«A Bologna i monumenti non sono abbandonati ma dimenticati. Non ci sono cioè problemi di incuria, in generale. Per 25 anni però la città si è dimenticata di averli, non ha fatto nulla per valorizzarli». Giudizio tranchant, com'è nel suo stile, firmato Vittorio Sgarbi. Il critico d'arte, protagonista in questo periodo a Palazzo Fava con la mostra «Da Cimabue a Morandi», suggerisce quindi ai bolognesi di valorizzare di più ciò che di bello hanno, culturalmente e artisticamente parlando. A maggior ragione pensando ai turisti che arriveranno in città con l'Expo di Milano. Professore, ha visto che il Gigante è malato, che la fontana del Nettuno ha bisogno di restauri? «No, non lo sapevo, non ci ho fatto caso. Bene, chiamate Morigi che è bravissimo e l'ha già restaurato». In effetti, l'ultimo restauro l'ha fatto lui alla fine degli anni Ottanta. «Buona regola vuole che dopo un restauro si facciano i lavori di manutenzione. È come uno che si cura i denti e per 20 anni non torna dal dentista». Più o meno è quello successo al Nettuno. Oggi ci vorrebbero 800 mila euro che il Comune non ha. Come se ne esce? «Per un'opera così importante non può mancare il contributo di qualche privato. Basta fare come feci quando ero a Milano: sull'impalcatura del cantiere si dà l'opportunità di mettere la pubblicità. Così in cinque minuti si trova qualcuno e con i soldi si paga il restauro». Anche qui a Bologna si ricoprono i cantieri di pubblicità. Ma Nettuno a parte, come trova lo stato dei monumenti simbolo della città? «Vedo Bologna una città, più che abbandonata, dimenticata. La generazione di Arcangeli, di Emiliani, di Riccomini ha fatto cose molto importanti, poi tutto si è interrotto per 25 anni. Ricordo ancora Riccomini quando mi chiese di portare ai musei civici il mio Niccolò dell'Arca perché aveva avuto l'idea di fare un'opera ospite. Non risposi, e non so bene perché, e mi dispiace. Fu l'ultimo momento in cui un uomo intelligente ha governato l'arte a Bologna. Dopo è stato tutto abbandonato. Quando arrivo io con la mia mostra i giovani sono contenti perché scoprono cose di Bologna che non conoscevano, i vecchi si sentono invece usurpati». Cosa è successo in 25 anni? Perché questo vuoto? «Artefiera. Ha reso la città antica una città moderna. La generazione di Emiliani si interrompe con l'arrivo di Artefiera. Arriva il contemporaneismo. Poi nasce il Mambo e nessuno va più al museo Davia Bargellini. Con la mostra a Palazzo Fava, io ho rinnovato i fasti delle Biennali di arte antica. Chi andava più a vedere il Cimabue che ho portato in mostra? e Chi conosceva Aspertini? Portando fuori queste opere in realtà continuo la tradizione di Arcangeli ed Emiliani. Sgarbi ha il merito di riportare l'attenzione sulle bellezze del passato. E lo farò ancora dedicandomi al Rinascimento». Insomma, Bologna deve riscoprire se stessa? «Le opere ci sono. Sono state solo dimenticate».
Bologna. Un patrimonio dimenticato da valorizzare
Il critico d'arte Vittorio Sgarbi ha espresso la sua opinione su Bologna, affermando che la città si è dimenticata di valorizzare i suoi monumenti e simboli culturali. Sgarbi ha criticato il Comune per non aver fatto nulla per restaurare e mantenere le opere d'arte, come il Nettuno e il Gigante. Ha suggerito di chiamare un esperto come Morigi per restaurare il Nettuno e ha proposto di utilizzare la pubblicità per finanziare i restauri. Sgarbi ha anche espresso la sua opinione sulla generazione di artisti che ha governato l'arte a Bologna, affermando che la generazione di Emiliani si è interrotta con l'arrivo di Artefiera e che la città ha perso la sua identità culturale.
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