Nell'«Antiquarium di Lucrezia Romana» i reperti frutto di 25 anni di studi e scavi Tante volte si sente parlare di valorizzazione delle periferie, di museo «diffuso», di unicità di Roma, della straordinaria professionalità del personale degli archeologi dello Stato. Ebbene per una volta c'è una storia bella che sintetizza tutte queste cose, ed è la nascita di un vero e proprio museo, per piccolo che sia, inaugurato ieri dopo anni di (eroico) lavoro che ha visto impegnati archeologi, tecnici e personale dell (ex) Soprintendenza archeologica di Roma, ora, per effetto di uno di quegli inutili ma periodici cambi di nome, ribattezzata Soprintendenza speciale per il Colosseo, il Museo nazionale romano e l'area archeologica di Roma. Tant'è: in quello che gli archeologi chiamano ancora Suburbio, alla periferia sudorientale, nel mezzo di un neonato quartiere di giovani palazzine, tra lembi di agro sopravvissuto, da ieri è visitabile con ingresso gratuito, per dieci giorni al mese (oggi 9-13, poi ogni martedì, giovedì e la seconda e quarta domenica del mese dalle 9 alle 15) l' Antiquarium di Lucrezia Romana, al civico 62 dell'omonima via, museo archeologico che mostra al pubblico le principali scoperte avvenute in seguito a scavi e controlli in questo territorio negli ultimi venticinque anni (info: ssba-rm.antiquariumlucreziaromanabeniculturali.it). Incredibile, davvero, soprattutto per i non addetti ai lavori, cosa Roma è ancora in grado di disvelare dal suo sottosuolo in seguito a un colpo di piccone o di semplice aratro: marmi pregiati (come la splendida statua di Ermafrodito in mostra per la prima volta, ritrovata nella principesca villa suburbana della via Anagnina, vicino a Ikea, dove si scava dal 2010), corredi funerari, mosaici, monete, lucerne, gioielli, affreschi, vetri miracolosamente sopravvissuti e centinaia di altre piccole grandi meraviglie, in queste zone forse più che altrove e per due motivi: il primo, contingente, è che qui negli ultimi anni si è tanto costruito (con gli archeologi a eseguire e controllare a norma di legge); il secondo, storico, è che in zona (il nuovo museo conserva materiali ritrovati in un ampia porzione di territorio che va grossomodo dal Quadraro a Grottaferrata, coinvolgendo Osteria del Curato, Tor Vergata, Morena, Romanina, Centroni, Cinecittà, Anagnina, Appio- Tuscolano) passava la Via Latina, prima dell'Appia la più importante arteria di collegamento tra Roma, i Colli Albani e il sud. Ville, attività agricole, necropoli: nel corso dei secoli (il museo accoglie reperti fin dalla Preistoria) qui intorno nacque e si sviluppò un mondo complesso, ora suggestivamente evocato da reperti in grado di narrare storie e curiosità, come quella marionetta raffigurante un nano con fallo di dimensioni spropositate, rinvenuta nella tomba di un bimbo di circa cinque anni, forse un oggetto con funzioni apotropaiche.