Le più ricorrenti sono le sue citazioni: brani tratti dalle lettere che Vincent scrisse tra il 1972 e il 1890 al fratello Theo (suo amatissimo protettore e mentore) e che guidano i visitatori, migliaia in poco più di un mese, alla chiesina di Santo Stefano al Ponte. Le trovate ricopiate su twitter se cliccate su vangoghalive . Insieme a un profluvio di commenti lusinghieri sulla mostra multisensoriale che dal 16 marzo e fino al 12 aprile dovrebbe condurci tra i tratti di colore del pittore olandese. Siamo andati anche noi, colpiti dal grande numero di presenze: 5.000 nel solo scorso weekend, 20 mila in quattro settimane, lunghe code all'entrata per assicurarsi un biglietto nella piccola chiesetta romanica, rimaneggiata nel 1.600, e che oggi la si ritrova alle voci Auditorium o Location. La mostra, curata da Fabio Di Gioia, è suggestiva. Entrati dal basso, poco sotto l'altare centrale, ci si trova immersi davanti e di dietro, a destra e a sinistra da immagini in movimento che restituiscono a video i lavori di Vincent Van Gogh. Una dopo l'altra sfilano le opere dei vari momenti creativi dell'artista. Si parte dai primi autoritratti e dal periodo olandese, quando i colori sono più cupi e i paesaggi meno luminosi ed aperti: è la fase del sodalizio con gli umili, dei mangiatori di patate, della povera gente. Si passa alla fase parigina e alla sua fascinazione per il movimento dei pittori Impressionisti, quindi ci sposta ai suoi giorni nel sud della Francia, costellati da campi di grano, girasoli e dalla luce di un sole accecante, e a seguire ci si dirige verso le battute finali della sua vita con l'esperienza del manicomio e ancora tanti, tantissimi autoritratti con quegli occhi inquietanti. Tutto questo può avvenire, anzi avviene, stando fermi. Perché la mostra Van Gogh Alive, prodotta e realizzata da «Grande Exhibitions» e «Perlage Grandi Eventi» (che qualcosa di simile hanno fatto su Leonardo da Vinci a Tel Aviv) è arrivata a Firenze dopo essere stata alla Fabbrica del Vapore a Milano, e si sostanzia del combinato congiunto di quanto vien fuori da 40 proiettori che, in contemporanea, costellano le pareti e gli altari della chiesetta delle riproduzioni di capolavori del maestro dei cieli stellati. Impalpabili e immateriali, però, tanto quanto erano materiche le pennellate superbe del maestro del colore, e accompagnati da una colonna sonora che spazia da Handel,a Tiersen, da Schubert a Kusturica, Godard, da Satie e Saint-Saëns Liszt e Delibes. L'operazione funziona e lo dicono i numeri, visto che tanti ingressi per una mostra così per di più con un biglietto che costa 12 euro (per gli Uffizi si paga a tariffa intera 50 centesimi in più!) non sono roba da poco. E quindi chapeau a quanti hanno prodotto il pacchetto completo dell'esperienza, (è questo il sottotitolo della mostra). Però una notazione va fatta: l'esperienza di un Van Gogh, diciamo cinematografico e spettacolare, avrebbe funzionato meglio se l'avessimo vista a corredo di una mostra vera e propria. Al limite dopo aver visto anche solo un paio di quadri del pittore. La grandezza di Van Gogh è tutta nella magnificenza del suo colore, nei suoi alberi blu, nel suo verde cipresso che bisogna vederlo per capire com'era, nel suo giallo assoluto su cui lui stesso annotava «quanto è bello il giallo, rappresenta il sole». Nei suoi riflessi dorati in un mare di blu. Nei suoi volti da contadini bruniti, nei suoi rossi che sembravano lava infuocata. D'altro canto era lui stesso a scrivere come suggerisce una delle citazioni riportate a parete nella mostra di Santo Stefano al Ponte: «non si può essere al polo e all'equatore nello stesso tempo. Devi scegliere la tua linea come, lo spero, anche io. E probabilmente sarà il colore». Era al colore, alla sua costante e continuamente cangiante presenza nella natura, che Vincent Van Gogh dedicò la sua breve e travagliatissima vita. Ed è a quello, innanzi tutto, che dovrebbe rendere omaggio una mostra a lui dedicata. Questa esperienzale in corso a Firenze lo fa per metà, perché, come è ovvio che sia, non è possibile rendere attraverso la proiezione di una, dieci, cento immagini la potenza della pennellata di un genio quale è stato Van Gogh: la gloriosa concretezza dei suoi girasoli, dei suoi campi di grano costellati da quei corvi inquietanti, l'intimissima atmosfera dimessa di una stanzetta, magari la sua ad Arles, con la finestra socchiusa. Questa è solo una nostra impressione, restano su vango ghalive giudizi lusinghieri ma soprattutto le belle citazioni tratte dalla sua corrispondenza con l'amato fratello. Frasi come: «Il modo migliore per amare la vita è amare molte cose». «Faccio cose che non mi riescono per imparare a farle». «Preferirei morire di passione che di noia». «Solo cadendo posso rialzarmi». Cose così, per un viaggio dell'arte a misura di twitter. Per una mostra che è un po' come un Bignami di storia dell'arte, un'introduzione all'arte magnifica del grande Van Gogh, una veloce antologia, che ci piace pensare rappresenti il punto di partenza di un viaggio per conoscere l'arte di Vincent. Quella vera.
Firenze. Tutti i pixel di Van Gogh
La mostra "Van Gogh Alive" è stata inaugurata a Firenze dopo aver visitato Milano. La mostra è stata curata da Fabio Di Gioia e presenta opere di Vincent Van Gogh in movimento, riprodotte su 40 proiettori. La mostra è stata molto popolare, con 5.000 visitatori nel solo weekend precedente. La mostra è stata anche accompagnata da una colonna sonora che spazia da Handel a Tiersen. La mostra è stata considerata un successo, con molti visitatori che hanno prodotto il pacchetto completo dell'esperienza. Tuttavia, alcuni critici hanno notato che la mostra non è stata sufficientemente completa, poiché non includeva opere di Van Gogh che non sono state riprodotte in movimento.
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