«Salviamo cave, imprese e lavoratori». Alle undici di mattina due striscioni identici vengono srotolati in via Cavour, davanti alla sede del Consiglio regionale. A protestare sono 150 tra operai e imprenditori delle cave e delle aziende legate all'economia del marmo: ce l'hanno con il maxi-emendamento al piano paesaggistico concordato tra il governatore Enrico Rossi e il ministero dei Beni culturali. «Avremmo potuto essere molti di più, ma abbiamo organizzato tutto ieri sera (martedì, ndr) dicono i manifestanti Abbiamo deciso di venire a Firenze perché siamo preoccupati». Quando inizia la manifestazione, il testo del maxi-emendamento non l'hanno ancora potuto leggere; ma è bastata la sintesi del governatore, fatta martedì in Consiglio, per far scattare l'allarme. «Rossi vuole mettere lo stop alle nuove cave sopra i 1.200 metri dice Marco Viviani, titolare della Davi ma noi non siamo una fabbrica che si può mettere dove si vuole: il marmo bisogna andare a prenderlo dov'è. E se è in quota è lì che ci devono essere le cave, soprattutto se si vuole marmo di qualità». «Disoccupati Disperati» recita uno dei tanti striscioni che vengono via via aperti in strada. I cavatori parlano di un indotto a rischio, 10 mila posti di lavoro che la nuova versione del piano metterebbe in discussione: «Il problema è che quando si dice no alle nuove cave spiega Paolo Carli della Henraux di Querceta non si capisce cosa si intenda: quando tra tre anni scadrà la mia autorizzazione e ne dovrò chiedere una nuova, la considereranno una nuova cava?». «Abbiamo versato lacrime e sangue per riuscire a far approvare una versione accettabile del piano in commissione ambiente dice invece Daniele Poli, vicepresidente di Cosmave di Pietrasanta Ora, ci ritroviamo da capo con un colpo di mano al ministero». In via Cavour, a portare solidarietà ai cavatori scendono i consiglieri regionali Nicola Nascosti (Forza Italia), Giovanni Donzelli, Paolo Marcheschi e Marina Staccioli (Fratelli d'Italia). Ma i cori dei manifestanti inneggiano a «Ardelio, Ardelio», ovvero Pellegrinotti, il consigliere Pd che in commissione aveva portato avanti le loro istanze. Dentro l'aula del Consiglio, invece, spuntano gli striscioni degli ambientalisti: «103.051 cittadini vi chiedono: Salvate le Alpi Apuane». I rappresentanti dei comitati per la difesa del territorio consegnano la petizione al presidente del Consiglio regionale Alberto Monaci. In aula, ecco Ornella De Zordo e Pancho Pardi; tra nomi noti come Giovanni Sartori, Ettore Scola, Sergio Staino, Corrado Stajano, Dacia Maraini, Sandra Bonsanti, Carlo Cecchi. «In nome di un malinteso "sviluppo" viene stravolto il Piano Paesaggistico scrivono al ministro Franceschini e a Rossi allo scopo di ampliare le cave sulle Alpi Apuane, già consumate e in molti luoghi demolite da secolari escavazioni, moltiplicare nuovi insediamenti turistici lungo la costa. Tutto ciò può compromettere in modo irrimediabile la natura stessa di una regione che aveva, col Piano Paesaggistico ora svuotato, garantito una gestione saggia del suo territorio».
Toscana, la protesta dei cavatori. Il marmo bisogna prenderlo dov'è, anche a 1.200 metri
A Firenze, 150 manifestanti, tra operai e imprenditori delle cave e delle aziende legate all'economia del marmo, hanno protestato contro il maxi-emendamento al piano paesaggistico concordato tra il governatore Enrico Rossi e il ministero dei Beni culturali. I manifestanti si sono riuniti davanti alla sede del Consiglio regionale, con striscioni che richiamano la disoccupazione e la disperazione dei lavoratori. Il governo vuole mettere lo stop alle nuove cave sopra i 1.200 metri, ma i manifestanti sostengono che il marmo bisogna andare a prenderlo dove è, e che le nuove cave sarebbero un indotto a rischio. I manifestanti chiedono di essere ascoltati e di non essere "dimenticati".
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