Ci vuole tutta la pazienza del sindaco Walter Veltroni per cercare ancora, dopo anni, soluzioni alternative al problema del Circolo Ufficiali installato dal 1934 - e dal 1965 senza titolo - al piano nobile di Palazzo Barberini. Com'è ormai noto, il Circolo, con una legge emanata il 16 gennaio del 2003, ha mutato la sua natura giuridica di associazione privata, ed è stato inserito «a tutti gli effetti» nell'ambito dell'organizzazione degli uffici del ministero della Difesa. E quindi il ministero stesso non intende rinunciare all'uso di quella parte dello storico e straordinario complesso in cui dovrebbe espandersi finalmente, dopo oltre mezzo secolo d'attesa, la Galleria Nazionale d'Arte Antica della capitale. Colgo al volo, alla fine della mattinata di ieri, il sindaco Veltroni che ha appassionatamente partecipato all'incontro sul tema dell'educazione alla solidarietà, organizzato dalla Associazione Athenaeum al Centro Congressi de "La Sapienza" in via Salaria; e gli chiedo: «Ma il protocollo firmato nel 1997 tra i due ministeri, quello della Difesa e quello dei Beni Culturali, che tu allora rappresentavi, non concedeva al Circolo Ufficiali, oltre alla Palazzina Savorgnan di Brazzà e alle ex scuderie, edifici tutti interni al complesso Barberini, anche 50 giorni all'anno, in cui il Circolo,con congruo preavviso, poteva utilizzare a fini di rappresentanza alcune delle sale del Palazzo in cui è ancora installato oggi? ». Veltroni mi fa un cenno, come a significare (e può darsi che la mia interpretazione sia arbitraria) che si possono trovare altre strade per venire incontro al ministero della Difesa. «Mi sono impegnato con la mia ultima lettera spedita ad entrambi i ministeri a garantire una sede idonea ai compiti di rappresentanza del Circolo.Hogià preso contatto con il Presidente dell'Associazione Dimore Storiche...». Gli accenno all'ironica lettera aperta di Salvatore Settis al ministro Martino, in cui lo studioso diceva che non avrebbe mai creduto, visto che ci manca da qualche mese,che Roma fosse diventata nel frattempo un ammasso di spelonche... Dove l'unico Palazzo degno di questo nome sarebbe rimasto quello concepito dalla felice megalomania del Pontefice Urbano VIII, Palazzo Barberini,appunto Nel pomeriggio sento l'onorevole Giovanna Melandri che ha rivolto ai due Ministri, Rocco Buttiglione e Antonio Martino, una vibrante «Interrogazione a risposta orale» in cui riepiloga la vicenda del Protocollo d'Intesa del 1997: da esso si sarebbe dovuta avviare la liberazione di Palazzo Barberini dai suoi tenaci inquilini (le espressioni ovviamente sono le mie). Ma l'onorevole diessina,che è stata ministro dei Beni Culturali dopo Veltroni- e che faceva sopralluoghi periodici per verificare lo stato d'avanzamento dei lavori di restauro del complesso- precisa: «Da alcuni decenni circa 50 sale per un totale di 5000 metri quadri , sono occupate senza alcun titolo dal Circolo Ufficiali ». E sottolinea quindi che «in ragione di questa poco giustificabile menomazione di spazi la Galleria Nazionale d'Arte Antica è costretta a tenere circa l'80 delle proprie preziosissime opere chiuse nei depositi per mancanza di spazi. Quello che vorrei ribadire è che la Galleria Nazionale d'Arte Antica non può ancora nascere,dopo che lo Stato italiano ha acquistato il Palazzo dagli eredi Barberini, ed a questo scopo, fin dal 1949».