L'agente non era sul posto al momento dell'assalto. Sette alti funzionari rimossi dall'incarico, tra cui il capo della polizia della capitale. Domani riapre il museo TUNISI - Dopo l'attacco terroristico di giovedì scorso al Museo del Bardo di Tunisi, le autorità tunisine hanno deciso di rimuovere i responsabili della sicurezza della capitale nordafricana. Il ministro dell'Interno, Mohamed Najem Gharsalli, ha rimosso dall'incarico sette responsabili della sicurezza, tra i quali il capo della polizia del distretto della capitale. Gli altri sono il responsabile della Sicurezza per il turismo, il comandante dei vigili, il capo della sicurezza del distretto del Bardo e il suo omologo a Sidi Bechir, il responsabile dei servizi del Bardo e il capo del posto di polizia del Bardo. Nell'ambito delle indagini sulla strage, secondo alcuni media tunisini, sarebbe stato emesso anche un mandato d'arresto nei confronti dell'agente di polizia incaricato di vigilare il varco d'accesso al museo. L'agente non si sarebbe infatti trovato materialmente sul posto di lavoro al momento dei fatti. Il poliziotto è stato interrogato dal giudice istruttore, assieme ai vertici locali delle forze dell'ordine. Il mandato di arresto segue all'interrogatorio del poliziotto avvenuto questa mattina dallo stesso giudice istruttore che ha condotto gli interrogatori al capo del distretto di Polizia e del posto di polizia del museo. Il premier "ha effettuato una visita ieri sera (nella zona del museo) e ha notato diverse lacune. Di conseguenza ha deciso di licenziare un certo numero di responsabili, fra questi il capo della polizia di Tunisia e il capo della polizia del Bardo", ha indicato alla France Presse Mofdi Mssedi, addetto stampa dell'esecutivo. Nei giorni scorsi, era stato lo stesso presidente della Tunisia, Beji Caid Essebsi, a denunciare "défaillences nelle sicurezza". Oggi, in un'intervista a Le Figaro, anche il premier tunisino Habib Essid ha riconosciuto le numerose falle nei servizi di sicurezza che hanno consentito, non solo l'attacco terroristico del 18 marzo ma anche la nascita e lo sviluppo del movimento jihadista dai giorni della primavera araba: "Stiamo cercando di valutare la situazione e prendere le misure necessarie affinché il ministero degli Interni faccia il suo lavoro e difenda la repubblica. L'intervento delle forze di polizia al Bardo c'è stato, certo (...) Ma gli errori compiuti dimostrano che c'è ancora molto lavoro da fare a livello di ministero degli Interni". La Tunisia si prepara intanto a riaprire le porte del museo del Bardo. La riapertura è prevista per domani: nella stessa giornata Tunisi accoglierà migliaia di manifestanti in occasione del Forum sociale mondiale (fsm), previsto dal 24 al 27 marzo. Il direttore del museo archeologico, Moncef Ben Moussa, ha parlato espressamente di un "atto simbolico": "si tratta di una sfida ma è anche un messaggio (...), Vogliamo dire che gli autori dell'attentato non hanno raggiunto il loro scopo". Per l'occasione gli internauti tunisini hanno lacniato un appello a manifestare davanti al museo, il più celebre e prestigioso del paese, in occasione della riapertura. Intanto il console tunisino in Italia, in una conferenza stampa con il sindaco di Torino, Piero Fassino., ha annunciato che "la Tunisia organizzerà domenica prossima una grande marcia a Tunisi, una marcia internazionale, per dire no al terrorismo e per dire sì alla pace, alla stabilità e alla democrazia".
Tunisia, mandato d'arresto per il poliziotto che vigilava al varco d'accesso al Bardo
Sette alti funzionari della sicurezza della capitale tunisina sono stati rimossi dall'incarico dopo l'attacco terroristico al Museo del Bardo. Il ministro dell'Interno ha rimosso il capo della polizia del distretto della capitale e altri responsabili della sicurezza. L'agente di polizia incaricato di vigilare il varco d'accesso al museo non si trovava materialmente sul posto al momento dell'attacco. Il poliziotto è stato interrogato dal giudice istruttore e un mandato di arresto è stato emesso. Il premier ha deciso di licenziare un certo numero di responsabili, tra cui il capo della polizia di Tunisia e il capo della polizia del Bardo.
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