L'i.light, il cemento trasparente dell'Italcementi, è stato utilizzato al Centre Pompidou inaugurato ieri a Malaga per permettere alla luce di illuminare le opere entrando dal «cubo di vetro» (foto), evitando però una dannosa esposizione diretta. In estate a Malaga la massima supera spesso i 35 gradi. Un guaio se si vogliono esporre fragili opere d'arte del XXI secolo sotto la luce del sole che arriva da un cubo di vetro. Il problema dell'edificio ideato dal francese Daniel Buren per ospitare il Centro Pompidou di Malaga è stato risolto con l'i.light del gruppo Italcementi, il cemento trasparente che ha debuttato con il padiglione Italia all'Expo di Shanghai del 2010 ed utilizzato tra l'altro nella recente sede Bulbank International di Unicredit a Sofia. «Abbiamo una collaborazione intensa con Malaga e con la sua Università spiega Matteo Rozzanigo, consigliere delegato di Fym, la controllata spagnola di Italcementi che a Malaga ha anche la sede . Siamo stati contattati per l'utilizzo del cemento i.light che lascia passare la luce, ma crea anche un effetto di schermo, come una tenda». Il risultato è stato una fornitura di 105 pannelli di cemento i.light, contenenti per quasi il 20 un polimero per usi ottici con trasparenza superiore al 92. Adesso la luce proveniente da «El Cubo», come avviene al Louvre con la piramide di Ming Pei, scende in una sorta di cavedio sotterraneo, tappezzato da pannelli per 250 metri quadrati a base di i.light, oltre il quale si estendono le sale d'esposizione per circa 6 mila metri quadrati, mantenendo l'illuminazione solare, ma senza un impatto diretto. Il valore dei pannelli è di circa 140 mila euro. «È la nostra donazione alla fondazione che cura il museo spiega Rozzanigo proseguendo una collaborazione con la città di Malaga alla quale abbiamo fornito materiali innovativi per vari progetti». Recentissimo è l'impiego dello Stabex, cemento stabilizzante, per la messa in sicurezza del Caminito del Rey, uno spettacolare percorso pedonale di tre chilometri con rampe sospese a 100 metri a strapiombo sul fiume, considerato il sentiero più pericoloso del mondo. Il «Pop-Up Pompidou», la prima estensione all'estero del museo francese, un investimento da 4,2 milioni inaugurato ieri alla presenza del primo ministro spagnolo Mariano Rajoy e del ministro della Cultura francese Fleur Pellerin, è diventato così anche una carta promozionale della tecnologia Italcementi. «I.light è nato quando per il palazzo Italia dell'Expo di Shanghai ci era stato chiesto di sviluppare il cemento per un pannello che permettesse di far passare la luce a un costo contenuto e avesse anche valore estetico spiega Enrico Borgarello, direttore della Ricerca e Innovazione del gruppo Italcementi che ha base all'i.lab al Kilometro Rosso . Già all'epoca pensavano a un utile impiego per mostre ed esposizioni. Nel frattempo il prodotto si è evoluto. A Shanghai i pannelli erano di un metro per mezzo metro con spessore di 5 centimetri. A Malaga sono di 3 metri per uno, con uno spessore di 3 centimetri». Da un Expo all'altro, per Milano 2015 Italcementi ha messo a punto un nuovo cemento biodinamico che unisce all'ormai collaudato TX Active «mangiasmog» una fluidità che ha permesso di realizzare le forme complesse dell'intera superficie esterna e parte di quella interna di Palazzo Italia. «Presenteremo ufficialmente il prodotto durante l'Expo aggiunge Borgarello . Già adesso, nonostante non sia in vendita, viene molto richiesto». Dopo Shanghai e Milano è lecito aspettarsi novità anche per la prossima Expo in Dubai. «Se ci sottopongono richieste, noi saremo ben lieti di impegnarci per dare risposte dice Borgarello La ricerca è nel nostro Dna, la facciamo a 360 nella convinzione che un prodotto storico come l cemento abbia in realtà molto da dare anche in campi inaspettati. Siamo capofila di un progetto europeo per l'utilizzo del grafene nel cemento e stiamo studiando con Brembo e il Mario Negri i freni in cemento. Prodotti che nessuno avrebbe mai immaginato».