CABRAS. Una foto per immortalare il momento. Al centro, accompagnata da due protettori d'eccezione, c'è la presidente della Camera, Laura Boldrini. Al suo fianco due dei guerrieri implacabili riemersi dalle terre del Sinis dopo millenni di oblio. La politica che cerca di riacquistare sostegno imbocca una strada che porta a riannodare fili, magari interrotti, nella notte dei tempi e, chissà, proverà a restituire anche dignità massima a una verità storica che per vari motivi (non tutti culturali) è stata per decenni massacrata. I giganti di Mont'e Prama diventano così il simbolo o lo spunto per ribadire quel che già a più riprese la presidente della Camera aveva affermato di fronte ai consiglieri comunali e agli studenti del liceo classico De Castro, incontrati in mattinata. A chi, politico, qualche tempo fa diceva che con la cultura non si mangia, la presidente regala invece più di una replica durante i suoi interventi. Uno di questi avviene durante il taglio del nastro dell'ala del museo Marongiu di Cabras che ospita gli ultimissimi ritrovamenti degli scavi archeologici di Mont'e Prama in realtà, è un battesimo solo simbolico perché quelle stanze coi loro reperti sono già visitabili da diversi mesi . «Sono statue veramente imponenti è il commento di chi per la prima volta arriva a contatto con i gioielli dell'archeologia del Mediterraneo . Rendono bene l'impressione di una civiltà forte e questo deve essere da pungolo per il territorio affinché punti sulla cultura per avviare un riscatto anche economico. I turisti che scelgono la Sardegna si aspettano anche la cultura». Ma quanto investe il governo sulla cultura? E qui, sebbene mantenendo il proprio ruolo di osservatore istituzionale, qualche cenno alle politiche attuate dal governo viene comunque fatto: «Gli investimenti sono stati sicuramente limitati dai problemi economici, però, come anche sottolineato nell'incontro con la giunta Pigliaru, la cultura assieme all'agricoltura sono i terreni fertili su cui la Sardegna deve puntare». Il capitolo Mont'e Prama rimane però aperto. L'interrogativo è sempre il solito e riguarda l'esiguità dei fondi per proseguire la campagna archeologica, che tra l'altro è stata portata avanti anche grazie al progetto di recupero sociale avviato in collaborazione con la casa circondariale di Massama tre detenuti hanno affiancato gli archeologi . «Non posso certo promettere che arriveranno altri finanziamenti, perché la mia carica non consente la gestione di risorse prosegue Laura Boldrini . Per quanto riguarda il medio termine, i soldi per effettuare i lavori ci sono e io mi onoro di essere qui per il taglio di un nastro di un progetto che andrà avanti». Poi la questione, quanto mai dibattuta dopo le parole della sottosegretaria Francesca Barracciu sulla presenza di un gigante nelle sale del Quirinale. «È una questione controversa ci ragiona su la presidente della Camera dei deputati . Si tratta di scegliere se un'esposizione in un luogo in cui avvengono quotidianamente tante visite turistiche possa essere la giusta vetrina che faccia conoscere al mondo la cultura sarda oppure se sia più giusto che i visitatori ne vengano a conoscenza direttamente sul luogo in cui quelle statue sono nate. Ad ogni modo aggiunge Laura Boldrini le tecnologie moderne ci consentono azioni prima impensabili e così i giganti avranno la loro presenza virtuale all'Expo di Milano». (e.c.)
SARDEGNA -Incantata dai guerrieri del Sinis: La cultura è la via del riscatto
La presidente della Camera Laura Boldrini ha inaugurato l'ala del museo Marongiu di Cabras, che ospita gli ultimissimi ritrovamenti degli scavi archeologici di Mont'e Prama. La struttura è stata inaugurata con un simbolico taglio del nastro, ma le stanze coi reperti sono già visitabili da diversi mesi. I giganti di Mont'e Prama sono stati presentati come simbolo della civiltà forte e forte del territorio. La presidente ha sottolineato l'importanza della cultura per il riscatto economico del territorio e ha menzionato la necessità di investimenti nella cultura e nell'agricoltura. Tuttavia, ha anche espresso preoccupazioni per la mancanza di fondi per proseguire la campagna archeologica.
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