affacciano su vie di pregio: Fara (12 appartamenti), Rivola (6), Fontana (3), Solata (13), Rocca (20), San Lorenzo (29), Porta Dipinta (12), del Vagine (14), piazza Giuliani (14). In via Gombito, ad un passo dagli hotel dove si dorme con 160 euro a notte in su, si contano 22 appartamenti in cui si paga l'affitto con l'equivalente di due notti e mezzo di soggiorno nei vicini alberghi pluristellati. Il canone, infatti, è proporzionale al reddito degli inquilini. Ma il contributo delle case comunali alla causa cittadina è rappresentato dal mantenimento del tessuto sociale di Città Alta. L'obiettivo è quello di arginare lo sfilacciamento di uno spopolamento progressivo e inesorabile: è chi ci abita a fare la città. Difficilmente le quattrocento persone che vivono negli alloggi popolari e che costituiscono circa il 15 dei residenti dentro le Mura (2.583 dall'ultima rilevazione demografica, in costante picchiata) potrebbero risiedere in Città Alta se non in queste condizioni facilitate. La loro è una presenza diversificata tra categorie e ceti sociali. «La pressione politica dei movimenti nel quartiere negli anni Settanta sottolinea Kerstin Gandini dell'Associazione per Città Alta e i Colli, che svolge un attento e appassionato monitoraggio demografico del borgo antico per un utilizzo del patrimonio comunale che evitasse a Città Alta di diventare un quartiere esclusivamente monoclasse di lusso, ha dato frutti modesti, ma li ha dati». Ora si tratta non solo di mantenerli, ma di incrementarli con l'housing sociale che dentro le Mura è tornato prepotentemente alla ribalta, ipotizzato dal sindaco Giorgio Gori come una delle possibilità di recupero del complesso di Sant'Agata. Dei 145 alloggi di cui dispone il Comune dentro le Mura (pari al 15 delle 990 abitazioni del patrimonio immobiliare), sono 120 quelli occupati. Di altri 20 è in corso la manutenzione attraverso l'Aler cui Palafrizzoni ha demandato a fine 2014 la gestione del patrimonio immobiliare. «Dal 2010 al 2013 sono stati spesi 400 mila euro per i lavori di riattamento», precisa l'assessore alla Riqualificazione urbana Francesco Valesini. Il suo predecessore, Tommaso d'Aloia aveva dato input programmatici, affinché fra i restyling, fosse data la precedenza agli appartamenti di minore metratura: «Così che spiega a fronte di minori spese per l'affitto, le giovani coppie fossero invogliate ad andarci a risiedere». Una politica che anche il delegato di Città Alta di Palafrizzoni Roberto Amaddeo conferma essere nelle corde dell'attuale amministrazione: «Ci stiamo impegnando in quest'ottica». E sulla quale concorda anche Gandini: «Non vediamo altra possibilità, per fermare l'esodo e riequilibrare la distribuzione sociale con il recupero dei ceti giovani e meno abbienti, che l'intervento del Comune. L'amministrazione ha dichiarato di voler dedicare alloggi di sua proprietà a giovani coppie ma il sindaco Gori non ritiene sia sufficiente. Per questo abbiamo suggerito di trovare accordi con Curia ed enti benefici per convenzioni mirate».