Mostra di opere d'arte in una villa confiscata ad un capoclan NAPOLI. Gomorra prova a voltare pagina. E lo fa in grande, ospitando nella villa sottratta alla disponibilità di un boss, Egidio Coppola, detto Brutus, luogotenente di Cicciotto 'e mezzanotte, una mostra di opere d'arte provenienti dalla Galleria degli Uffizi di Firenze, ma anche dal Museo di Capodimonte, dalla Reggia di Caserta e dal Museo Campano di Capua. La villa, ora dedicata alla memoria di don Peppe Diana, il parroco ucciso dai sicari del clan il 19 marzo 1993 nella chiesa di San Nicola, diventerà, nelle intenzioni degli organizzatori, avamposto di riscatto per l'intera comunità. «Vogliamo far conoscere quelle esperienze sane spiega il sindaco Renato Natale, che ieri ha accolto la presidente della Camera, Laura Boldrini sorte nei beni sottratti alla criminalità organizzata. Presenteremo la scuola di formazione per pizzaioli, coinvolgeremo i maestri pasticceri di Casal di Principe e tutti quei luoghi di camorra che oggi si sono affrancati dal passato, trasformandosi in presidi dell'anticamorra». In occasione della mostra curata da Antonio Natali e Fabrizio Vona, La luce vince l'ombra - gli Uffizi a Casal di Principe , che rimarrà aperta dal 21 giugno fino al prossimo 21 ottobre, è stato anche pubblicato sul sito del Comune un bando di selezione per quaranta volontari guide civiche «ambasciatori della Rinascita». Oltre ad accogliere i visitatori, le «guide civiche» dovranno occuparsi della «narrazione del territorio», vale a dire della «promozione delle eccellenze locali, delle criticità storiche e ambientali date dalla presenza e degli interessi della criminalità organizzata - fatti, sfide e vittoria dello Stato». Ovviamente, le guide civiche non dovranno «avere carichi penali o aver ricevuto condanne in altri ambiti della Giustizia», oltre che «non avere parenti consanguinei diretti coinvolti in fatti criminali». Insomma, Casal di Principe prova a tirarsi fuori dal fango, s'inventa museo diffuso, proponendosi, attraverso una sorta di traslazione semantica, di mutare le accezioni negative che hanno sin qui umiliato la comunità locale in energia attrattiva per raccontare la sua evoluzione e il riscatto del territorio. Alessandro De Lisi, responsabile del progetto RRinascita che ha promosso la mostra, illustra il ruolo delle guide civiche: «Saranno formate dall'Arma dei Carabinieri, dagli Uffizi e dall'Università di Napoli. Dovranno raccontare il brutto e il bello della città, indicheranno un itinerario tra i posti in cui lo Stato è riuscito ad averla vinta sulla criminalità. Illustreranno i luoghi di don Diana. Insomma, Gomorra è finita, ed oggi questa città diventa narrazione di una rinascita vera. Fatta di vivacità culturale, imprenditoriale e di talenti da far emergere. Al di là, come dice il sindaco Natale, delle passerelle: non fiori, ma opere di bene. Proporremo un patto di responsabilità sociale tra artigiani, commercianti e operatori del posto per la valorizzazione delle produzioni locali di eccellenza». Dopo l'esposizione delle opere di Artemisia Gentileschi, Mattia Preti, Luca Giordano, Andy Wharol e delle affascinanti Matres matutae di Capua, Casal di Principe già guarda al futuro: «Perché no conclude De Lisi speriamo nei Musei Vaticani o nel Louvre, che ci prestino le loro opere. Dopo gli Uffizi, tocca ad essi sbarcare nella ex Gomorra».