L'assessore Malagoli: «Non li abbiamo. Dobbiamo trovare degli sponsor». Il restauratore Morigi: «La manutenzione mai fatta ha portato a queste cifre» Il Gigante è malato e ha urgente bisogno di cure, anche se ha 450 anni, non proprio ben portati, ma che lo attendono al varco nel 2016. È vero che ne sono passati solo una trentina dall'ultimo restauro della Fontana del Nettuno, simbolo identitario di Bologna, ma da allora il quadro clinico della cinquecentesca statua bronzea realizzata dal Giambologna si è deteriorato sempre più. I motivi? Lorenzo Morigi, figlio di Giovanni, che a fine anni '80 curò il restyling del monumento, non ha dubbi: «Al momento chiunque può vedere che il Nettuno è messo male, con impianti che non funzionano. La causa è una manutenzione mai fatta e che invece avrebbe consentito di non arrivare alle cifre di cui si parla». Il Comune, infatti, ha già fatto i conti per bocca dell'assessore ai Lavori pubblici Riccardo Malagoli: «Ci vogliono circa 800.000 euro che non abbiamo e per questo dobbiamo cercare degli sponsor, perché è una ristrutturazione importante e complessa in un momento non semplice». La cifra non convince però Morigi, titolare con il padre di uno studio di restauro specializzato in monumenti conservati all'aperto: «Non capisco come faccia il Comune a ipotizzare una cifra quando non esiste, a quanto ne so, un progetto di restauro. E poi, forse, varrebbe la pena di procedere un passo alla volta. Magari con un'indagine a campione sullo stato del monumento, che nessuno conosce. Certo, non è in condizioni disperate, ma non sono convinto che il calcare che si è formato sia facilmente rimovibile. Basta guardare le 4 Najadi, con zone di colore viola e verde, segno di corrosione della superficie». Anche Malagoli, che lunedì ne riferirà in Consiglio comunale, ammette che ci sono vari impianti sui quali intervenire, da quello elettrico all'idraulico: «Anche se precisa la fontana non è del tutto secca, solo alcuni ugelli sono chiusi. Diciamo che non è attiva completamente». Nel frattempo qualche abboccamento con privati il Comune lo avrebbe avuto, sulla scia di quanto accadde con il precedente restauro, sostenuto dagli industriali della città. «Un percorso a tappe potrebbe però semplificare la raccolta di risorse che servirebbero, spaventando meno delle cifre ipotizzate», ribatte Morigi, che quattro anni fa aveva partecipato ad alcuni incontri in Comune senza seguito. Entrambi, Malagoli e Morigi, concordano però sui benefici effetti della partecipata presentazione, due giorni fa all'Archiginnasio, del volume dedicato al Nettuno da Richard Tuttle, pubblicato postumo dopo la scomparsa nel 2009 dello studioso americano. «Il libro ammette Francesco Ceccarelli, che ha curato la pubblicazione insieme a Nadja Aksamija ha avuto il merito di riportare l'attenzione sulla fontana, perché l'ultimo restauro aveva riguardato la parte architettonico-monumentale, ma il problema dell'acqua resta centrale. Non si può blaterare di una Bologna acquatica senza considerare la Fontana del Nettuno. Il volume ha il merito di chiarire il discorso sulla rete idrica e sulle sofisticate tecnologie che il monumento nasconde. Abbiamo lanciato un sasso nella fontana, sino al 2016 ci sarebbe un anno e mezzo per intervenire». Ceccarelli si dice stupito dell'interesse attorno al monumento che la pubblicazione ha rilanciato: «Si pensava di sapere tutto del Nettuno e invece sono saltate fuori altre cose nuove». Nel frattempo il Gigante deve difendersi non solo dal calcare, ma anche dagli attacchi dall'alto visto che, dice Morigi, «anche le protezioni contro i piccioni sono saltate».