Parla Luigi Ficacci, per la seconda volta a capo della Soprintendenza di Lucca «Questa è la zona d'Italia con maggiore varietà di risorse in uno spazio limitato» LUCCA. Ha accettato di tornare a Lucca «per un moto sentimentale. Sono venuto per riannodare contatti umani e intellettuali mai perduti, per dare più tempo alla mia attività didattica a Lucca. Quando ho saputo di questo incarico era il momento della fioritura dei pruni e delle camelie: sono voluto venire nel posto dove ci sono le camelie più belle. Qui tutto è di una bellezza così differenziata e molteplice da annullare qualsiasi piega di noia». Parla di getto Luigi Ficacci, da pochi giorni alla guida della Soprintendenza lucchese dopo la partenza di Giuseppe Stolfi. Sessantuno anni, romano, critico d'arte e docente universitario, allievo di Giulio Carlo Argan, è stato il primo soprintendente di Lucca, dieci anni fa: un incarico ricevuto dall'allora ministro Giuliano Urbani («non avevo ancora la qualifica quando fui nominato»), quando alla presidenza del senato sedeva il lucchese Marcello Pera. L'ultimo incarico è stato da soprintendente a Bologna. Oggi Ficacci torna a Lucca con entusiasmo rinnovato, più convinto che mai del ruolo incisivo e positivo che la Soprintendenza può esercitare nei confronti del territorio. E non solo di Lucca. Conservazione dei beni culturali: l'espressione fa pensare a un concetto restrittivo. Lei come lo interpreta? Quando fui nominato soprintendente a Lucca la prima volta, quando fondammo la Soprintendenza qui, colpì l'allora ministro la mia idea di conservazione nell'ottica della sostenibilità economica e di interessi molteplici. È la concezione diffusa nei paesi europei avanzati. La conservazione deve costituire un interesse condiviso e diffuso, deve rappresentare un'industria. Come si può applicare questa teoria sul territorio di Lucca? Applicarla in questo territorio è facile. È la zona d'Italia dove si trova la maggiore varietà di risorse culturali e paesaggistiche in uno spazio limitato. Perché qui c'è Lucca città d'arte, c'è un sistema di ville nella zona extraurbana, c'è una piana interessante dal punto di vista naturalistico e industriale, una Mediavalle altrettanto interessante e una Garfagnana particolare, vicina e diversa dalla Lunigiana. E un litorale che a ogni chilometro cambia il suo rapporto con la montagna. Poi ci sono le Alpi. La Soprintendenza non è un luogo di burocrazia, ma un riferimento per armonizzare questo potenziale e contribuire come può ad alimentare l'industria di un turismo culturale sostenibile che possa sviluppare interesse, creare profitto e sostenibilità nella conservazione. Quindi conservazione dei beni culturali e turismo sono strettamente connessi. All'inizio del 2006 smisi di insegnare grafica e design all'università di Viterbo perché mi resi conto che la facoltà era incapace di creare lavoro e sviluppo. Ho cominciato a insegnare scienze del turismo all'università lucchese Campus. Ho avuto grandi soddisfazioni: il novanta per cento degli studenti formati con la laurea specialistica ha trovato un lavoro stabile in Italia o all'estero. Nel frattempo il turismo ha ricevuto un riconoscimento come ministero, che adesso è confluito nel nostro: infatti ha assunto la denominazione di ministero dei Beni culturali e del Turismo. Abbiamo quindi l'obbligo di trasformare questa vocazione, e quindi il concetto di conservazione è ragione di industria. Noi dobbiamo dare contenuti, un'impresa non facile. È mia intenzione rapportarmi non solo con soggetti istituzionali, ma anche privati, con fondazioni bancarie, private o di liberi cittadini. Parliamo delle Mura, il monumento per eccellenza di Lucca. Quale sarà il suo atteggiamento circa l'utilizzo del monumento e dei suoi spazi, spesso al centro di polemiche, contraddizioni. Ad esempio: perché si dice sì agli stand dei Comics e no ai banner del Summer Festival? L'utilizzo dei monumenti, la loro funzione espositiva, è un problema mondiale. Una cosa è certa: non si