«Per noi, questa settimana è il momento in cui facciamo scoprire un'Italia meno nota, un momento centrale per il suo significato di iniziazione alla cultura, di educazione, che è il primo cardine per poter conservare i nostri beni». Andrea Carandini, archeologo e presidente del Fondo per l'Ambiente Italiano (Fai), parla con entusiasmo della raccolta fondi partita per proteggere 780 monumenti in Italia. Ma sa anche che si tratta di una settimana decisiva per il piano paesaggistico della Toscana. Professore, anche quello del piano del paesaggio è un argomento che le sta a cuore. «Eccome, su questo tema ho scritto una lettera a Renzi e ho lanciato un anatema contro coloro che per facili successi immediati, magari anche elettorali, compromettono il futuro dell'Italia. Come non ci verrebbe in mente di decapitare la Torre di Pisa, non dobbiamo neppure ridurre una montagna delle Apuane a una carie». Non si rischia così di frenare lo sviluppo? «Dobbiamo essere lungimiranti e tutto possiamo fare fuorché compromettere quel paesaggio che è la ragione principale per cui gli stranieri vengono in Italia e in Toscana. Una volta che l'avremo ulteriormente compromesso per ragioni di breve gittata, avremo compromesso tutto. Che futuro può avere l'Italia nell'industria fordistica, i cinesi ci batteranno sempre. Ma sul paesaggio, sul patrimonio, sul design, sul cibo, su Michelangelo, a noi chi ci batte? Nessuno». Nella querelle tra giunta e Pd, tra Regione e governo, come pensa che andrà a finire? «Ho incontrato ieri (mercoledì, ndr) il ministro Dario Franceschini, mi ha promesso che il ministero eserciterà il massimo impegno in direzione della tutela del paesaggio». Decide la Regione o decide il ministro? «La legge impone la co-pianificazione con il ministero. Si tratterà di incrociare le due logiche, è quello che vogliono la Costituzione e il codice dei beni culturali. Senza copianificazione, il piano non ha valore». Al di là della legge, in un'Italia ideale chi dovrebbe decidere? «Negli anni '70 il mio maestro Bianchi Bandinelli era regionalista, e anche io lo ero. Ma le Regioni hanno fatto una pessima figura, hanno cementificato quel che era cementificabile, hanno permesso che la boscaglia invadesse il territorio e soprattutto non hanno fatto i piani paesaggistici. Sono 11 anni che sono previsti nel codice: solo uno è stato approvato, quello della Puglia. È il segno che lo Stato si è arreso alle Regioni. E le Regioni a loro volta si sono arrese agli interessi dei Comuni». Ed è sbagliato? «La tutela può essere esercitata solo da lontano: cosa può fare un povero sindaco che ha i costruttori, le grandi società che premono? Finora, quel poco che è stato tutelato lo è stato grazie al ministero. Se un governo avesse abolito il codice dei beni culturali, noi non avremmo più un metro quadro di campagna». Quindi non si fida neppure della Regione Toscana? «No. La Toscana è il paesaggio più importante d'Italia. Se arriva a un compromesso onorevole col ministero sarà un bel momento».
Toscana. È Roma a garantire la tutela Regioni e Comuni? Non mi fido
Andrea Carandini, archeologo e presidente del Fondo per l'Ambiente Italiano, parla della raccolta fondi per proteggere 780 monumenti in Italia. La settimana è decisiva per il piano paesaggistico della Toscana. Carandini sostiene che il piano del paesaggio è un argomento centrale per la tutela del patrimonio italiano. Ha scritto una lettera a Renzi e ha lanciato un anatema contro coloro che compromettono il futuro dell'Italia per raggiungere successi immediati. Carandini sostiene che la tutela del paesaggio è essenziale per lo sviluppo economico e che il ministero deve esercitare il massimo impegno nella tutela del paesaggio.
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