L'approvazione del Piano paesaggistico è cosa fatta. Si chiude così una legislatura che Enrico Rossi ha voluto impegnata sul fronte del contrasto del consumo di suolo e della qualità urbana. Il Piano del paesaggio costituisce atto complementare della legge di riforma urbanistica del novembre scorso che ha posto a punto di sintesi sistemica il concetto di patrimonio territoriale. Ma, al pari delle resistenze a quella legge, anche le forti polemiche sul Piano riaccese persino ieri dopo il voto da una furiosa Marson che ha parlato di imboscate e tradimenti non riescono ad offuscare gli obiettivi di cura del territorio che da anni risultano disattesi in larga parte del territorio nazionale. Né può passare inosservato che il Piano non rappresenta la fuga solitaria di un Presidente o di un assessore, ma un atto normativo rivolto a quella parte più pregiata del territorio regionale obbligato, nell'oggetto e nelle forme di approvazione, a rispettare i contenuti di una legge dello Stato del 2004, pena altrimenti la sua impugnazione da parte del Ministero dei beni culturali. L'impegno speso in prima persona dal ministro Franceschini attesta questo aspetto. Ma non contano soltanto gli aspetti formali, per quanto ineludibili. I critici infatti hanno troppo spesso trascurato che il Piano e i suoi obiettivi non avrebbero mai potuto costituire la punta d'apice o di cerniera di interessi economici, per quanto visibili e influenti in alcune realtà territoriali, pena altrimenti la rinuncia al suo aspetto sociale e identitario che lo vuole invece un Piano di tutela e valorizzazione esteso non a singole parti, ma all'intero territorio regionale. Anche la vecchia retorica municipalista e le facili strumentalizzazioni, del resto, dovrebbero tenere bene a mente la lezione che per decenni il territorio della Toscana ha tentato di impartire: porre paesaggio e territorio quali funzioni ordinanti delle politiche regionali a vantaggio dell'interesse collettivo. Anche in Toscana la crisi dell'assetto urbano si è sovrapposta ed ha amplificato la crisi dell'assetto ambientale sino a innescare veri conflitti sociali. Bastano alcuni dati: già nel 2006 il consumo di suolo pro capite arrivava a 348 metri quadrati e l'indice di urbanizzazione era pari a 467 metri quadrati per abitante. E tutto questo spesso in aree che, lo ricordavano sin dagli anni '60 urbanisti come Edoardo Detti e Giovanni Astengo, avrebbero richiesto maggiore pianificazione e minor sfruttamento. Se li avessimo ascoltati per tempo avremmo dato alla Toscana un presente migliore.
la Toscana di domani
Il Piano paesaggistico è stato approvato, chiudendo una legislatura impegnata sul contrasto del consumo di suolo e della qualità urbana. Il Piano del paesaggio è un atto complementare della legge di riforma urbanistica del novembre scorso, che ha posto a punto il concetto di patrimonio territoriale. Il Piano non è una mera fuga dei politici, ma un atto normativo rivolto a curare il territorio. Il ministro Franceschini ha speso impegno per garantire che il Piano rispetti i contenuti della legge dello Stato del 2004. I critici hanno trascurato che il Piano non è solo un atto formale, ma anche un piano di tutela e valorizzazione esteso all'intero territorio regionale.
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