La Vergine di Rosso Fiorentino di nuovo al suo posto. Con i colori originali e una cornice rivestita d'oro Le future spose potranno tornare, come da tradizione, a far benedire le loro fedi di fronte al manto blu della Madonna nello Sposalizio della Vergine , capolavoro del Rosso Fiorentino dipinto per la Cappella Ginori della basilica di San Lorenzo nel 1523. La tavola è stata lontana a lungo (prima per un'esposizione all'Ambasciata di Francia a Parigi, poi per la mostra dedicata al Rosso e al Pontormo da Palazzo Strozzi lo scorso anno), poi è rientrata alla base, restaurata sì ma priva della cornice. Oggi con grande soddisfazione del presidente dell'Opera mediceo laurenziana Enrico Bocci e del priore della basilica don Marco Domenico Viola finalmente può tornare a dirsi completa, con una cornice lignea e un rivestimento in foglia d'oro, entrambi donati dagli artigiani-esecutori (Gabriele Maselli il primo e l'azienda Manetti-Battiloro i secondi) perché il capolavoro potesse tornare a mostrarsi al meglio. «Le cornici della chiesa furono tutte realizzate tra Settecento e Ottocento ha spiegato Monica Bietti, direttrice del Museo delle Cappelle Medicee e responsabile della tutela del complesso laurenziano ma a questa, per uno strano motivo, mancava il listello di coordinamento tra la cornice e il dipinto. Adesso siamo in grado di apprezzare completamente, in una chiesa di tale meraviglia, un'opera di primissima qualità». Un lavoro di squadra, una squadra che ha lavorato gratuitamente dall'inizio alla fine, dal restauro della tavola eseguito da Maria Teresa Castellano - alle finiture presentate ieri. «È un esempio di come i fiorentini, innamorati della propria città, mettano sul piatto le proprie competenze per vederla ancora più bella ha detto Bietti Non è un caso isolato e questa è una qualità che merita di essere sottolineata. Sono tanti i cittadini che si adoperano per Firenze e questo straordinario intervento ne è la dimostrazione». Ridotta in cattive condizioni e con alle spalle un restauro precedente datato 1927, la tavola cinquecentesca chiedeva disperatamente aiuto quando Maria Teresa Castellano ha cominciato a lavorarci, più di un anno fa. I principali problemi, oltre all'assenza di una cornice, erano sollevamenti, distaccamenti e offuscamento dei colori, che avevano reso alcune aree del dipinto completamente invisibili all'osservatore. Realizzato per la famiglia Ginori, Rosso Fiorentino dipinse la tavola nell'anno in cui a Firenze dilagava la peste, ma non per questo volle abbandonare la città. Al contrario di altri artisti come Pontormo, che andò alla Certosa del Galluzzo, e Andrea del Sarto, che si rifugiò a Luco di Mugello, il Rosso decise di sfidare l'epidemia e continuare il suo lavoro in centro. Il risultato è un capolavoro, tornato a mostrare colori e sfumature cangianti, che raffigura una madonna col capo coperto e un San Giuseppe giovane e bello, lontano dall'iconografia tradizionale del san Giuseppe che lo vuole vecchio e canuto. Tra le curiosità c'è la figura del committente, che si fece ritrarre nelle vesti del religioso e seguace di Savonarola, San Vincenzo Ferrer, dettaglio che sta ad indicare chiaramente il pensiero del mecenate e politico fiorentino Carlo Ginori.