L'ex sovrintendente Damiani trasformò l'area guardiania nella sua casa di servizio Venezia. Giovanna Damiani, soprintendente del polo museale di Venezia fino a un mese fa, si sarebbe fatta un mini appartamento dentro il museo di palazzo Grimani al posto degli spazi destinati ai lavoratori della guardiania. La denuncia arriva dalla Cisl che ha presentato un esposto alla Corte dei Conti. Oggi è bufera sul cambio di destinazione d'uso di quei locali e sul fatto che nonostante Damiani sia stata trasferita in Sardegna, l'appartamento risulta ancora a sua disposizione. VENEZIA. Un mini appartamento dentro il museo di palazzo Grimani, voluto dall'allora soprintendente Giovanna Damiani al posto degli spazi per lavoratori della guardiania. In quell'appartamento Damiani abitava, quando veniva a Venezia, prima del trasferimento in Sardegna un mese fa. Ma ora è bufera sul cambio di destinazione d'uso di quei locali, su cui la sovrintendenza di palazzo Ducale avrebbe espresso parere negativo all'epoca e sul fatto che l'alloggio è ancora nelle disponibilità di Damiani. A renderlo noto è stata la Cisl che ha anche svelato di aver fatto un esposto alla Corte dei Conti. «L'amministrazione Damiani ha trasformato alcuni ambienti del palazzo in alloggio di servizio scrivono il segretario veneziano della Federazione lavoratori pubblici Alberto Ponticello e il segretario della Cisl Funzione pubblica Venezia Massimo Grella formalmente per il casiere (il relativo bando non è mai stato emesso), in realtà quale appartamento ad uso esclusivo, nonostante fosse già disponibile un alloggio in Piazza San Marco. Tutta l'operazione è stata fatta cambiando la destinazione d'uso dei locali dopo aver ricevuto il parere contrario dell'altra soprintendenza di Venezia». In realtà la Soprintendenza ai beni architettonici (che in quel periodo era retta da Renata Codello) avrebbe dato parere negativo pur non essendo di sua diretta competenza. Il «no» allora era legato a problemi di sicurezza (uno su tutti la presenza di una cucina con la piastra per cucinare, accanto alle sale). Ma la richiesta del cambio d'uso non era passata neppure per gli uffici della direzione regionale: «Palazzo Grimani dipendeva direttamente dalla direzione generale centrale spiega Ugo Soragni, ex direttore regionale non era di nostra competenza e non ne ho mai saputo nulla». L'idea di un appartamento in quei locali al primo piano era nata già ai tempi del restauro quando il sovrintendente era Vittorio Sgarbi. «Il progetto è mio, l'avevo detto ma non era mai partito conferma il critico d'arte non vedo lo scandalo c'erano alcune stanzette che non potevano essere usate come area espositiva. Se qualcuno ha seguito la mia idea ha fatto bene. Erano spazi perfetti per un uso abitativo. Chi grida allo scandalo entra nella solita logica italiana per cui è meglio lasciare spazi inutilizzati piuttosto che usarli in modo utile». I sindacati sul piatto mettono anche altre questioni: «Mi piacerebbe capire chi ha pagato i lavori dice Grella- chi ha speso i soldi per il mobilio. E poi è giusto che un cinquecentesco palazzo di Santa Maria Formosa, un tempo dimora del patriarca Grimani abdichi alla funzione culturale pubblica e assuma i connotati della struttura ricettiva ad uso e consumo di qualche privilegiato?». «Ho fatto personalmente un esposto alla Corte dei conti aggiunge Alberto Ponticello e presto potrebbe partirne un altro». Il fatto è che per i dirigenti delle sovrintendenze esistono già alloggi di servizio tra Palazzo Reale e gli uffici di Cannaregio. Giovanna Damiani parla di falso «scandalo». «Sì, l'ho usato, dice e quindi dove sta il problema? In quelle stanze i custodi trascorrevano molto tempo ma non era certo uno spogliatoio. Ho ottimizzato gli spazi senza sottrarre alcuna funzione utile e necessaria, anzi, interrompendo delle cattive pratiche ricreative che non si addicono al lavoro della guardiania». Il cambio di destinazione d'uso resta un giallo. «Non ricordo se sia stato fatto aggiunge Damiani nel caso in cui fosse stato fatto l'avrei ovviamente firmato io, essendo di mia diretta competenza. Ho sottratto un luogo di evasione, punto. E queste sono polemiche legate all'acredine per quel gesto». L'alloggio è ancora nella sua disponibilità. «Sono stata nominata in Sardegna ma ho ancora alcune mie cose lì, che devo tornare a prendere. Ci sono dei libri che vorrei riavere..».
Venezia, palazzo Grimani. Nel museo spunta un alloggio, è bufera
La Cisl ha presentato un esposto alla Corte dei Conti per denunciare la trasformazione di alcuni ambienti del palazzo Grimani in alloggio di servizio per l'allora soprintendente Giovanna Damiani. La trasformazione è stata fatta cambiando la destinazione d'uso dei locali dopo aver ricevuto il parere contrario dell'altra soprintendenza di Venezia. La Soprintendenza ai beni architettonici aveva dato parere negativo per motivi di sicurezza. Il cambio di destinazione d'uso non è stato formalizzato con un bando e non è stato comunicato alla Cisl. La Cisl ha anche chiesto di sapere chi ha pagato i lavori e chi ha speso i soldi per il mobilio.
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