Il piano del paesaggio arriva in Consiglio regionale per l'ultimo voto e Rossi rivendica il successo della sua mediazione: «Coniuga uomo, paesaggio, sviluppo e lavoro» Su dune e spiagge strutture provvisorie.Il cemento no Spiagge e dune non si toccano, in tutta la Toscana. Il messaggio del governatore rimanda al mittente le critiche arrivate dalle organizzazioni ambientaliste sulla possibile cementificazione degli arenili. È uno dei passaggi più controversi delle ultime stesure del piano, perché sia Rossi, sia Lucia De Robertis (Pd, membro della commissione ambiente) assicurano che gli emendamenti che erano stati approvati non prevedevano la realizzazione di infrastrutture sui litorali sabbiosi: «Ora abbiamo scritto il piano in un italiano migliore e più chiaro, in modo che non ci siano equivoci», ha detto il governatore. Nelle schede sul sistema costiero, gli emendamenti della commissione si prestavano a una duplice interpretazione, a partire dall'espressione «realizzazione di nuovi interventi sugli arenili». Il nuovo testo ora recita che gli adeguamenti e gli ampliamenti «non devono interessare gli arenili, le spiagge e le dune fisse e mobili», a meno che non si tratti di strutture temporanee. Proprio oggi, in aula, oltre al piano si dovrebbe votare un emendamento alla legge regionale 65 del 2014, con cui si concederà agli imprenditori balneari la possibilità di allungare da 90 a 180 giorni il periodo di permanenza estiva delle strutture rimovibili. Tra i chiarimenti della nuova stesura c'è il passaggio che riguarda «gli impianti sportivi scoperti»: niente nuove piscine in spiaggia, spiega il governatore, che ribadisce che lo stop ha riguardato tutte le versioni del piano fin qui redatte («Le piscine non sono mai state previste»). Una norma, ora inequivocabile, che potrebbe sollevare le proteste specie in Versilia di quegli imprenditori balneari che una piscina non ce l'hanno. A meno che qualcuno non riesca a inventarsi per dirla con De Robertis una piscina rimovibile. Non c'erano, invece, margini di interpretazione per quel che riguardava le edificazioni entro i 300 metri dalla costa (ma fuori dalle spiagge): mentre il piano Marson imponeva uno stop alle cementificazioni, gli emendamenti proposti dal Pd in commissione aprivano alla «possibilità di realizzare gli interventi di adeguamento funzionale delle strutture esistenti a destinazione turistico-ricettiva e ricreativa adeguamenti, ampliamenti () anche con cambio di destinazione, previsti negli strumenti urbanistici». La parola «ampliamenti», insomma, ribaltava la prospettiva. Così, Rossi ha voluto trovare una linea di compromesso fissata in un 10 di allargamento massimo delle strutture già esistenti, per migliorare l'offerta turistico-ricettiva. Altro cambio di prospettiva, la reintroduzione da parte del governatore di un principio, ove possibile, di «arretramento-delocalizzazione» degli edifici rispetto alla linea della battigia, e il «mantenimento dei varchi visuali da e verso l'arenile e il mare».