Questa è la storia di un'inaugurazione, dell'apertura al pubblico non solo per una manciata di giorni e non solo di un segmento di un museo. E speriamo sia anche la storia di una rinascita. Potrà anche essere la storia di antichi splendori e vivacità ed orgogli che tornino ad animarsi. Siamo a San Paolo di Civitate, tanta voglia di costruire futuro per poco meno di 6000 abitanti e scuole fino alle medie inferiori; collegamenti assicurati quasi ogni ora tra pulman e treni con Foggia che dista circa 40 chilometri e l'uscita autostradale di San Severo a 12. L'inaugurazione è quella del Museo civico archeologico, il 30 marzo prossimo alle 17, presso l'ex Convento di sant'Antonio in piazza Padre Pio, spazio multifunzionale- con affreschi seicenteschi- pronto ad ospitare al piano terra anche esposizioni temporanee (tel. 0882. 553078; culturacomune.sanpaolodicivitate.fg.it). Accanto al Sindaco Generoso Perna ed all'archeologa Giovanna Pacilio, responsabile ministeriale per quest'area della Daunia, saranno presenti, tra gli altri, Pietro David del Segreteriato generale del Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, il Segretario regionale del MIBACT per la Puglia, Eugenia Vantaggiato, Fabrizio Vona e Luigi La Rocca, rispettivamente neo Direttore del Polo museale e Soprintendente per i Beni archeologici della Puglia. Oltre i confini del Mezzogiorno d'Italia, avendo a disposizione un patrimonio simile a quello presente in questo comprensorio del foggiano, si costruiscono file di visitatori paganti e poi anche corner con gadgets, progetti editoriali e si porta linfa ad indotti vari, alberghi e ristoranti compresi. Speriamo accada anche in questo caso. Che cosa c'è di straordinario qui a San Paolo, archeologicamente parlando (perché tra l'altro siamo a meno di un'ora dallo splendido Gargano)? Tra tutto quanto ci hanno descritto e raccontato la Pacilio e Raffaella Corvino, archeologa comunale responsabile dei servizi museali, questo museo civico che sta per spalancare le porte al pubblico in quella che fu la Tiati daunia e la Teanum Apula romana con la mostra "TIATI. Membra disiecta. Frammenti di vita di un insediamento di frontiera tra VII e III sec. a.C.", suscita grande curiosità ed interesse per il fatto che in una sua sala al primo piano per la prima volta saranno esposti al pubblico reperti provenienti dalla Tomba dei capitelli ionici, databile agli ultimi decenni del IV sec. a.C.. Uno straordinario unicum storico- archeologico questo monumento funerario scoperto a 4 Km dall'attuale abitato di San Paolo dove son stati trovati anche altri monumenti funerari come la Tomba degli ori, databile fra fine IV e III sec. a.C.. Ma torniamo alla tomba dei capitelli ionici la cui campagna di scavo, diretta dalla Pacilio, ha restituito un ipertesto che racconta in modo sorprendente tanta parte di vita quotidiana di un élite aristocratica attraverso il ricchissimo corredo funerario, le varie tipologie di frammenti ceramici, in alabastro o bronzo a testimoniare perfino dei trucchi usati dalle sue donne dall'orgoglio daunio, "fard" ed unguenti compresi; e che proprio dell'essere questo comprensorio terra di osmosi e scambi tra il contesto campano- sannita e quello daunio, tra costa tirrenica e l'asse fluviale Volturno- Calore- Tamarro e Fortore e quindi Adriatica, limpidamente testimonia. Il riferimento, spiega in particolare la Pacilio, va alle tombe a camera capuane e cumane a doppio spiovente del IV secolo a. C. delle famiglie aristocratiche campane e sannite (per le pitture figurate con l'uso di un colore rosso vivo) ma qui a San Paolo con la contaminazione di elementi di altre tradizioni, come le colonne dai capitelli di tipo ionico- tuscanico, appunto, o la trave centrale nel punto più alto della volta, presente anche nelle tombe a camera di contesti etruschi. E visto che il monumento funebre non è ancora visitabile per motivi di sicurezza, si è pensato di proiettare nelle sale del museo un filmato 3D che renda lo stato dei luoghi, con visita e ricostruzione virtuali. Nel nuovo museo sarà anche esposto, per esempio, un sigillo in calcedonio scaraboide con incisa l'immagine di un grifo ad ali spiegate (scelta come logo del museo) che ben racconta l'importanza dei commerci perfezionatisi in quel secolo nel comprensorio della daunia Tiati. Accanto, molti altri documenti che svelano la continuità millenaria di occupazione di queste terre da parte di insediamenti di diverse culture ed etnie: acquisirono ricchezze e potere proprio grazie al loro abitare una "terra di mezzo", tra vie naturali di comunicazione. Riuscirà questo Comune a ritrovare antiche vene? Vogliamo credere di sì. Le energie sembrano davvero schierate. Il POIn "Attrattori Culturali, naturali e del Turismo" (FESR 2007-2013) aveva consegnato al Comune di San Paolo 736.000 euro (e molti altri ne ha elargiti per musei di altri piccoli Comuni pugliesi che stanno per aprire anche grazie a POIn successivi, Sindaci lungimiranti e Soprintendenze efficientissime); tutti i lavori qui sono stati realizzati e da adesso vale. Colpita dal sisma dell'ottobre del 2002, San Paolo ora ci prova.