Dopo il fascicolo della Corte dei Conti, si muove anche Roma: acquisita la documentazione VENEZIA. Sono arrivati a Venezia mercoledì, neanche 48 ore dopo la bagarre che si è scatenata a Venezia per l'alloggio di servizio ricavato a Palazzo Grimani e utilizzato dall'ex soprintendente Giovanna Damiani. Il ministero dei Beni e delle attività culturali ha deciso di mandare i suoi ispettori e l'ha fatto in modo tempestivo, con una disposizione della direzione generale su indicazione del ministro Dario Franceschini. Dopo l'ufficializzazione di apertura di un fascicolo da parte della Corte dei Conti in seguito alla segnalazione fatta dal segretario veneziano della Federazione lavoratori pubblici Alberto Ponticello e dal suo collega della Cisl Funzione pubblica Massimo Grella, quella del Ministero è la seconda «inchiesta». Da una parte la Corte dei conti ha iniziato ad acquisire elementi per capire se quello a Palazzo Grimani fosse o meno un alloggio di servizio, se sia stato usato in maniera propria o impropria dall'ex soprintendente e soprattutto chi abbia pagato i lavori. Dall'altra gli ispettori del ministero in questi due giorni hanno passato in rassegna tutto nei minimi dettagli: gli spazi a disposizione, i contratti, i cambi (se ce ne sono stati) di destinazione d'uso. Pare che il ministro avrebbe intenzione, dopo Venezia, di far partire dei controlli a tappeto in tutte le soprintendenze italiane, in particolare sugli alloggi di servizio. A Venezia gli appartamenti a disposizione dei dirigenti ministeriali sono in tutto cinque: quattro nelle soffitte di Palazzo Reale, dove un appartamento però era rimasto vuoto. Lì da qualche mese sono partiti dei lavori di restauro e messa a norma (ma sembra che gli scorsi anni fosse utilizzabile, a differenza del quinto appartamento da tempo non agibile). Le ispezioni sono già arrivate in Liguria il 19 marzo scorso, dopo le segnalazioni della Cgil, ora tocca a Venezia. Il ministero vuole vederci chiaro, anche a seguito delle segnalazioni dei sindacati veneziani. «Chi ha pagato i lavori, chi ha speso i soldi per il mobilio? - si è chiesto Grella - siamo sicuri che i dirigenti, se non gli garba la sistemazione dell'alloggio di servizio, possano progettare comodamente un appartamento all'interno di un museo di Stato?». Proprio per chiarire questi punti (e altri aspetti tecnici) sono venuti a Venezia ad acquisire materiale gli ispettori del ministero. Capitando nei giorni in cui, in concomitanza di un corso per i soprintendenti, Giovanna Damiani sarebbe tornata nel suo appartamento per traslocare le ultime cose. «C'erano tre ambienti più i servizi, ricavati da una postazione internet e da uno spogliatoio - raccontano Ponticello, coordinatore regionale Flp con i colleghi Cristina Fior e Luca Trolese della segreteria di Venezia del sindacato - Quella della casa era la stessa entrata del museo, che si apriva e richiudeva alle sue spalle quando usciva e rientrava per cena mettendo a repentaglio la sicurezza dello stabile. Inoltre c'era una piastra per cucinare, non i fuochi, come si era detto in passato, anche se nel primo ordine delle forniture pare ci fosse finita per errore proprio una normale cucina a gas». L'alloggio, ricavato all'interno di Palazzo Grimani sarebbe stato messo a punto già durante l'estate del 2011, collegando le due stanze e rendendo poi privato lo spazio.