Caccia ai tesori. Bellezze da scoprire Per innamorarsi basta un'ora, ma per leggere epigrafi e annusare i limoni del Garda, perdersi nel blu degli affreschi e nell'età di Augusto, servono due giorni: domani e domenica. Le margherite fioriscono sulla Torre dei francesi e nella platea del teatro romano: tornano le Giornate di primavera del Fai, anno ventitreesimo. Due giorni di tour nella Brescia dell'Expo 1904 e in provincia, tra archeologia e alimentazione: 39 beni aperti in tutto. Istruzioni per l'uso dagli esperti: cosa visitare e perché. «Vado indietro invece che avanti: consiglio la pieve della Mitria, a Nave» dice il presidente di Brescia Musei Massimo Minini. «Le chiese del Quattrocento sono luoghi mitici dove la fede si manifesta con grandi affreschi, anche naïf: qui non ci sono opere di nomi noti, forse qualche Santo che potrebbe essere attribuito a un Moretto giovane. Visitare la chiesa non è un rifugio nel passato ma la presa di coscienza del fatto che da lì vediamo». Scelta insolita, comunque: «L'arte contemporanea la vedo tutti i giorni. Quella antica è piena di sorprese». Giosi Archetti, che è stata presidente della delegazione bresciana del Fai, domani sarà a palazzo Martinengo, via Musei: «Sugli scavi di età augustea e i resti della Roma di Flavio che nascondono i sotterranei, si sa quasi tutto. Ma i ciceroni sono stranieri, li ho formati io stessa: parleranno nella propria lingua e in italiano. È affascinante vedere come si siano appropriati dei beni della città. Proietteremo anche le immagini di altri resti archeologici: le Piramidi, la Grande Muraglia, statue e monumenti che la Storia ha distrutto». Consiglio numero due: il Castello. «Un posto che dovrebbe diventare il centro strategico della città, e al quale sono molto affezionata: ci portavo i bambini quando c'era lo zoo. Trascineremo turisti sulla Torre dei francesi e lungo le tracce romane. Chi non resta in città, può visitare le limonaie di Tignale o il quartiere Marzotto di Manerbio». Gli itinerari collaterali, fuori dalla lista ufficiale del Fai, li consiglia Elena Lucchesi Ragni, ex direttore dei Civici Musei: «Le Giornate di Primavera mi hanno sempre fatto venire voglia di passeggiate all'aperto. Andrei a visitare il santuario della Madonna della Stella, tra Cellatica e Gussago, con il bellissimo dipinto del Romanino: la Vergine ha un incredibile manto bianco-argento che occupa tutta la scena. Sullo sfondo, fuori dalla chiesetta, il Montorfano, i vigneti e gli Appennini». Altro consiglio, altro giro: «Il santuario della Madonna di Paitone, con l'apparizione della Vergine a un sordomuto trattenuta sulla tela da Moretto. In città, a San Gottardo, c'è la Madonna del Patrocinio, uscita dal disegno di Gaspare Turbini nel 1792: alle pareti, però, mancano gli ex voto. Sono al Museo Diocesano».