«Sindaco di Brescia, dacci il Bigio». L'appello è accorato quanto accreditato: ad avanzarlo è Giordano Bruno Guerri, che coglie un paio di assist lanciati nelle ultime settimane dalle pagine del Corriere. Prima, il sindaco di Salò Giampiero Cipani aveva offerto il chiostro di santa Giustina per accogliere il colosso della discordia; Alessandro Cheula poco dopo suggeriva: «E perché non al Vittoriale?». Il presidente della Fondazione di Gardone Riviera, e futuro direttore del Museo di Salò, risponde e rilancia: «È vero che io metto delle sculture nel parco del Vittoriale, ma si tratta di arte contemporanea. Il Bigio non va bene. La statua di Arturo Dazzi andrebbe collocata al Musa, il nuovo Museo di Salò». «Sindaco, dacci il Bigio!». L'appello è accorato quanto accreditato: ad avanzarlo è Giordano Bruno Guerri, che coglie un paio di assist lanciati nelle ultime settimane dalle pagine del Corriere e raddrizza il tiro. Prima, il sindaco di Salò Giampiero Cipani aveva offerto il chiostro di santa Giustina per accogliere il colosso della discordia; Alessandro Cheula poco dopo suggeriva: «E perché non al Vittoriale?». Il presidente della fondazione che ha in gestione la dimora dannunziana, chiamato in causa, risponde e rilancia: «È vero che io metto delle sculture nel parco del Vittoriale, ma si tratta di arte contemporanea: il Cavallo blu di Mimmo Paladino o i Cani di Velasco fanno parte di un progetto che ha lo scopo di fondere il gusto degli artisti contemporanei con quello di d'Annunzio. Mettere una scultura coeva al Vate non avrebbe senso in questo progetto. Ringrazio Cheula per la sua proposta e confesso che a suo tempo ci avevo pensato, ma spiega Guerri ho cambiato idea ritenendo che se al Comandante avesse fatto piacere una scultura in quello stile se la sarebbe messa lui stesso. Collocarla oggi non sarebbe appropriato». Accantonata l'ipotesi Gardone, si punta a Salò: «La proposta ufficiale che avanzo al sindaco Del Bono prosegue Guerri è di prestare il Bigio al Musa, il museo che aprirà nella seconda metà di maggio a Santa Giustina. Sarebbe un bello scambio culturale se potessimo mettere la statua del Dazzi davanti al museo. L'idea già lanciata dal sindaco Cipani è ottima, ora avanzo la proposta ufficiale al sindaco di Brescia. Sarebbe difficile metterlo nel chiostro, lì ci faremo degli spettacoli, ma il posto perfetto sarebbe fuori, nella piazzetta accanto all'ingresso. Il Bigio suscita stupore, è un testimonial perfetto per un museo che attirerà attenzione soprattutto sulla storia contemporanea». La proposta si delinea quindi come una vera e propria richiesta di prestito, visto che il presidente del Vittoriale è stato recentemente nominato anche presidente della Fondazione Opera pia di Carità laicale, che ha in gestione il museo di proprietà del comune di Salò. Ai vertici dell'ente il sindaco Cipani ha nominato un consiglio di amministrazione che oltre allo stesso Guerri annovera Marco Bonometti, Orlando Niboli, Alberto Pelizzari e Giampaolo Comini. Quando la regione darà l'ok alla modifica dello statuto, Guerri assumerà anche il ruolo di direttore del museo. «Sarà un centro a tecnologia avanzata assicura Guerri . La parte sulla Repubblica Sociale, curata da Roberto Chiarini sarà tutta virtuale: il visitatore potrà scegliere se provare a vivere la vita quotidiana di un fascista nella Rsi oppure quella di un antifascista nella Rsi». Il museo non è ancora aperto ma è già iscritto al circuito Garda Musei, la rete nata con l'intento di suggerire dei percorsi di visita coerenti che vadano dall'Alto Garda a Salò, fino al museo delle Mille Miglia. «Tra tutte le collezioni in mostra, sarà trainante la parte dedicata alla Repubblica Sociale preannuncia Guerri . La sfida da vincere è quella di fare un buon museo senza diventare una seconda Predappio. Il Centro di Documentazione della Rsi entrerà a far parte del museo: diventerà il più importante centro studi sulla Repubblica Sociale, ma anche sulla Resistenza perché i due fronti non si possono studiare divisi». I sette metri e mezzo di marmo di Carrara scolpiti nel '32, battezzati «L'era fascista» e come tali cacciati al tramonto di quell'era, potrebbero trovare una via d'uscita dal deposito, togliendo al contempo l'amministrazione dall'imbarazzo di dover scegliere tra l'eutanasia storica e la polemica politica. «Lì dove metterei il Bigio c'è anche l'ingresso del museo del nastro Azzurro assicura Guerri: tutto si legherebbe in un progetto coerente».