Carrara, gestione garantita: 450 mila euro dai 5 soci fondatori, altri 130 mila da 3 privati Eccoli, i soldi dei privati che consentiranno il nuovo corso gestionale dell'Accademia Carrara, con la Fondazione: 130 mila euro da Innowatio, Rulmeca e Fra.mar, si aggiungeranno ai 450 mila euro dei soci fondatori. Con una cena in Città Alta si raccoglieranno invece i 20 mila mancanti per il primo anno di nuovo corso. Per il sindaco Giorgio Gori sarebbe un colpaccio. Riaprire l'Accademia Carrara e nello stesso giorno annunciare uno storico passaggio di consegne. Il terzo nella storia del più importante museo cittadino. Il 24 settembre 1795 fu il conte Giacomo Carrara che rese pubblica la propria collezione affidandola a una commissarìa di illustri cittadini; il 18 dicembre 1958 la commissarìa lasciò tutto al Comune; e ora tutto è pronto perché il 23 aprile 2015, data di inaugurazione dopo sette anni di lavori, la gestione passi dal Comune alla Fondazione Accademia Carrara di Bergamo. Sulla carta Gori ce la può fare e anche se non lo dice, sta facendo di tutto per riuscirci. Il tempo stringe, ma lo statuto della fondazione approvato a inizio anno e rimasto fino a oggi uno scheletro normativo inerte, nelle ultime settimane ha trovato enti, società e privati disposti a rimpolparlo, a rianimarlo con iniezioni di fondi e a metterlo finalmente in funzione come snodo della vita culturale cittadina. Nelle vesti di promotore, il Comune ha riunito attorno a sé cinque soci fondatori: sono la Sacbo, le fondazioni Creberg, Tito Lombardini, Comunità bergamasca e Misericordia Maggiore (Mia). Si impegnano singolarmente a immettere nelle casse della fondazione 100 mila euro l'anno per tre anni, tranne la Mia che ha dato disponibilità per 50 mila. Al gradino inferiore di soci cofondatori, con interventi sul triennio dai 30 ai 50 mila euro l'anno, si sono accomodate tre ditte della provincia: la Innowatio, la Rulmeca di Almé e l'impresa di pulizie Fra.mar. Sono in corso trattative per raccogliere altre adesioni e per il raggiungimento della somma fatidica di 600 mila euro in contributi privati (necessari per far partire davvero il nuovo corso, mentre la quota del Comune sarà di 650 mila euro) è stata organizzata anche una cena di raccolta fondi, fissata per il 9 aprile alla Taverna Colleoni. Con prezzo a persona di 300 euro e una previsione di oltre cento commensali, dovrebbero entrare altri 25 mila euro (al netto del conto al ristorante). In Comune si stanno preparando gli incartamenti con l'elenco di tutti i beni della Carrara (escluse le opere d'arte che rimangono del demanio) per il trasferimento alla fondazione, e l'assessore alla cultura Nadia Ghisalberti prova già ad azzardare una previsione: «Se tutto va bene dice una o due settimane dopo Pasqua potremmo essere dal notaio con i soci privati per sottoscrivere l'atto costitutivo». Dunque, tutto sembra fatto apposta per rispettare la coincidenza del 23 aprile e permettere a Gori una memorabile doppietta: nuovo museo e nuovo modello gestionale. A quel punto, per diventare nti pienamente operativa, la fondazione avrà solo bisogno dell'approvazione della Regione. A inizio giugno, dicono i più ottimisti, l'iter burocratico potrebbe essere concluso. «È un traguardo importante dice Willi Zavaritt, presidente della Commissarìa della Carrara che purtroppo viene raggiunto con un imperdonabile ritardo. È anni che si ragiona sulla Fondazione. Nel 2003 il Consiglio della Carrara approvò alla unanimità uno statuto di Fondazione per la gestione pubblico-privata che fu protocollato in Comune il 28 dicembre e poi insabbiato per meri ostacoli burocratici. Se l'avessimo fatta allora, saremmo stati tra i primi e avremmo avuto il sostegno di un sistema economico, che ancora non era toccato dalla crisi». Nel frattempo le fondazioni sono cresciute come funghi, hanno drenato risorse e un'istituzione del valore della Carrara è costretta a lottare per reperire i fondi necessari a sopravvivere. «Ma non è mai troppo tardi riprende Zavaritt . Riapertura, rinnovo gestionale, Expo e mostra del Palma creano le condizioni ideali per rilanciare il più importante tesoro artistico della città. È un treno che passa una volta sola. L'importante è non perderlo» .