A Commodilla c'è una visione, un progetto e la risorsa più importante: il capitale umano. A livello metropolitano mancano però gli strumenti per recepire le proposte della cittadinanza attiva. Anche a Roma ormai c'è un gran parlare di smart cities, di nuovi modelli di open government e qualcosa si inizia a sapere dell'economia collaborativa. A livello globale questi temi sono in fase di ricerca e persino le visioni più ottimistiche ammettono che i problemi sollevati dalla città 'interattiva' sono di enorme portata e le soluzioni tutte da sperimentare. Una delle principali zone grigie, per Roma in particolare, è capire come tradurre le buone pratiche spontanee che proliferano un po' ovunque, e che calate nel contesto territoriale assumono neanche tanto estemporaneamente, per originalità e impatto sociale, le vesti di risposta possibile, in modelli scalabili e replicabili. Ovvero come capitalizzare e sistematizzare queste energie e questo capitale umano. Anche le Giunte Municipali più attive e protese verso la cittadinanza, nonostante gli indirizzi sulla sussidiarietà orizzontale, il decentramento amministrativo e l'autonomia locale, sono ancora legate a doppia mandata alla lenta e sbilenca macchina burocratica e ad un'eccessiva ed obsoleta regolamentazione e di conseguenza vanno trovando di volta in volta e caso per caso, procedure una tantum e convenzioni ad hoc per sostenere proposte e progetti dal basso. Che pure, ancora una volta soprattutto a Roma, sono tutti a vantaggio dell'Amministrazione sia nei termini di un mero risparmio delle risorse sia nei termini di un'offerta socio-culturale spesso competitiva sul livello europeo (che qui si intende con accezione positivista come attuale, sostenibile, accessibile e fruibile, per non dire inclusiva). Il caso Commodilla Parliamo del caso Commodilla. «operazionesiepe è una delle cose più faticose che abbia fatto in vita mia. La potatura va terminata entro la primavera e ci sono volute fin qui quattro giornate di volontariato. E alla fine di ciascuna ci siamo ritrovati con tonnellate di sfalcio a terra sapendo che sempre a noi cittadini sarebbe toccato il compito di smaltirle». Katiuscia Eroe è una dei circa 20 abitanti che nel marzo 2013 ha spontaneamente deciso di costituirsi come Comitato Parco Giovannipoli (oggi ne è presidente) e che da allora si prende cura del Parco Commodilla con l'obiettivo di mantenerlo vivibile e fruibile per la cittadinanza a seguito della mancata cura e manutenzione in cui versava. Il Comitato ha svolto un'opera importante, riconosciuta anche dal Comune di Roma con l'assegnazione della custodia del Parco dal 15 luglio 2014. Oltre a svolgere la manutenzione ordinaria, come la raccolta dei rifiuti e la pulizia dei cestini, di recente ha effettuato a proprie spese la potatura della siepe che cinge il parco e tra i tanti problemi, non ultimo sta affrontando quello di smaltire i rami tagliati. Una situazione del genere è un buon esempio per capire che a mancare, più che le soluzioni pratiche, sono gli strumenti e i regolamenti che consentano a chi le trova e le adotta, di operare in piena legittimità, e magari con un po' di tutela e di sostegno da parte delle Pubbliche Amministrazioni. Ma questo qualcosa che non va, invece che scoraggiare i volontari, li ha incoraggiati a trovare ulteriori soluzioni. E a scrivere un progetto. Il progetto 'Insieme per Commodilla' Competenze e creatività sono perfettamente riconoscibili nel progetto 'Insieme per Commodilla', una proposta di gestione condivisa del parco che i volontari hanno appena redatto. Si tratta di un documento molto interessante che mette in luce come un Comitato cittadino, conoscendo più di tutti sia l'area sia il contesto su cui insiste, sia l'unico soggetto in grado di formulare una proposta di gestione sostenibile, che metta a sistema tutti gli altri attori, istituzionali, pubblici e privati, coinvolti sull'area. Dall'interessamento diretto del Municipio VIII quale ente locale di prossimità, all'indirizzamento della proposta al Dipartimento delle Periferie di Roma, a cui il parco appartiene, al coinvolgimento della Pontificia Commissione Archeologia Sacra, istituzione vaticana proprietaria delle Catacombe di Commodilla che si trovano proprio sotto il parco, è evidente come la questione della gestione e della pertinenza di un Bene Comune si complichi. Ancora una volta il Comitato non si scoraggia ma anzi rilancia, e scrive una proposta che considera lo stato dell'arte un'opportunità piuttosto che un intricato garbuglio di competenze. 