Donatello (1386-1466) è il maggior scultore del '400, l'innovatore a cui si deve una nuova concezione della natura e della storia, capace di riproporre nell'ambito della statuaria la cultura classica innervandola con nuovi contenuti. A Padova iniziano oggi gli eventi donatelliani (fino al 26 luglio) che hanno due principali focus. Ai Musei Civici Eremitani, curata da Davide Banzato ed Elisabetta Gastaldi, la mostra «Donatello e la sua lezione» che testimonia l'influenza sull'ambiente locale dell'artista fiorentino stabilitosi a Padova (1443-441453) con l'incarico di eseguire l'Altar Maggiore del Santo e la Statua Equestre del Gattamelata. Sono esposte splendide sculture in bronzo e terracotta di artisti che seppero sviluppare la sua rivoluzione : Bartolomeo Bellano, Severo da Ravenna, Andrea Briosco detto il Riccio, da cui discende la Scuola del Bronzetto Padovano. A Palazzo Zuckermann una selezione di oreficerie sacre del '400-'500 tra cui preziosi reliquiari del Tesoro del Santo. Al Museo Diocesano nel Salone dei Vescovi in Piazza Duomo l'eccezionale esposizione «Donatello svelato» curata da Andrea Nante e da Elisabetta Francescutti coordinatrice del restauro. Sponsor Fondazione Cariparo, Intesa San Paolo, Fondazione Antonveneta, Regione Veneto, Ministero Beni Culturali. La rassegna confronta i tre grandi Crocefissi di Donatello assai differenti tra loro per epoca, lavorazione, materiale eppure tutti intimamente legati da una profonda spiritualità che connota il travaglio creativo dell'artista nella transizione dal Medioevo al Rinascimento. I Crocefissi sono presentati separatamente e non in ordine cronologico. Si inizia da quello della Chiesa di Santa Maria dei Servi in Padova (1443 45) realizzato con un unico tronco di pioppo di circa 65 cm di diametro, non scavato all'interno. Il restauro ha confermato l'attribuzione a Donatello anticipata da Francesco Caglioti e Marco Ruffini nel 2008. Inoltre ha rivelato l'alta qualità dell'intaglio e, grazie all'intervento di rimozione della moderna patina pittorica in «finto bronzo», ha recuperato l'originale pellicola pittorica policroma di grandissima qualità costituita da sottili velature con effetti realistici tali da simulare gli ematomi procurati dalle percosse. Il Cristo liberato da un' astratta maestosità ritorna «vero uomo» e senza il supporto della croce potremo contemplarlo e interrogarci sulla sua riconosciuta sacralità dopo il sanguinamento del 1512. Segue il Crocefisso monumentale della Basilica del Santo ( 1444-48 ) prima opera interamente fusa in bronzo. La tipologia discende dalla tradizione lignea ma l'atteggiamento è non di chi soggiace alla morte ma di chi si offre sublimando il martirio. Infine il Crocefisso in legno di pero di Santa Croce in Firenze (1408-09) che si stacca dagli stilemi tardo gotici rispondendo ad un nuovo «parlar volgare» in cui Donatello rifugge dal tema eroico a favore di una figurazione naturalistica. Si racconta che l'amico Brunelleschi lo rimproverasse dicendogli di aver messo in Croce un contadino. Un confronto esaltante non solo per la qualità intrinseca delle opere ma per il cambiamento storico che asserendo la centralità dell'uomo ne afferma il profondo significato morale in rapporto ad un oltre che lo libera dalla schiavitù della morte.