vedranno più stendardi appesi alle Mura, il Comune l'ha vietato. Il fatto è che monumenti, palazzi sono stati concepiti per comunicare determinate funzioni che spesso non corrispondono al linguaggio e alle forme attuali. È molto difficile se non impossibile dire quale filosofia sia giusta per tutti. Penso che non ci possano essere disposizioni univoche da applicare meccanicamente. Ci può essere un metodo, ma può essere generale, che non danneggi la conservazione, sia fisica che semantica del bene culturale. Ma credo che sia anche molto importante riconoscere gli interessi legittimi. Sui banner del Summer Festival preferisco non esprimermi adesso, visto che ho un incontro domani (oggi per chi legge, ndr) con l'amministrazione comunale. Andrò al confronto senza alcun pregiudizio. Valuteremo insieme, nella ricerca di un interesse comune per il bene pubblico. Parto dal presupposto che ogni parte in causa sia portatrice legittima di proprie pertinenze, l'importante è che vengano a confronto. C'è un dialogo costante che ritrovo nell'esercizio del potere autorizzativo. Autorizzazione o diniego: è il risultato di una motivazione legittima. La pragmaticità fa parte del contesto culturale. Si cercherà una soluzione che non leda alcun interesse. Le Mura sono una struttura chiusa, ma non esclusiva. Quali potranno essere gli elementi di forza di una possibile soluzione? Se la domanda è come si risolve l'esigenza di comunicare dalle Mura quello che c'è in città, la mia risposta è "con l'invenzione". Si proverà, è una sfida. L'invenzione è il design. Lo sforzo sarà di suscitare meraviglia compatibilmente con quello che c'è. Ad ogni modo, dovremo trovare una soluzione che non sia di appiccicare stendardi parassitari al paramento delle Mura. Parla Luigi Ficacci, per la seconda volta a capo della Soprintendenza di Lucca «Questa è la zona d'Italia con maggiore varietà di risorse in uno spazio limitato» (intervista di Barbara Antoni) Una sfida che merita un in bocca al lupo. Parliamo adesso di un altro punto che sta molto a cuore a quanti operano nell'ottica di valorizzare la città per un turismo culturale: l'arredo urbano, gli arredi dei pubblici esercizi. Qual è il suo punto di vista? Le scienze del turismo spiegano che il turista ha bisogno di meravigliarsi. Bisogna vendere meraviglia, fermo restando il fatto che - come emerge dagli studi - il turista ha bisogno di stereotipi e luoghi comuni. È così dalle origini del turismo, dai viaggi dei pellegrini. Sta a noi proporre stereotipi che siano idonei, compatibili e soddisfacenti per questa richiesta. Il turismo deve offrire accoglienza, sicurezza, pace: sono i tre concetti fondamentali. L'accoglienza deve essere reciproca: da parte di chi arriva verso chi incontra nella nuova città e viceversa. Il degrado dei beni culturali. Molti edifici, palazzi non ne sono purtroppo immuni. Negli ultimi giorni il nostro giornale ha raccontato la situazione in cui versano Villa Bottini e il suo parco. Come si possono arginare situazioni di questo genere? Le città vanno tenute bene, perché trattarle bene è contagioso. Vorrei applicare la fenomenologia della broken window (finestra rotta, ndr): è la principale preoccupazione degli amministratori in Australia. Si parte dal principio che accettare l'idea che ci sia una finestra rotta, come una situazione di degrado, finisce per far accettare che ce ne siano altre. Dobbiamo impegnarci tutti in questo senso. Quali saranno i suoi prossimi impegni in agenda? Mi prenderò cura di salutare le categorie economiche lucchesi. È accaduto tutto molto in fretta. Mi trovavo a Shangai per una mostra sul Guercino che ho curato quando ho ricevuto la telefonata in cui mi si annunciava che a seguito di una revisione del ministero sulle Soprintendenze avrei lasciato Bologna e avrei ricevuto un altro incarico. Mi hanno prospettato l'Umbria e le Marche. Ma io ho chiesto di tornare a Lucca. Sto ancora finendo di salutare le categorie bolognesi, quanto prima mi presenterò a quelle lucchesi.