'Insieme per Commodilla' ha degli obiettivi chiari che tengono conto degli elementi di forza e di debolezza del contesto così come delle opportunità ed intorno a questi organizza tre proposte operative. Promuovere e sperimentare attività, progetti e servizi (sempre nel pieno rispetto del luogo) che possano rendere quanto più possibile autosufficiente dal punto di vista economico la stessa area verde. In questo senso il Comitato intende promuovere una collaborazione con la Pontificia Commissione al fine di sviluppare e sperimentare un nuovo sistema di visite delle Catacombe, il cui ricavato andrà al sostegno delle opere di manutenzione del Parco. Ed ha anche raggiunto un primo obiettivo, la Commissione Pontificia ha acconsentito ad un incontro per discutere della proposta. Riportare l'area verde alla bellezza post opera riqualificazione del 2008. Spicca in questo caso la proposta di ripristinare sul declivio la vigna, come documenti storici testimoniano ci fosse originariamente. Con tutto ciò che di meraviglioso consegue alla creazione di un vigneto condiviso di quartiere. Promuovere un nuovo modello di gestione condivisa, in cui le attività di manutenzione siano a carico di tutti coloro che potrebbero vivere quel luogo, facendo scoprire loro nuove bellezze e nuove opportunità. E infatti si propone il ripristino e la valorizzazione delle Antiche Mura Romane, attraverso l'azione dei Volontari che parteciperanno al Campo di Volontariato Internazionale che vorremmo svolgere dal 1 al 15 luglio 2015. L'obiettivo sarà valorizzare l'area archeologica, restituendo alla Città di Roma un nuovo punto turistico, con tanto di cartellonistica informativa multilingua. Un cambio di paradigma Da un punto di vista teorico i volontari di Commodilla sono decisamente un modello di cittadino 2.0, consapevole del proprio ruolo di prosumer,spesso con delle skills di alto livello nel proprio campo professionale, che partecipa attivamente al fare città. Ovvero, nella pratica, sono abitanti del quartiere sensibili alla propria salute e a quella delle piante, che hanno piacere di utilizzare il parco sotto casa quando non lavorano, non solo per attraversarlo ma per passarci il tempo, e incontrarci altre persone. Niente di diverso da quello che la storia ci ha sempre raccontato: la natura ci fa bene e non possiamo stare senza. Da standard quantitativo a istanza condivisa attiva è cambiata la percezione della Natura in città (verde urbano) ma non l'obiettivo: non affogare nel cemento. Ma se questa percezione è cambiata, e il verde monumentale e non fruibile che risponde al disegno della città novecentesca non è più sufficiente a soddisfare i bisogni dei cittadini, bisogna che cambino anche le modalità di gestione di questo patrimonio. Un cambio di paradigma è ancora più urgente in una città, Roma, che ha visto in 15 anni (1995-2010) un decremento del personale operativo ambiente (i famosi giardinieri) di circa il 70, a fronte di un aumento del verde in consegna del 28 (Relazione stato ambiente 2012). Per non parlare delle risorse economiche dirette, prosciugate, e neanche sufficienti, dalla manutenzione delle grandi Ville Storiche. Eppure, basta scorrere la mappa di Zappata Romana per sapere che gli abitanti non si sono fatti un cruccio di tutto ciò ed anzi spesso e volentieri, dove c'era la necessità, c'è stata anche l'energia e la creatività per autoorganizzarsi e ripensare le aree verdi a misura di chi le voglia utilizzare. È ora che anche l'amministrazione metta in moto un cambiamento. E questo passa dalla progettazione di strumenti operativi e servizi abilitanti per la cogestione.