Franceschini: buona mediazione. Via al testo riscritto con Rossi e Marson, oggi in aula Dopo la maratona romana, con la scrittura collettiva da parte del governatore Enrico Rossi, dell'assessore all'urbanistica Anna Marson e dei tecnici del ministero dei beni culturali, il piano del paesaggio arriva in aula per il voto finale. L'inconsueta riscrittura è stata voluta dal presidente della Toscana, dopo gli emendamenti passati in commissione ambiente che avevano allentato le regole su cave e arenili. La seduta del Consiglio regionale inizierà oggi pomeriggio e al discussione sarà lunga, anche se, dopo l'ok di Roma e del governo, sarà molto difficile che il piano del paesaggio non sia approvato. Un ok dato ieri direttamente al ministro dei beni culturali Dario Franceschini: «È stato fatto un lavoro proficuo, sono adesso in corso le ultime limature, mi pare tuttavia che sia stata raggiunta una buona mediazione che, se verrà approvata dal consiglio regionale, consentirà di proseguire sulla strada della co-pianificazione tra Regione e ministero». Gli ostacoli però non sono ancora appianati. Stamani si riunisce prima la commissione ambiente, poi il gruppo del Pd per esaminare il lavoro di Rossi-Marson e formalizzare i tanti emendamenti alle 3.000 pagine del piano. I democratici dovranno anche decidere se sarà Rossi, che è anche consigliere, a firmarli o un altro consigliere della commissione ambiente, ad esempio la vice capogruppo Lucia De Robertis o il presidente della commissione Gianfranco Venturi che però è stato un po' polemico con Rossi per questa riscrittura romana, sottolineando la complessità del piano e gli effetti a «cascata» che ogni singola parola può provocare (ad esempio di arenili, dune e mare si parla in circa venti delle zone in cui è stato suddiviso il territorio dal pit del paesaggio e quindi tutte dovranno adeguarsi alle regole, se cambiate rispetto al testo approvato in commissione). L'obiettivo è che gli emendamenti siano del Pd, così da tagliare le ali a nuove modifiche e al dissenso interno, e Rossi ed il partito sono impegnati a portare a casa il risultato. Il governatore ha spiegato ai suoi di essere rimasto «molto soddisfatto» del nuovo equilibrio trovato tra ambiente e sviluppo dopo il lavoro nella capitale e su molti punti il Pit è tornato al testo precedente, quello che aveva il via libera di Marson, o vi si è riavvicinato, rendendo il nuovo documento accettabile rispetto agli obiettivi del piano paesaggistico. E quindi accettabile appunto anche per Roma (il ministero dei beni culturali sulla disciplina paesaggistica e sulle semplificazione è titolare di una co-pianificazione assieme alla Regione) che altrimenti dopo il voto in Consiglio regionale potrà impugnare alcuni aspetti della normativa. Anna Marson, molto critica sul testo che era uscito dalla commissione, solo in aula dirà se riconosce il Pit del paesaggio come suo, e se lo disconosce, fatto che potrebbe portare un paio di consiglieri a lei vicini a non votare il Pit. Ma il Pd appare in ogni caso sicuro della sua tenuta e di quella del centrosinistra che conta 31 voti contro i 28 che danno la maggioranza se tutti i consiglieri sono in aula.