VENEZIA. L'alloggio di servizio a Palazzo Grimani, finito al centro di una indagine della Corte dei Conti, non sarà più usato come tale. L'appartamento era stato ricavato dall'ex soprintendente Giovanna Damiani (che lo usava quando era a Venezia per servizio), negli spazi destinati al «casiere», cioè al guardiano del museo, ma in realtà usati dal personale come spogliatoi e aree comuni. Il primo a togliere i locali al personale era stato il predecessore di Damiani, Vittorio Sgarbi, poi l'ex soprintendente aveva fatto fare i lavori per ricavare l'alloggio. Non appena sarà libero (Damiani, trasferita meno di un mese fa a Cagliari, ne ha ancora la disponibilità perché all'interno ha oggetti di sua proprietà) verrà destinato ad altro uso. «Di Palazzo Grimani farò un nucleo strategico dell'arte veneziana, diventerà un'officina culturale com'era un tempo, una sede di elaborazioni creative ha detto qualche giorno fa Daniele Ferrara nuovo soprintendente al polo museale veneto voglio invitare pittori, scultori ma anche fotografi, registi, artisti visuali. Vorrei che in una sorta di residenza gli artisti si mettessero a nudo con la città». I locali individuati per questa parte di progetto culturale sarebbero proprio quelli dell'attuale alloggio di servizio che non passerà al nuovo soprintendente che sceglierà se vivere negli appartamenti messi a disposizione dal Ministero o in un altro locale in città a prezzo di mercato né per nessun altro. A sancirlo in modo definitivo saranno alcuni passaggi di progettazione ma anche un adeguamento normativo. Il progetto c'è già. Il fatto è che in città gli appartamenti a disposizione dei dirigenti ministeriali ci sono e sono cinque. Quattro sono stati ricavati nelle soffitte di Palazzo reale. Tre erano assegnati alla sovrintendente regionale che svolge il ruolo di coordinamento e di raccordo tra le varie soprintendenze, alla soprintendente architettonica e paesaggistica delle province di Belluno Padova e Treviso e alla omologa per i beni storici artistici ed etnoantropologici. Un appartamento era rimasto inutilizzato, benché agibile. E proprio in quello spazio da qualche mese sono partiti dei lavori di restauro e messa a norma. Il quinto appartamento ministeriale è a palazzo Cappello, inagibile da tempo. Nessuno ha mai fatto tappa a palazzo Grimani fino a quando Damiani ha fatto sistemare gli spazi al primo piano. Per chiedere spiegazioni su questo il segretario veneziano della Federazione lavoratori pubblici Alberto Ponticello aveva già fatto una segnalazione alla Corte dei conti già il 31 marzo 2014. E ora la procura ora sta cercando di avere elementi aggiuntivi per capire se si tratti di un alloggio di servizio o meno, se sia stato usato in maniera propria o impropria, da chi sono stati pagati i lavori. Infatti l'uso è ammesso dalla pubblica amministrazione ma a patto che il dirigente assegnatario, oltre alle utenze, paghi anche l'affitto. Sulla questione ieri è intervenuta anche la Cgil: «Lo chiediamo dal 2011 ma ad oggi non sappiamo ancora dice la segretaria regionale della Fp Cgil Assunta Motta - se la ristrutturazione dell'appartamento sia stata fatta secondo quanto prevedono le norme, in materia di rimaneggiamento di beni architettonici comprese le controsoffittature di cartongesso, chi ha pagato mobili e arredi, chi sta pagando le spese di gestione utenze».