Le singole mostre annunciate si giudicheranno via via, col tempo. Per ora è solo possibile intravedere un progetto, delle idee, delle linee guida. Ebbene, compatibilmente con i pochi fondi pubblici a disposizione (250 mila euro per il 2015, sicuri almeno, ché in tempi di tagli nulla è scontato) pare che il museo voglia riprovare a fare... il museo. Non è un gioco di parole. Fiaccato da una crisi pluriennale, quasi mai assurto in questi anni al rango di museo di livello nazionale o internazionale, il Macro si sforza infatti di rinascere con mille generosi sforzi di buona volontà, grazie a una nuova direzione (Federica Pirani) e a nuovi funzionari-curatori interni al Comune ed esperti (Costantino D'Orazio e Claudio Crescentini, freschi vincitori di concorso) che al momento appaiono assai volonterosi. Tre mesi di lavoro per questo nuovo staff, e ieri già una conferenza stampa, «d'orizzonte» la si potrebbe definire, per annunciare con largo anticipo un anno e più di programmazione. Ottimo segnale di metodo. E un altro buon segnale in assenza di iniziative clamorose è l'importanza riservata nel programma alla collezione permanente, che non sarà la più importante del mondo (non lo è) ma è comunque il tratto identitario di questo come di altri musei, altrimenti ridotti solo a meri contenitori di iniziative per lo più altrui (ambasciate, gallerie, sponsor e privati in generale continueranno ad avere un ruolo preponderante, con mostre di fatto prodotte da loro e ospitate tra via Nizza e Testaccio, ma almeno il «gioco», massicciamente presente anche in passato, è dichiarato, palese). La collezione dunque torna centrale, sia pur a rotazione e con mostre a tema (corpo, ritratto, video...). È un modo intelligente e anche un pizzico furbo di fare «ammuina», facendo comunque vedere o rivedere opere da tempo nei magazzini. Primo appuntamento dal 20 maggio intitolato L'altrove. Donne Arte e Identità , focus concentrato sulle donne artiste, da Elisabetta Catalano, scomparsa da poco (a quando una sua personale in un museo di Roma?) a Lia Drei, da Giosetta Fioroni a Maria Lai, da Titina Maselli (anche lei in attesa di personale in un museo da troppo tempo) a Elisa Montessori. Tra le altre mostre, in ordine cronologico: imminente (da venerdì) il già annunciato omaggio a Toti Scialoja nel (quasi) centenario della nascita, che in realtà cadeva nel 2014 (da maggio anche una rassegna «Gli amici di Scialoja»). A seguire: 16 aprile, Nakis Panayotidis, personale di un artista greco legato a moduli espressivi dell'Arte Povera. A maggio (14) «I Belgi. Barbari e poeti» e un video di Marinella Senatore. Altro omaggio a un'artista scomparsa, stavolta Carla Accardi, signora dell'astrattismo, un itinerario sulla sua ricerca attraverso opere su carta (con lettere, documenti, foto, dal 20 maggio). L'altra serie ideata dalla nuova direzione quella dal titolo «Appunti di una generazione», che affiancherà a due a due artisti che esordirono negli Novanta: primo appuntamento con Giuseppe Pietroniro e Andrea Salvino (maggio); seguiranno i binomi Federico Pietrella e Donatella Spaziani, Gioacchino Pontrelli e Matteo Basilè. A ottobre, come di consueto, il Festival di Fotografia, oltre alla mostra del giapponese Koki Tanaka e a una collettiva che indagherà il disegno contemporaneo. Il meglio dell'offerta pare profilarsi a fine anno, con le mostre «Gillo Dorfles. Essere nel tempo» (novembre) e «Marisa e Mario Merz» (febbraio 2016). A giugno protagonista ancora la città con la mostra «Roma anni Sessanta, Pop art e dintorni» (Schifano, Angeli, Festa e la piazza del Popolo che fu). Tra le mostre proposte a Macro Testaccio: Staino, Digital Life, personale di Cristiano Pintaldi. Programma completo sul sito www.museomacro.org.