Solo Impregilo e Astaldi in corsa oggi per il general contractor. Il Wwf: rischio mafia Auno a uno sono fuggiti tutti gli stranieri, e a poco è servito dilazionare di un mese il termine per la presentazione delle offerte. Oggi è l'ultimo giorno utile e a rimanere in gara per il Ponte sullo Stretto, come in un torneo a eliminazione diretta, sono rimaste solo due imprese, entrambe italiane: la Impregilo e la Astaldi. Chi vincerà sarà il general contractor, il consorzio cui sarà affidata la progettazione esecutiva e la realizzazione della grande opera. Ma nonostante i ritiri a raffica «la gara va avanti», ha confermato al Sole 24 ore l'amministratore delegato della società Stretto di Messina Pietro Ciucci. Ma è un fatto che alle campagne ambientaliste, al no di una parte del centrosinistra e alla bocciatura dei comuni interessati, Villa san Giovanni e Messina, si è aggiunto lo scetticismo delle grandi imprese internazionali, che altrimenti difficilmente si sarebbero lasciate sfuggire l'affare più grosso del continente. Nonostante ritiri e scetticismi proseguono anche le altre attività preparatorie. Negli scorsi giorni sono stati infatti selezionati sette gruppi (su un totale di nove imprese che avevano presentato una richiesta di partecipazione alla gara) che prenderanno parte all'appalto di 150 milioni di euro per i servizi di Project management consulting. In questo caso il termine per la presentazione delle offerte scade il 6 settembre, e qui gli stranieri ci sono eccome, dall'americana Bechtel alla francese Systra. La prossima gara riguarderà invece le attività di monitoraggio ambientale. A poco sono servite le richieste di stop arrivate dalle associazioni ambientaliste Wwf, Legambiente e Italia nostra, e dai coordinamenti locali contro il Ponte, così come le manifestazioni e il parere negativo della commissione istituita dal comune di Messina. Non è invece intervenuta la regione Calabria riconquistata dal centrosinistra. Il coordinamento «No Ponte» aveva chiesto «un atto deliberativo di giunta che bloccherebbe la procedura, impedendo le speculazioni e gli sprechi», ma il neopresidente della Margherita Agazio Loiero, nonostante le pressioni interne, ha smentito decisamente qualsiasi intromissione della regione. «Il Ponte sullo Stretto molto probabilmente sarà la più grande opera mai realizzata, ma è già oggi l'infrastruttura strategica su cui è stata tentata la più grande operazione di reinvestimento di capitali mafiosi della storia», denuncia il Wwf. A testimoniarlo sono l'inchiesta dello scorso febbraio sul clan italo-canadese dei Rizzuto, che avrebbe investito cinque miliardi per sostenere la cordata che faceva capo all'ingegner Zappia e concorrere così all'offerta per il general contractor. Per gli ambientalisti «il tentativo di inquinamento mafioso è solo un preludio alle manovre che saranno possibili, sfruttando i provvedimenti derivati dalla legge obiettivo e le norme istitutive e di qualificazione del general contractor, che lasciano ampi spazi alla capacità di manovra della criminalità organizzata». A finire nel mirino degli appetiti mafiosi sarebbero addirittura il 40 per cento delle opere collegate al Ponte. Vale a dire 2 miliardi e mezzo di euro su un costo stimato di sei (che però gli ambientalisti già considerano lievitato a nove). I settori a più alto rischio sarebbero la struttura del Ponte e il ciclo del cemento; le infrastrutture di collegamento e di accesso, che prevedono la costruzione di nuove strade per 12 km di lunghezza e ferrovie per 15 km, nonché un movimento di materiali lapidei, calcestruzzi e terra di oltre 8 milioni di metri cubi; le infrastrutture di servizio, tra cui un centro commerciale di 35 mila metri cubi in Calabria e un servizio-ristoro di 38 mila metri cubi in Sicilia; i servizi di protezione ai cantieri; e l'intermediazione sugli espropri. Gran parte della responsabilità sarebbe della legge-obiettivo, che stabilisce dei meccanismi «a rischio», dalla libertà al general contractor di stipulare subappalti a suo piacimento al fatto che gli istituti bancari e istituzionali possano entrare e uscire dalle società di progetto del general contractor «in qualsiasi momento». Fino all'emissione, da parte del general contractor, di obbligazioni garantite dallo Stato. Inoltre, la Finanziaria 2005 ha stabilito che gli aggravi dei costi per ogni singolo materiale siano coperti dallo Stato. L'esempio di quanto potrebbe accadere è l'autostrada Salerno-Reggio Calabria, con costi quintuplicati, enormi ritardi nella realizzazione e infiltrazioni mafiose.
Ponte, una gara per due concorrenti
Il Ponte sullo Stretto tra Messina e Villa San Giovanni è in corsa per il general contractor, con solo due imprese italiane, Impregilo e Astaldi, che parteciperanno alla gara. Le attività preparatorie proseguono, con la selezione di sette gruppi per l'appalto di 150 milioni di euro per i servizi di Project management consulting. Gli stranieri, come Bechtel e Systra, parteciperanno alla gara. Le attività di monitoraggio ambientale sono inoltre in corso, con la presentazione delle offerte per il 6 settembre. Il Wwf e altre associazioni ambientaliste hanno espresso preoccupazioni sulla presenza di imprese mafiose nella gara.
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