L'ex sindaco attacca la procura: assoluzione ovvia. I tecnici: migliorie, non sprechi Da sindaco ha aperto e chiuso l'iter del ponte. E ieri Massimo Cacciari, ex primo cittadino di Venezia, ha esultato per l'assoluzione di Santiago Calatrava e dei tre tecnici dall'accusa di danno erariale. «E' un'assoluzione ovvia, si è trattato di un'assurda montatura», ha spiegato. Soddisfatti anche i tecnici: «Abbiamo apportato migliorie, non sprechi». Ma il consulente della procura della Corte dei Conti insiste: «Quel progetto era sbagliato e nessuno ha dimostrato il contrario». VENEZIA «Era del tutto ovvio, è stata un'assurda montatura. Sono lieto per i miei vecchi collaboratori, tutta gente di primissimo ordine». Massimo Cacciari fu colui che nel 1997, da sindaco, ricevette dalle mani dell'architetto Santiago Calatrava il bozzetto del quarto ponte sul Canal Grande. E se ne innamorò, tanto da dare il via all'iter per realizzarlo anche se la gara fu bandita e affidata con la giunta di Paolo Costa e poi da gestire la conclusione dei lavori fino alla «non inaugurazione» dell'11 settembre 2008. Oggi, telegrafico, esulta per la decisione dei giudici della Corte dei Conti di assolvere Calatrava e i tre tecnici che seguirono i lavori del ponte (Salvatore Vento, Roberto Scibilia e Roberto Casarin) dall'accusa di aver causato un danno erariale di 3,9 milioni di euro. D'altra parte già al momento della citazione a giudizio Cacciari aveva detto sprezzante: «Dove vive la Corte dei Conti? Si sapeva che i conti non potevano reggere con l'attuale normativa italiana». E proprio di recente, alla domanda se rivendicasse tutte le scelte da sindaco di Venezia, ha risposto: «Ho avuto qualche casino con il ponte di Calatrava, una grandissima opera di architettura, solo che è costata un'ira di Dio». I giudici della Corte, come da sempre pensa Cacciari, si sono convinti che, se c'è stato un aumento dei costi dai 3,9 milioni del progetto preliminare del 1999 ai 6,7 di quello esecutivo del 2002 e infine agli 11 spesi realmente, la colpa non è stata né di errori progettuali di Calatrava, né di una scorretta gestione da parte dei tre tecnici. «I giudici hanno accolto la nostra tesi, tutte le aggiunte della quinta perizia, che era quella che mi riguardava, sono state migliorie, non sprechi», commenta Casarin, la cui posizione è stata archiviata per una questione procedurale, ma che sottolinea come la sentenza di fatto lo scagioni anche nel merito di quell'ultima perizia di variante da oltre un milione di euro. «Non si può negare che i costi siano cresciuti, ma quelle aggiunte hanno fatto sì che il ponte fosse diverso da quello che era inizialmente - continua Casarin - d'altra parte siamo di fronte a un'opera d'arte, unica nel suo genere: non credo che sia giusto citare questo ponte come un esempio di mala amministrazione». Anche Vento, storico dirigente dei Lavori pubblici di Ca' Farsetti, ha accolto la sentenza con grande soddisfazione. «Era commosso - racconta il suo legale, l'avvocato Vittorio Domenichelli - La sentenza ha reso giustizia a tutta questa vicenda, confermando che da un lato non ci sono mai stati errori nel progetto, ma al massimo qualche carenza, dall'altro che i pubblici funzionari hanno seguito un comportamento del tutto corretto, sia sulla definizione dei nuovi prezzi, sia sulla mancata risoluzione del contratto, che sulle manutenzioni». Il procuratore Carmine Scarano, rappresentante della pubblica accusa, ha però già detto che impugnerà la sentenza: «Faccia pure, ma mi pare una sentenza fortissima, tecnicamente molto ben argomentata e senza passaggi dubbi», taglia corto il legale. Chi invece protesta è Gianfranco Roccatagliata, l'architetto a cui fin dal 2005 Scarano affido una consulenza tecnica. «I miei elaborati tecnici, con disegni di elevata complessità, dimostrano che quel progetto aveva degli errori - spiega - Voglio vedere un disegno che dica che il mio è sbagliato prima di poter affermare il contrario e non mi pare che sia accaduto».
Venezia. Cacciari con Calatrava: una montatura
L'ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari ha espresso soddisfazione per la sentenza della Corte dei Conti che ha assolto Santiago Calatrava e i tre tecnici che hanno lavorato al quarto ponte sul Canal Grande da un'accusa di danno erariale. Cacciari ha affermato che l'assoluzione è ovvia e che il progetto era un'assurda montatura. I tecnici hanno dichiarato di aver apportato migliorie e non sprechi, mentre il consulente della procura della Corte dei Conti ha insistito che il progetto era sbagliato e che nessuno ha dimostrato il contrario. La sentenza ha archiviato la posizione di Gianfranco Roccatagliata, l'architetto che ha espresso dubbi sulla validità del progetto.
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