Caro direttore, la notizia della riapertura della Villa dei Misteri al termine del restauro dei suoi straordinari affreschi mi ha fatto tornare alla mente una storia curiosa, della quale ho sentito spesso parlare in famiglia. Mio nonno Carlo era gioielliere, Ed era un «uomo di gusto e di cultura». Sapeva disegnare e dipingere, collezionava opere d'arte, raccoglieva vasi antichi e vetri pompeiani, s'intendeva di numismatica, possedeva una vasta biblioteca. Era anche ricco e aveva la passione dell'archeologia. All'epoca era consentito ai privati effettuare scavi a proprie spese con l'autorizzazione del ministero. Ovviamente le esplorazioni dovevano essere effettuate sotto la sorveglianza della soprintendenza archeologica. La legge avrebbe riservato allo Stato, con facoltà di scelta, un terzo degli oggetti tornati alla luce. La cosa appariva così conveniente che da Napoli Giuseppe Fiorelli aveva scritto allo «scopritore di Troia» Heinrich Schliemann, tentando di convincerlo a scavare «privatamente» in Sicilia e in Calabria. Ai primi nel 1898 mio nonno venne a sapere che a Pompei un fondo agricolo coltivato a frutteto nei pressi di Porta Vesuvio si trovava in vendita. Il 26 maggio, nello studio del notaio Giacomo Vitelli di Boscoreale, firmò l'atto d'acquisto. Cinque mesi dopo ottenne l'autorizzazione del Ministero. E il 16 ottobre diede inizio alle esplorazioni, effettuate sotto il controllo dell'archeologo Antonio Sogliano. La fortuna non l'aiutò. Riuscì a trovare soltanto i resti d'una piccola casa, appartenuta probabilmente a poveri contadini. E cinque tombe, coperte di tegole di terracotta, una delle quali conteneva, accanto allo scheletro, un vasetto con una moneta di Filippo l'Arabo, imperatore che aveva regnato intorno alla metà del III secolo d. C. Quindi tutta roba posteriore all'eruzione che aveva distrutto Pompei. Si può immaginare la sua delusione. Il 7 gennaio 1899 ordinò di chiudere il cantiere e fece ripiantare gli alberi. Ma esattamente dieci anni dopo, a gennaio del 1909, lo svizzero Aurelio Item, proprietario dell'Hotel Suisse di Pompei (dove mio nonno aveva spesso alloggiato), avendo notato alcuni ruderi affioranti tra la vegetazione fu autorizzato a scavare. E a qualche decina di metri dallo scavo abbandonato da mio nonno scoprì la Villa dei Misteri.
Pompei. Mio nonno e lo scavo a dieci metri dalla Villa
La storia di un famiglia che ha vissuto a Pompei e ha partecipato alla scoperta della Villa dei Misteri. Il nonno del narratore, Carlo, era un gioielliere e un uomo di cultura che aveva la passione dell'archeologia. Nel 1898, aveva acquistato un fondo agricolo nei pressi di Porta Vesuvio e ottenuta l'autorizzazione del Ministero, aveva iniziato a scavare, ma aveva trovato solo resti di una piccola casa e cinque tombe con oggetti posteriori all'eruzione di Pompei. Nel 1909, lo svizzero Aurelio Item aveva scavato a poche decine di metri dallo scavo abbandonato di Carlo e aveva scoperto la Villa dei Misteri.
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