Parco, il ministero avrà potere di veto sui piani di Lombardia e Trentino Alto Adige La norma di attuazione che sancisce la «provincializzazione» del Parco nazionale dello Stelvio è stata approvata ieri all'unanimità dai Dodici. Ora manca solo il via libera del consiglio dei ministri. La mediazione è stata trovata prevedendo che i piani e i regolamenti predisposti dalle Provincie di Trento e Bolzano e dalla Regione Lombardia debbano sottostare al parere vincolante del ministero dell'Ambiente. TRENTO Salvo ripensamenti da parte del consiglio dei ministri, l'iter di «provincializzazione» del parco dello Stelvio si è finalmente concluso. Con voti unanimi, ieri la Commissione dei dodici ha licenziato il testo definitivo che prevede, tra le altre cose, l'assunzione del personale da parte delle due Provincie autonome e della Regione Lombardia. A sbloccare lo stallo creatosi nei mesi scorsi il diritto di veto del Ministero sui piani di Trentino, Alto Adige e Lombardia. Soddisfatto il presidente della commissione Lorenzo Dellai: «È un atto di responsabilità dell'Autonomia». Dato il tempo trascorso tra l'intestazione formale della competenza sul Parco (fine 2009 con il patto di Milano) e la norma di attuazione approvata ieri in Commissione, è forse opportuno riprendere per sommi capi il contenuto dell'accordo. In sintesi, le Provincie di Trento e Bolzano assumono le funzioni di gestione del «Parco nazionale dello Stelvio». Milano, per l'esercizio delle medesime funzioni, opera in coordinamento con le due Province autonome tramite intesa. Per la cronaca, gli oneri annui sostenuti fino al 31 dicembre 2013 dallo Stato (5.492.0000 euro) saranno a carico delle sole Province di Trento e Bolzano, «anche con riferimento al territorio della Regione Lombardia». Lo Stelvio, insomma, rientra nelle spese che Trento e Bolzano si accollano come compartecipazione al risanamento dei conti pubblici. Per quanto riguarda il personale, «i dipendenti pubblici con rapporto di lavoro a tempo indeterminato sono inquadrati nei ruoli rispettivamente delle Province autonome e della Regione Lombardia». Discorso analogo per i contratti a termine, «fino alla loro naturale scadenza, sulla base dell'ambito territoriale in cui viene prestata in modo prevalente l'attività lavorativa dei dipendenti interessati». Avendo Trento il maggior numero di dipendenti, provvederà «entro un anno ad attivare procedure concorsuali pubbliche disciplinate dal proprio ordinamento, prevedendo nei bandi il riconoscimento dell'esperienza maturata da parte del personale già dipendente al 31 dicembre 2013 dal consorzio Parco nazionale dello Stelvio da almeno dieci anni in esito a procedure diverse da quelle previste per l'accesso al pubblico impiego». In sostanza, chi già lavora per il Parco, anche se assunto a chiamata, avrà ottime probabilità di conservare il posto di lavoro. L'aspetto su cui si è più discusso in questi anni e, in particolare, negli ultimi mesi, è però il pericolo dello smembramento di una parco che «nazionale» rischia di rimanere solo di nome. In altre parole, come fare in modo che tre gestioni separate e molto vicine agli interessi locali possano garantire una conduzione unitaria del Parco ed evitare di seguire ciascuno la propria strada? La soluzione è stata quella di prevedere un «comitato di controllo e di indirizzo». Ne faranno parte un rappresentante di Trento, uno di Bolzano, uno di Milano, uno del ministero dell'Ambiente, tre per i Comuni dei tre diversi territori, uno delle associazione ambientalista maggiormente rappresentativa e uno dell'istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). Il problema, si è però fatto notare, è quale potere reale avrà tale comitato. Ieri è stato approvato il «compromesso»: le proposte di piano e di regolamento che saranno predisposti da ognuno dei tre territori saranno sottoposte a parere «preventivo e vincolante» del Ministero, che potrà così verificarne anche la coerenza con le indicazioni del comitato. «Si trattava commenta Dellai di una previsione che era già implicita nella precedente formulazione della norma. Ora l'abbiamo resa esplicita. Rappresenta un passaggio importante, direi un atto di responsabilità e di maturità da parte dell'Autonomia». Per il senatore Francesco Palermo, invece, il testo «è stato modificato significativamente ed è un evidente compromesso: gestione a Province e Lombardia, indirizzo congiunto con potere di veto del Ministero. In più i vari riferimenti alla normativa nazionale ed europea dovrebbero rappresentare ulteriori garanzie e aprire a sviluppi futuri rispetto ad una europeizzazione del parco. Staremo a vedere. Soluzione di compromesso che, alla fine, è risultata accettabile per tutti». «L'auspicio commenta il senatore Franco Panizza è che dopo tutto questo lavoro la norma d'attuazione venga presto approvata».