Il Bigio al Vittoriale? E perché no? Proviamo a riflettere. Il Bigio sulle pendici di Cargnacco che contempla il Benaco, insieme alle magniloquenti eredità del Vate, con la tranquilla sicurezza del suo granitico suprematismo, è sempre meglio di un Bigio in piazza Vittoria dove, pur nel contesto di una bellissima architettura «dechirichiana» data la sua metafisica modernizzante, oggi apparirebbe come una stonatura estetica difficile da armonizzare o contestualizzare. Ciò, detto per inciso, non per ragioni ideologiche ma semplicemente perché la corporeità «materialistica» e superomistica del soggetto scolpito da Dazzi, al di là del suo opinabile merito artistico, contrasterebbe non solo con l'essenzialità geometrica del contesto urbanistico ma anche con il gusto contemporaneo, le cui tendenze sono sempre più lontane dalla materità e plasticità figurative tradizionali, siano esse dipinte o scolpite. E sempre meglio, il Vittoriale di Gardone Riviera, rispetto al tetro oblìo di un grigio anzi «bigio» deposito comunale. Senza parlare di un Bigio in Campo Marte, ohibò, "sdraiato", come è stato bizzarramente avanzato da qualche volonterosa anima bella in vena di compromessi , quasi che la posizione orizzontale sia più «democratica». Ma se piazza Vittoria è impossibile e Campo Marte improbabile, perché non pensare ad una terza ipotesi fattibile e, quel che più conta, accettabile? Perché non immaginare che un contesto paesistico e architettonico e una cornice storica e culturale come il Vittoriale potrebbe essere il contenitore più idoneo e appropriato per un Bigio frutto, sia pure in diversa forma e differente qualità emblematica, della stessa temperie ideologica che ha generato il Vittoriale? «D'Annunzio è un dente cariato che va riempito d'oro», diceva il Duce del Vate con icastico cinismo. E mai immagine del Poeta è stata più adatta e attagliata, vista l'opulenza con cui venne allora concepito e realizzato il Vittoriale degli italiani, monumento al milite noto il campione del volo su Vienna, della beffa di Buccari, dell'impresa di Fiume e vista l'intelligenza, non solo nel senso museale ma anche gestionale, con cui viene amministrata oggi l'eredità dell'Imaginifico. Un merito non esclusivo ma decisivo che va ascritto all'attuale presidente, Giordano Bruno Guerri, che alle doti di storico affianca quelle di manager attento alle tendenze del costume e dei gusti della società civile. Il Vittoriale non è solo un incredibile concentrato di testimonianze nazional-culturali o una compulsiva quanto suggestiva epifania di oggettistica cosmopolita, ma anche un riuscito distillato, e come tale un prodotto raffinato, di eccesso a metà tra l'iperbole marinettiano e la retorica dannunziana. Il Bigio al Vittoriale non stonerebbe. Anzi, potrebbe essere l'unico dignitoso, oltre che prestigioso, contesto in cui il biancone di Dazzi potrebbe sentirsi a casa propria senza complessi di ordine etico od estetico. Il Bigio al Vittoriale, ben sistemato e posizionato secondo il sapiente conclamato buon gusto di Giordano Bruno Guerri, potrebbe essere un ulteriore reperto d'epoca in grado di arricchire la già ricca seducente attrattiva di un luogo più mitico che magico, più fiabesco che fatato come la casa di D'Annunzio. Quel «dente cariato che va riempito d'oro», come ci ricorda Pietro Gibellini, massimo esperto del Vate.
Brescia. Il Bigio? Portiamolo al Vittoriale
Il testo discute la possibilità di collocare un "Bigio" (un'opera scultorea di Dazzi) nel Vittoriale di Gardone Riviera, un luogo storico e culturale creato da Gabriele d'Annunzio. L'autore sostiene che il Bigio non stonerebbe nel contesto del Vittoriale, ma piuttosto potrebbe essere un elemento dignitoso e prestigioso. Il testo esalta la gestione attuale del Vittoriale, che è considerata efficace e sensibile alle tendenze del costume e dei gusti della società civile. L'autore propone di immaginare un contesto paesistico e architettonico come il Vittoriale come un luogo idoneo per il Bigio.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo