BISOGNA fare un salto indietro nel tempo, quando il direttore regionale dei Beni culturali, dal 2007 al 2010, è Pasquale Bruno Malara. E addentrarsi nel cantiere infinito del complesso dell'abbazia di San Giuliano, un luogo mozzafiato e di grandissimo pregio storico artistico, in corso Italia, che però ha un cantiere che è come la tela di Penelope: non finisce mai. Un cantiere che dura, comprese le forzate interruzioni, da ventitre anni, con oltre sei milioni di euro (pubblici) spesi. Qualcuno, già nel 1991, in soprintendenza, si ricorda un modellino del complesso abbaziale di corso Italia, di proprietà demaniale ma assegnato al Mibact, il ministero per i Beni culturali e che doveva diventare sede ulteriore delle soprintendenze liguri e del nucleo tutela del patrimonio dei carabinieri. «Nel 2011 abbiamo fatto una singolare scoperta durante un sopralluogo all'ultimo piano del complesso. In quelli che dovevano essere uffici pubblici delle soprintendenze, erano comparsi gli attacchi per gli scarichi di due cucine e anche era stata potenziata la centrale termica generale per assicurare calore», denunciano i sindacati della Fp Cgil di Genova. Cosa c'entrano due cucine nella futura sede della direzione regionale? Perché proprio a San Giuliano l'ex direttore regionale Malara voleva trasferire tutti i suoi uffici. E non solo. «Ha fatto una variante al progetto - testimoniano i sindacalisti Cgil - per poter realizzare due appartamenti, per un totale di 200 metri quadrati e anche per potenziare la caldaia, aumentando ovviamente i costi. Siamo riusciti per un soffio a sventare l'operazione». Appartamenti privati, ad uso foresteria, per il direttore regionale, al posto di uffici pubblici. Di oltre duecento metri quadrati. Malara, denunciano i sindacati, «avrebbe utilizzato i fondi destinati per gli infissi del complesso di San Giuliano, per ristrutturare, soprattutto, gli appartamenti in cui avrebbe voluto trasferirsi». E l'intero manufatto rimase in parte senza finestre perché i soldi non c'erano più, per coprire l'intero equipaggiamento degli infissi. Ed ecco perché tante volte si è poi dovuti intervenire su lavori già realizzati, anche internamente, perché l'edificio era parzialmente esposto agli agenti atmosferici. «Ci avevano fatto il nido i piccioni, in alcune stanze», assicurano i sindacati. Cgil e Cisl, insieme, si misero di traverso e chiesero conto a Malara delle modifiche in atto in quello che doveva diventare il quartiere generale del ministero: «Volevamo spiegazioni circa la comparsa di due appartamenti, c'era anche la cappa per la cucina e un terrazzo meraviglioso con la vista mare che era comune alle due "abitazioni". Lui ci rispose che servivano da foresteria, che nel momento in cui la direzione regionale si fosse lì trasferita, lui avrebbe dovuto abitarci». I sindacati trovarono un'unica strada per sventare l'operazione: «Il personale non voleva essere trasferito da Palazzo Reale a San Giuliano e ci impuntammo», raccontano. Del resto, in un incontro, lo stesso Malara fece capire che lui non aveva fretta: «Prima voleva concludere gli appartamenti - dicono oggi i sindacalisti - e il personale sarebbe stato trasferito in un secondo tempo, con calma. Noi non accettammo comunque ». L'abbazia di San Giuliano oggi, è ancora davanti al mare. In parte coperta dalle impalcature dell'ennesimo cantiere aperto per riparare danni che il tempo ha fatto su lavori finanziati dal Mibact e finiti su un complesso che non ha mai aperto le porte al pubblico. Denaro pubblico eroso non solo dalla salsedine, riparato da altro denaro pubblico. L'ex direttore regionale Maurizio Galletti aveva cercato di dare una sterzata al cantiere infinito, per concludere il recupero. L'ultima data ufficiale per la consegna al pubblico di San Giuliano è ottobre 2015. E dal prossimo anno dovrebbe insediarsi il nucleo tutela patrimonio dei Carabinieri. Se qualcuno non penserà di farci qualche altro appartamento.