Si è privatizzata la rendita ma ai dipendenti non si assicura la riassunzione "C'è qualcosa di malato nel fatto che ci si accorga dell'esistenza dei lavoratori del patrimonio culturale solo quando minacciano di scioperare. Siamo tutti d'accordo sul fatto che tenere chiusi gli Uffizi a Pasqua sarebbe gravissimo: ma forse il modo giusto per evitarlo è capire come stanno davvero le cose. I lavoratori di Opera Laboratori Fiorentini (il concessionario, del gruppo Civita, che gestisce i servizi dei musei statali fiorentini) chiedono ciò che è spesso riconosciuto ai lavoratori di mense dati in appalto: e cioè di essere riassunti (seppur con meno diritti, vigente ora il Jobs Act) nel caso che a vincere la prossima gara per quei servizi fosse un'altra impresa. È una richiesta sacrosanta, ovviamente: ma è anche comprensibile l'obiezione di chi vede così venir meno l'idea stessa della privatizzazione. Ora, la via d'uscita è duplice: da una parte c'è chi vorrebbe una liberalizzazione totale, come se gli Uffizi fossero una compagnia aerea; dall'altra c'è chi crede che bisognerebbe tornare ad una gestione pubblica diretta, come in Francia (in questa direzione vanno le dichiarazioni del ministro Franceschini: «Penso si debba tornare, almeno in un'opzione di scelta, alla gestione dei servizi pubblici aggiuntivi da parte dello Stato»). Con le leggi Ronchey-Paolucci (1993-1995) si sono di fatto cedute ai privati la gestione ordinaria dei musei, la loro missione principale (la produzione e la diffusione della conoscenza, esplicitamente citata) e in sostanza anche la tutela, visto che controllare la bigliettazione e la vigilanza significa decidere le condizioni di conservazione delle collezioni (con le conseguenze evidenti agli Uffizi). Tutte cose delle quali nessun grande museo del mondo si priverebbe mai, ben sapendo che l'ovvio risultato sarebbe quello di trovarsi ospite a casa propria: come è immancabilmente successo ai musei italiani. Anche sul piano finanziario è stato un suicidio: nel 2010 su 46.209.838,83 euro incassati attraverso i servizi gestiti dai privati, a questi ultimi sono andati 40.015.164,17 euro, allo Stato 6.194.674,66. Si sarebbe potuta spingere l'impresa privata ad accettare la sfida di valorizzare i siti minori, cioè la grande maggioranza del patrimonio stesso; le si sarebbe potuto chiedere di tirar uno spirito imprenditoriale che producesse nuovi approcci, nuovi linguaggi, nuovi progetti. E invece no: si è scelto di privatizzare la rendita assicurata dei grandi musei e dei monumenti celeberrimi: in questi stessi giorni il giudice del lavoro ha dichiarato nulla la cessione di ramo d'azienda (!) con cui l'Opera del Duomo di Siena aveva 'passato' dieci dipendenti proprio ad Opera Laboratori Fiorentini, una vicenda gravissima, che solo ora comincia a essere sanata. Scandalo nello scandalo è la durata delle concessioni, che tra rinnovi, proroghe, ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato contro i nuovi bandi durano in alcuni casi da quindici anni filati, e cioè dai primi bandi del 1997. Una situazione che ha finito per essere stigmatizzata perfino dall'Autorità Nazionale Anticorruzione, per la quale le «proroghe, ormai non più sostenibili a livello normativo, sono foriere anche di possibili profili di danno erariale». Ma i gestori hanno enormi appoggi politici: basti ricordare che è Gianni Letta l'attuale presidente della non profit Associazione Civita, la quale contiene al suo interno Civita Cultura, cui fa capo Opera Laboratori. Ora, in questo terrificante sfascio di 'privatizzazione' all'italiana è mai possibile che le regole del mercato vengano invocate solo contro l'unico anello debole, i lavoratori?