NON basta una giornata intera passata dentro a una stanza del ministero dei Beni culturali per "correggere" di nuovo il già corretto e ricorretto Piano del paesaggio. Oggi parte il secondo round, con gli stessi protagonisti sulla scena. Il governatoretoscano Enrico Rossi , l'assessore all'Urbanistica Anna Marson e Dario Franceschini, affiancato da un gruppo di tecnici, che si sono messi al lavoro ieri mattina e sono andati avanti fino a metà pomeriggio. Obiettivo: trovare un punto di accordo tra il Codice dei Beni culturali, la legge Galasso e il Piano toscano che sarebbe dovuto andare oggi al voto finale dell'aula del consiglio regionale e invece slitterà al 25 di marzo, ossia all'ultima seduta della legislatura. Oggi nuovo appuntamento, forse domani ancora una riunione. Poi l'intesa sarà raggiunta. Rossi e Franceschini si erano già sentiti al telefono due volte lunedì scorso. Il governatore gioca in prima persona la partita del Piano, su cui tutta l'Italia ambientalista tiene ormai gli occhi puntati. Dopo le prese di posizione di Italia Nostra e Legambiente e l'appello firmato da 25 intellettuali per salvare il testo originale firmato da Marson, Rossi è intervenuto pesantemente sul gruppo del Pd che in commissione urbanistica aveva votato diversi emendamenti sugli interventi permessi sulle coste e sulle Apuane. Adesso si tratta di chiarire la questione dei vincoli sul territorio. C'è bisogno almeno «di un'altra giornata di lavoro» fa sapere Rossi, che oggi riparte di buon mattino per Roma per incontrare di nuovo il ministro. Si tornerà, sembra, a un testo molto vicino a quello firmato in origine da Marson, che era stato adottato dalla giunta e che solo in un secondo momento è stato modificato. «Achipuntail ditocontro ciòchestiamofacendo a tutela del paesaggio toscano, vorrei ricordare che siamo la prima regione che ha fatto una legge che blocca il consumodi territorioevieta le costruzioni in tutte le aree ad alto rischio idraulico», dice Rossi. «Le polemichesono nateperchéabbiamo deciso di lavorare per la tutela, la rigenerazione e la riqualificazione del nostro patrimonio paesaggistico. Ora siamochiamati a fare unbel piano del paesaggio ed è questo il traguardo che vogliamo tagliare. Vogliamo portarlo in approvazione in consiglio entro la legislatura con l'intesa di Franceschini ». In aula l'annuncio del rinvio è accolta con un po' di scetticismo da parte del consigliere del Pd Ardelio Pellegrinotti, unodeipiùespostisul Piano, firmatario di emendamenti sulle cave tra cui quello, contestatissimo dagli ambientalisti, della possibilità di riaprire cave dismesse oltre i 1.200 metri di altitudine.«Benvengaunaccordo col ministro ma non lo voteremocertoascatola chiusa», avverte. «Abbiamo già trovato moltesoluzioni condivisibili dal ministero e ora siamo in attesa di una proposta. Se ci piacerà la approveremo, altrimenti no, Noncifacciamo riscrivere il piano dal ministro». Anche Gianfranco Venturi, presidente Pd della commissione ambiente, difende il lavoro fatto dal consiglio: «Al netto degli emendamenti che potrebbero essere proposti dopo l'incontro tra Franceschini e Rossi porterò in aula il piano del paesaggio così come uscito dalla votazione in commissione», sostiene. «Da un punto di vista procedurale, una volta che un provvedimento è passato in commissione poi deve essere portato in aula. Non esiste una fase di ulteriore compensazione o rielaborazione, si va in aula con il testo approvato dalla commissione. Non sono d'accordo a mandare alle ortiche tout court tutto il lavoro fatto in commissione». Franceschinisulpuntoèchiaro: «L'incontro con Rossi è stato molto positivo. I tecnici continueranno a lavorare per arrivare ad un testo condiviso che rispettipienamente lenormedel Codice dei beni culturali», spiega. «Conosco e rispetto la sovranità del consiglio regionale ma queste sono le condizioni previste dalla legge per ottenere il nulla osta del Mibact».