Confermata la protesta di Pasqua: «Non ci fidiamo, Franceschini dia garanzie scritte» «Noi non ci fidiamo: sciopero» Se non ci saranno ripensamenti, a Firenze sarà una Pasqua senza musei, o quasi. I 400 lavoratori dei musei statali hanno confermato lo sciopero indetto per il 4 e 5 aprile, nonostante le promesse del ministro Dario Franceschini. Non un passo indietro, dopo un fine settimana di tira e molla con le istituzioni ed il ministro del Beni culturali: se non cambieranno le cose i turisti resteranno così fuori da Uffizi, Accademia, Bargello, San Marco e da tutti gli altri musei del Polo fiorentino. Ma i sindacati non hanno escluso, nel caso da Roma arrivino notizie positive, che la protesta possa rientrare: «Non è un ricatto alla città è stato più volte ribadito da Cgil e Uil Ma per salvare il vile denaro non si possono calpestare i diritti di quattrocento famiglie». Il sindaco Dario Nardella, impegnato da giorni per evitare una figuraccia nazionale, spiega: «Sono in stretto contatto con il ministero Franceschini e sono fiducioso che riusciremo a trovare un accordo coi sindacati per evitare questo sciopero-autogol». Duro, intanto, il commento del sottosegretario alla pubblica amministrazione, Angelo Rughetti, ospite di "Zapping" su Radio Uno: «La decisione di Cgil e Uil su uno sciopero agli Uffici la settimana di Pasqua mostra che non abbiamo capito il mondo in cui stiamo vivendo. E denota un'irresponsabilità e un'irriverenza nei confronti dei cittadini di cui non ci rendiamo conto». I lavoratori dei servizi aggiuntivi, che si occupano della vigilanza, della biglietteria, del bookshop e di una serie di altre mansioni, da tre mesi hanno richiesto, dicono «senza alcun risultato», di potersi confrontare sulla predisposizione di un capitolato di gara che contempli l'inserimento della «clausola sociale», il mantenimento cioè delle condizioni contrattuali e retributive attuali e la riconferma del personale in servizio, che passerà all'eventuale nuovo soggetto operatore. Il timore è che se Opera Spa che da 17 anni gestisce i servizi del Polo museale non dovesse vincere il bando che dovrà stabilire il prossimo concessionario «noi verremmo tutti licenziati in tronco, nonostante si abbia un contratto a tempo indeterminato, un unicum in Italia». Dopo «assicurazioni vaghe e insufficienti che hanno aumentato l'incertezza sul nostro futuro siamo stati dunque costretti a proclamare lo sciopero, pur nella consapevolezza del forte disagio che si creerà agli utenti». E a poco sottolineano i sindacati sono serviti gli appelli del sindaco Nardella, della soprintendenza regionale e delle associazioni di categoria; come non sono servite a nulla le rassicurazioni del ministro Franceschini, che da Pompei ha garantito che quella clausola sociale nei bandi ci sarà: «Invece di fare dichiarazioni alle agenzie di stampa, Franceschini ci chiami a Roma, a casa sua o in un giardinetto pubblico per discutere. Chiediamo che le sue parole diventino un atto ufficiale. Siamo stufi della politica degli annunci, si metta nero su bianco ciò che ci è stato promesso...». Massimiliano Bianchi, segretario generale della Filcams Cgil di Firenze, chiede l'intervento del premier Matteo Renzi: mostra un foglio manoscritto dell'ex sindaco in cui, si legge testualmente, «sindaco e lavoratori condividono la necessità di salvaguardare professionalità acquisite e livelli occupazionali attraverso l'inserimento della clausola sociale». Il foglio è del 2010 quando quegli stessi lavoratori fecero un'analoga protesta. «Renzi scese tra loro, ci parlò e alla fine, insieme produssero questo documento che siamo pronti a una perizia per verificarne l'autenticità racconta il sindacalista Perché nel 2010 la pensava in un modo e ora non dice al suo ministro di rassicurare queste famiglie con un atto formale?». «Noi Firenze l'amiamo hanno ribadito Maria Pina Caprioli, rsu della Uiltucs in servizio al museo archeologico, e Riccardo Pollastri, della Filcams Cgil, degli Uffizi per questo le dichiarazioni di Nardella ci hanno fatto molto male. Non siamo irresponsabili chiediamo il riconoscimento di un diritto». «Se ci sarà uno sciopero a perdere sarà la politica e non certamente noi», chiude Marco Conficconi segretario della Uiltucs.