Esposti per la prima volta i risultati di 60 anni di missioni archeologiche del primo ateneo Sessant'anni di missioni archeologiche circa trenta in quindici diversi Paesi tutte targate università La Sapienza, e ora un museo a forte impronta didattica per raccontarle. Pezzi originali, calchi, ricostruzioni scientifiche tratte dai principali scavi nella regione del Vicino Oriente, per la prima volta esposti insieme in spazi rinnovati del Palazzo del Rettorato del primo ateneo romano. Iraq, Turchia, Siria (en passant, ché per gli importanti materiali di Ebla si sta pensando a un museo a se stante), Palestina, Giordania, Egitto, Sudan, Tunisia, Algeria, Marocco, Malta, Cipro, Sicilia e Sardegna: e dall'archeologia frutto di decenni tra studi, spedizioni e scavi in queste terre, pare anche poter ripartire, almeno idealmente, un dialogo «mediterraneo» tra paesi, forse, in grado di convivere perfino oggi attraverso Cultura e Conoscenza. Un'esposizione permanente dunque con una sua attualità, tanto più all'indomani del barbaro attacco terroristico in un museo a Tunisi; un'esposizione che a partire dai luoghi in cui gli archeologi della prima università hanno fatto ricerca si struttura attraverso un sistema di vetrine, una per ogni Paese, da cui pare emergere proprio quella koinè , quel radice per molti versi comune che lega i circa quattromila pezzi esposti. Stamane, alle 11.30, la cerimonia istituzionale d'apertura nell'Aula Magna con i rappresentanti dei diversi Paesi. Alle 17 l'apertura al pubblico di quello che da oggi si chiamerà «Museo del Vicino Oriente, Egitto e Mediterraneo», diretto da Lorenzo Nigro, archeologo di fama e anima di questa iniziativa. «Il nostro compito ha detto ieri il rettore Eugenio Gaudio durante la presentazione dell'iniziativa alla stampa è educare al confronto e stimolare la conoscenza critica». E sulle radici comuni, tanto più comprensibili attraverso l'archeologia (in un museo in special modo diretto a ricercatori e scuole) ha insistito anche Nigro, il quale ha tessuto pazientemente la non facile trama che ha portato al nuovo allestimento: «Perché sono convinto che la fiamma della cultura possa accendere la speranza di ristabilire il dialogo tra popoli che hanno tanto in comune. L'archeologia della Sapienza ha fatto Scuola creando una tradizione di eccellenza che va consegnata alle nuove generazioni». Dal cranio modellato di Gerico Neolitica, prima testimonianza del culto degli antenati, alla tomba del principe di Arslantepe (Turchia) con straordinario corredo d'armi e gioielli, gli esemplari conservati particolarità unica di questo museo saranno illustrati al pubblico dagli stessi giovani archeologi protagonisti delle scoperte in veste di guide (orari: martedì, giovedì, sabato 10-17, tel. 06.49913907, ingresso libero).