GENOVA . Arriveranno nei prossimi giorni gli ispettori del ministro per i Beni culturali, Dario Franceschini, al Palazzo Reale di Genova, sede dell'ex direzione regionale per i Beni culturali della Liguria. Cercheranno bilanci, documentazioni sugli appalti e proveranno a ricostruire la vicenda della ristrutturazione dell'appartamento dell'ex direttore, Maurizio Galletti. Che, denunciano i sindacati della Fp Cgil, con un blitz nell'agosto del 2012, ha raddoppiato l'alloggio di servizio, trasformando gli uffici pubblici della soprintendenza per i Beni architettonici in vani della sua foresteria privata. Stanze pregiate, con dorature e stucchi settecenteschi, formavano l'appartamento del principe Oddone di Savoia e per questo altri sovrintendenti avevano garantito la fruibilità pubblica dei locali. «Sono illazioni respinge le accuse l'ex direttore Galletti, in pensione da dicembre ho restaurato quei locali altrimenti abbandonati. E l'ho fatto con denaro pubblico. Sì ci abitavo. Ma volevo organizzare visite guidate». «Ha restaurato casa sua invece di impiegare i pochi fondi per salvare il patrimonio della Liguria», attaccano i sindacati. Gli ispettori dovranno trovare risposte alle tante domande che la Cgil pone in un dossier inviato lo scorso dicembre a Franceschini. Ad esempio, sull'utilizzo da parte di Galletti dell'auto di servizio: l'unica rimasta, in tutte le soprintendenze liguri, per le missioni sul territorio. Mentre i funzionari di zona, utilizzano i mezzi privati a proprie spese, attaccano i sindacati, l'ex direttore «usava la macchina di servizio per tornare a Roma nel week end: lo testimoniano alcune multe comminate proprio nella Capitale e arrivate in direzione regionale ». Ma non era solo, Galletti. Il suo predecessore, il direttore Pasquale Malara, nel complesso abbaziale quattrocentesco di San Giuliano, sul lungomare di Genova «nel 2011 fece una variante al progetto per ricavare due appartamenti ad uso foresteria al posto dei previsti uffici pubblici». «E il caso Genova mette in guardia Claudio Meloni, coordinamento nazionale Fp Cgil Mibact è solo la punta dell'iceberg».