Daniele Ferrara: «Da Verona a Venezia, patrimoni collegati» Ha davanti plichi di documenti, tutti da visionare. Sta in uno spazio angusto, per ora. In un ufficio tutto da riallestire, dopo il suo arrivo, con ancora gli scatoloni impacchettati. Ma lui non ci da troppo peso e ha già cominciato a muoversi. «L'inizio è sempre complicato» sorride. Daniele Ferrara, nuovo dirigente del Polo museale del Veneto è arrivato da qualche giorno a Venezia da Campobasso, dove era soprintendente per i beni artistici e storici del Molise. Un ritorno, il suo. Perché a Venezia aveva già lavorato in passato per la Soprintendenza per il polo museale veneziano. Ora invece guiderà il nuovo polo museale regionale del Veneto, cui faranno capo tutti i musei statali della Regione, ben sedici. «Sono moltissimi sì dice Ferrara prendendo in mano la penna, per scorrerli tutti nell'elenco targato Ministero dei beni e delle attività culturali la sfida che dovrò affrontare è proprio quella, creare ponti dove mancano, sono qui per ricucire la frattura». L'indicazione del Ministro Dario Franceschini, contenuta nella riforma è questa per tutti: creare legami tra le strutture regionali, impedire l'isolamento delle città-simbolo. «La riforma del Ministro Franceschini è impegnativa e porterà ad un cambiamento della visione complessiva del patrimonio culturale veneto dice Ferrara - la scelta di far rientrare in un unico istituto musei di epoche e luoghi diversi nasce proprio per collegare i diversi patrimoni. Per noi si tratterà soprattutto di creare un legame tra il centro storico veneziano e il resto della Regione». Una figura «ponte», la sua. Tra il centro storico, spesso ritroso e geloso custode della sua storia millenaria e una terraferma dalla quale, però, di fatto è nato. «Il compito principale che mi aspetta è quello di fare in modo che la città interagisca di più con le altre città venete dice Ferrara Venezia dovrà essere capita e compresa anche dagli abitanti della Regione, insomma, miglioreremo il rapporto tra il centro e la periferia mostrando che non esiste né in un verso né nell'altro una subalternità. Venezia non sarebbe stata quello che è se non ci fosse stata la periferia che l'ha sostenuta, e viceversa». Come lo farà è presto per dirlo ma qualche idea fa già capolino: ci saranno progetti comuni per i sedici musei. E luoghi-simbolo di connessione. Centri nevralgici di «snodo» nelle autostrade della cultura veneta. «Uno dei luoghi che avrà questa funzione sarà Villa Pisani a Stra dice Ferrara ma tutti i musei verranno coinvolti. Verranno fatti dialogare tra loro collegando i patrimoni, con temi comuni proposti per tutti e mostre che passeranno da una sede all'altra. Nel tempo, con i musei archeologici che raccontano l'antefatto e quelli contemporanei che raccontano la conclusione ma anche nei luoghi. Insomma, non sarà la solita mostra con le opere in "dialogo", ecco». È chiaro, Ferrara, diretto, senza orpelli. Sa a cosa sta lavorando, ha davanti l'obiettivo e verso quello si muove. «Ci saranno anche nuovi progetti didattici nei musei, certo dice ma saranno cose marginali, ci sarà molto di più. Dobbiamo raccontare la storia del Veneto dall'inizio. E lo faremo cercando i migliori strumenti per farlo, passando dall'arte antica ai linguaggi contemporanei». Qualche timeline, anche se sono passati solo pochi giorni però c'è già: l'allestimento del primo lotto del museo di Altino chiuderà entro il 2015. Ma la vera rivoluzione arriverà in centro storico, a Palazzo Grimani. «Ne farò un nucleo strategico dell'arte veneziana, diventerà un'officina culturale dice voglio renderlo vivo per l'arte tout court , invitare pittori, scultori ma anche fotografi, registi, artisti visuali. Vorrei che in una sorta di residenza gli artisti si mettessero a nudo con la città, che si aprisse il Palazzo magari nei periodi più spenti, a fine Biennale per esempio, per raccontare l'arte ai cittadini. In fondo non ci siamo inventati nulla. Palazzo Grimani ha questa storia scritta nel suo Dna noi le daremo solo nuova luce».