Grand Tour riveduto e corretto tra ville, giardini, borghi. Così il Fondo ambiente italiano difende il territorio Luoghi inaspettati e viaggiatori curiosi. Sono loro i protagonisti di questa guida, la prima che raccoglie (e cataloga) i gloriosi «frammenti» dell'arte e della cultura di cui si è preso carico il Fondo ambiente italiano: monumenti e capolavori di ogni genere e stile (dall'antica edicola di Piazza Canossa a Mantova al Castello di Villalta a Udine, dalla Biblioteca Comunale Antonelliana di Senigallia alla miniera di Serbariu in Sardegna) che hanno fatto la storia di questo Paese. Il ritratto che ne esce (35 «Beni» dei cinquanta di cui il Fai oggi si occupa ufficialmente, 44 «Luoghi del Cuore» dei 34mila segnalati dai cittadini, 410 «mete speciali» consigliate dai volontari delle Delegazioni Fai) è quello di «un'Italia viva e attiva che partecipa e s'impegna per salvaguardare e promuovere il paesaggio e il patrimonio culturale del Paese». Un patrimonio, peraltro, estremamente complesso e affascinante nella sua varietà, fatto di chiese, palazzi, ville, borghi, aree archeologiche, giardini, caserme, negozi d'autore, studi tv, che proprio oggi e domani saranno in parte «eccezionalmente aperti al pubblico a contributo libero» in occasione delle Giornate Fai di Primavera. Sono tante le sorprese che l'elenco (in qualche modo, un vero e proprio invito al viaggio) riserva. E la bellezza, così articolata e mai banale, dei nostri «tesori» potrebbe persino sembrare già nota: chi non conosce (verrebbe infatti da chiedersi) il Criptoportico Forense (Valle d'Aosta), l'Abbazia di San Fruttoso (Liguria), le Catacombe di San Gennaro (Campania), il Castello della Manta (Piemonte), il Giardino pantesco di Donnafugata (Sicilia), la Villa di Balbaniello (Lombardia), il Bosco di San Francesco (Umbria), il Teatrino di Vetriano (Toscana), il Parco della Villa Gregoriana (Lazio), il Collegio Alberoni (Emilia-Romagna), le Terme di Historium (Abruzzo), il Negozio Olivetti progettato da Carlo Scarpa (Veneto) o il Monumento alla Vittoria di Marcello Piacentini (Trentino Alto Adige), Casa Noha (Basilicata), la Spiaggia del Fosso Cupido (Calabria)? Eppure per lungo tempo, prima che il Fai partisse lancia in resta «per preservare e promuovere» questi stessi tesori, si trattava di luoghi «molto» per addetti ai lavori, destinazioni eccellenti che spesso attiravano più gli stranieri (magari conquistati da una loro personale idea di un «Grand Tour» riveduto e aggiornato) che gli italiani. Le testimonianze di Andrea Carandini (presidente del Fai) e di Marco Magnifico (vicepresidente), che aprono la guida, servono proprio per far capire ancora meglio quanto sia invece assai più complesso l'universo e il «sogno» del Fondo ambiente italiano, nato il 28 aprile 1975 (a firmare l'atto costitutivo e lo statuto sarebbero stati Giulia Maria Mozzoni Crespi, Renato Bazzoni, Alberto Predieri e Franco Russoli) per «contribuire alla tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio d'arte, natura e paesaggio italiano». Una «fondazione senza scopo di lucro» che, grazie a un'idea di Elena Croce, figlia di Benedetto, si prefiggeva di emulare il National Trust inglese. Il professor Carandini, per parte sua, si augura così di «aiutare prima di tutto gli italiani a spegnere gli schermi, della televisione come del computer, per tornare agli ambienti e ai paesaggi reali e ai monumenti di natura», sia che si tratti del Monte Bianco o il Lavatoio del Reale Albergo dei Poveri di Palermo. E di scegliere la via di quell'impegno civico (idealmente rappresentato dagli oltre 7.000 volontari e dalle 116 delegazioni) capace «di far riscoprire il Paese in tutte le sue curiosità, significatività e meraviglie, in modo che tutti possiamo finalmente riappropriarci della nostra Terra, custodirla rispettandone la tradizione e preparare un'Italia futura degna delle precedenti civiltà e non più disordine barbarico che inquina, imbruttisce e avvelena». Marco Magnifico, invece, riporta alla luce un altro degli elementi che rendono davvero unica l'esperienza del Fai: le storie degli uomini e delle donne che «hanno donato le loro strepitose residenze». Come Claudia Gian Ferrari con i suoi Morandi, i suoi Carrà, i suoi Sironi, i suoi Martini, che oggi rappresentano l'orgoglio di Villa Necchi Campiglio a Milano, uno dei luoghi simbolici del Fai, immortalata anche in un film emblema di un certo modo (finalmente elegante e raffinato) di essere italiani: Io sono l'amore (2009) di Luca Guadagnino. Ma anche di Salvatore Jaccarino, mitico custode della Baia di Ieranto, e dei due padri, un celebre architetto milanese e un tenace contadino agrigentino, toccati entrambi dalla medesima tragedia della perdita di un figlio adolescente, «fulminati nel ritrovare nel paradiso del giardino della Kolymbethra la presenza dei loro figli e così decisi a dedicare a quel giardino forze e risorse». Storie e non solo luoghi bellissimi: per questo forse l'esperienza del Fai resta ancora qualcosa di veramente unico.
Quante bellezze inaspettate. I tesori del Fai in una guida
Il Fondo ambiente italiano (Fai) ha pubblicato una guida che raccoglie e cataloga i monumenti e i capolavori di arte e cultura in Italia. La guida, intitolata "Grand Tour", presenta 35 beni del Fai, 44 luoghi del cuore dei 34mila segnalati dai cittadini e 410 mete speciali consigliate dai volontari delle Delegazioni Fai. La guida mostra l'Italia come un paese viva e attiva che partecipa e s'impegna per salvaguardare e promuovere il patrimonio culturale e paesaggistico. Il Fai è una fondazione senza scopo di lucro nata nel 1975 per contribuire alla tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio d'arte, natura e paesaggio italiano.
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