Tunisi, ore 11.30: comincia una giornata di terrore, di panico. Raffiche di mitra in Parlamento, poi contro il bus di turisti. Quindi l'assalto e la strage nelle sale dei mosaici. TUNISI. Hanno aspettato prima nel caffè di fronte all'entrata del museo Bardo, l'orgoglio di Tunisi. Poi si sono spostati sotto la pensilina di una fermata dell'autobus. Ore 11.30: comincia una giornata di terrore, di panico, di confusione totale. I terroristi sono almeno tre. Due indossano l'uniforme di ordinanza dei militari, con tanto di fregi e mostrine. Un altro, sembra il più giovane, è in abiti civili, jeans e giubbotto. Sono armati: hanno kalashnikov e grosse sacche dove custodiscono granate e altre munizioni. Le testimonianze sono ancora frammentarie, talvolta contraddittorie. Secondo la ricostruzione di alcuni siti e tv locali, il terzetto avrebbe cercato di penetrare nel Parlamento, distante non più di 150-200 metri dal museo. In quel momento nell'Aula si sta discutendo proprio della legge anti terrorismo. «Siamo sotto attacco», twitta una deputata. Altri riferiscono di aver udito raffiche di mitra. Il commando sarebbe stato respinto dal corpo di guardia e quindi avrebbe ripiegato sul secondo obiettivo. A tarda sera prende quota un'altra versione: i terroristi avrebbero voluto colpire proprio i turisti occidentali. Di sicuro li hanno osservati mettersi in coda e poi entrare nelle sale magnifiche del Bardo. Una ragazza riferisce a Radio Mosaique di aver visto due uomini vestiti da soldati lasciare per un momento delle borse sportive di fianco alla fermata di un bus di linea, allontanarsi come se facessero un'ispezione e poi tornare a riprenderle. Evidentemente per cominciare un'azione accolta con «plauso», attraverso la Rete, ma non da una vera rivendicazione dall'Isis, lo Stato islamico. Tre ore di raffiche, esplosioni, grida. Con un bilancio terribile: 24 morti, tra cui quattro italiani. Per ora non si conosce l'identità di tutte le vittime. Una è un pensionato di Novara, Francesco Caldara, 61 anni. L'altra è di Torino, si chiamava Orazio Conte. Facevano parte del gruppo di escursionisti sceso dalla nave Costa Fascinosa, che ieri ha fatto tappa a Tunisi e che poi è ripartita nella notte. Ma il conto, purtroppo, è provvisorio: non si hanno più notizie di un gruppo proveniente proprio dal capoluogo piemontese. I feriti sono 50 feriti, tra i quali sei connazionali. Una di loro, Bruna Scherini, 77 anni di Milano, è ancora ricoverata nel vecchio ospedale Charles Nicolle, mentre Alberto Di Porto, 71, di Roma è stato dimesso in serata e trasportato sulla Costa Fascinosa. La signora Bruna è ferita al fianco e al piede destro. E' stata colpita di striscio, racconta, mentre i medici le si fanno intorno, le stringono una mano, la incoraggiano. Il suo racconto si combina con quello degli altri superstiti: americani, polacchi, brasiliani, francesi, tedeschi. Molti pensionati, ma anche tanti bambini, tante famiglie. Persone inermi, il massimo dell'invasione pacifica. Allegre comitive già primaverili, con i cappellini di paglia, i sandali, le macchine fotografiche. Molti di quegli oggetti ora sono sommersi dai bossoli, grumi di sangue, macchie crudeli sui meravigliosi mosaici dell'epoca romana, scure striature sulle bacheche che proteggono i resti delle navi fenicie. A mezzogiorno risuonano le prime raffiche all'esterno, poco lontano dal cancello nero del museo. Nei parcheggi, lungo i marciapiedi sono in attesa 15 torpedoni di visitatori. Il commando, le notizie non sono ancora certe, ne avrebbe puntato uno, crivellandolo di colpi, uccidendo otto persone. Poi di corsa dentro il cortile ottocentesco del Bardo. La vigilanza è colta di sorpresa, sicuramente ingannata dalle divise. E' troppo tardi per fermare gli incursori. Invasati e precisi. Folli e determinati. Una scena che purtroppo rimanda alla mattanza di gennaio a Parigi, nella redazione di Charlie Hebdo. Sparano per uccidere. Almeno 15 minuti di colpi, e poi grandi boati. Sono le bombe a mano che spuntano dai borsoni. Davanti a loro il gruppo di 200-250 visitatori si disperde cose se fosse colpito da un'unica, potente frustata. C'è chi cerca rifugio dietro le vetrine, chi si precipita sui terrazzini dell'edificio, chi prova a raggiungere le scale. «Puro terrore dice stesa nel letto d'ospedale la signora Bruna sparavano ovunque e vedevo corpi in terra che non si muovevano più. Mi sono nascosta su un balconcino, ho sentito un dolore al fianco, sanguinavo. Allora mi sono fasciata la ferita con il mio foulard». Non è finita. Arrivano le forz e speciali della polizia, in tuta nera e passamontagna. I terroristi si barricano nelle sale del museo. I turisti si trasformano in ostaggi, vengono fatti sedere appoggiati al muro. Continua lo scambio di colpi, fino a che le squadre di agenti irrompono nei saloni. I due terroristi in divisa sono uccisi, il terzo è ferito e trasportato subito nella caserma militare di massima sicurezza, l'Aouina, vicino all'aeroporto. I prigionieri corrono fuori, protetti in qualche modo dai poliziotti. E' il momento del sollievo e della triste conta delle vittime. Sale, ora dopo ora. Alle tre del pomeriggio il Bardo è di nuovo immerso nel silenzio. Gli inquirenti rimangono gli unici padroni della scena. Si comincia a indagare sull'identità dei terroristi. Neanche il loro numero è sicuro: per tutto il pomeriggio si parla di tre uomini, poi non si esclude che potessero essere quattro o cinque. Tutti giovani, probabilmente tra i 20 e 30 anni. Uno di loro aveva qualche settimana fa chiamato la madre con una scheda telefonica irachena. L'ipotesi è che fosse una cellula di jihadisti appena tornata dalla Siria. La reazione della Tunisia è di profondo abbattimento. Tutti, dai tassisti agli infermieri, ai medici degli ospedali si sono sentiti in dovere di spiegare che il Paese non c'entra con questi «maledetti assassini». Poi le persone sono scese a centinaia nell'Avenue Bourghiba, il cuore della capitale: una protesta spontanea in attesa della manifestazione convocata dai sindacati e dai partiti per oggi a mezzogiorno. Il capo dello Stato Beji Caid Essebsi, ha provato a interpretare lo stato d'animo della Tunisia in un discorso televisivo: «Siamo in guerra contro il terrorismo e non avremo pietà dei nostri nemici».
Tunisi. Quegli spari nella sala dei mosaici
A Tunisi, in Tunisia, è iniziata una giornata di terrore e panico. A mezzogiorno, un commando di almeno tre terroristi ha attaccato il museo Bardo, facendo 24 morti, tra cui quattro italiani. I terroristi hanno sparato mitra e hanno lanciato bombe a mano, uccidendo molti visitatori. I feriti sono stati trasportati in ospedale. La polizia ha risposto con forze speciali e ha ucciso due dei terroristi, mentre il terzo è stato ferito e arrestato. La Tunisia ha dichiarato lo stato di emergenza e ha convocato una manifestazione per oggi a mezzogiorno.
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