VENEZIA. In un certo senso è come quel proverbio che dice «parlare a nuora perché suocera intenda». Perché è vero che il parere numero 1735 del 6 marzo scorso si riferisce al «Progetto Nuovo Porto Passeggeri a Porto Marghera (VE) in zona industriale utilizzando come via d'accesso l'esistente canale dei Petroli», cioè l'ipotesi presentata dall'architetto ed ex assessore Roberto D'Agostino; ma è difficile non vedere che quel documento frutto del gruppo di lavoro che ha eseguito lo «scoping» (cioè una sorte di «pre-Via»), guidato dall'architetto veneto Bortolo Mainardi, ma poi fatto proprio dall'intera commissione mette a nudo anche un punto critico del nuovo canale Contorta. Cioè il fatto che con l'ingresso delle crociere dalla bocca di porto di Malamocco e dal canale dei Petroli, si rischia un vero e proprio ingorgo, con tutto ciò che ne consegue dal punto di vista della sicurezza. Il parere parte affermando che il progetto di D'Agostino è «profondamente carente di un inquadramento generale ambientale», ma manca soprattutto una valutazione degli sviluppi futuri. La commissione di valutazione d'impatto ambientale del ministero dell'Ambiente cita la piattaforma logistica di Fusina (il terminal dell'«autostrada del mare»), il terminal container in area MontefibreSyndial e ovviamente l'off-shore, che è al largo, ma che poi prevede le cosiddette «mama vessels», cioè navi porta-container più piccole, a fare da spola con il porto merci di Marghera. Questi progetti già aumenteranno i flussi a Malamocco: «L'ipotesi di far transitare le navi da crociera nel Canale dei petroli porterebbe ad un ulteriore incremento del traffico navale, che attualmente è notevolmente congestionato - scrive la commissione Via - tanto che lo stesso può essere percorso, a parte alcune particolari deroghe, solo a senso unico alternato». La conclusione è secca: «Un ulteriore incremento del traffico navale comporterebbe notevoli problemi di sicurezza della navigazione». La Via boccia poi anche l'ipotesi di allargamento del canale Malamocco-Marghera, che peraltro nel Piano operativo triennale dell'Autorità portuale di Venezia viene indicato come l'escavo prioritario. «Ricalibratura e marginamento del canale Malamocco-Marghera, con adeguamento cunetta ad almeno 90 metri di larghezza», è scritto a pagina 66 del Piano, dove si prevede anche una larghezza di 190 metri davanti a Fusina. «La probabile esigenza di un allargamento del canale - commenta la commissione ambientale, citando gli studi e la letteratura ormai abbastanza concordi - è da ritenere non sostenibile dal punto di vista ambientale considerati i notevoli danni già arrecati alla morfologia della laguna centrale a distanza di più di 40 anni dalla sua realizzazione». Se già questo non bastasse, il progetto D'Agostino diventa ancora più critico nell'ultima parte del tracciato, quella del canale Industriale nord e del canale Brentella, per non parlare del possibile ma per i tecnici «molto probabile» bypass delle Trezze che creerebbe una sorta di «circolare» a senso unico per le navi. «Pur allargando tali canali, gli spazi di manovra delle navi risulterebbero notevolmente ridotti, con notevoli rischi in caso di manovre di emergenza», si dice. Sul bypass delle Trezze c'è invece il problema di circa 3 milioni di metri cubi da dragare, con danni rilevanti per habitat e biodiversità. La Via sottolinea inoltre il pericolo di un terminal molto vicino all'isola dei petroli, ricca di sostanze infiammabili o nocive, con i conseguenti rischi per i passeggeri, e poi anche l'incidenza dell'inquinamento atmosferico in un'area, quella di Marghera, che già ha una base di partenza definita «critica». Inoltre il piano che viene immaginato per fasi, dalla 0 che prevede lo spostamento di una o due navi senza terminal in appena 5 mesi, alla 3 che conclude l'opera ha un cronoprogramma complessivo di quasi 6 anni e mezzo, ritenuti troppi per rispondere all'urgenza di una soluzione alternativa al passaggio delle crociere davanti a San Marco.