Assolti l'archistar e i tre tecnici: no errori progettuali sul ponte. La procura: faremo appello VENEZIA. Tutti assolti, anche grazie alla prescrizione. La Corte dei Conti ha deciso che né l'archistar spagnola Santiago Calatrava, né i tre tecnici comunali che hanno seguito i lavori, sono responsabili per l'aumento dei costi del quarto ponte sul Canal Grande. «Non ci sono errori progettuali, i nuovi lavori hanno migliorato l'opera», è la tesi dei giudici. Esulta Calatrava: «Dimostrata la correttezza del progetto». «Faremo appello», preannuncia invece il procuratore Carmine Scarano. Alti costi, Calatrava assolto nessun errore nel progetto La Corte dei conti ha escluso il danno grave per l'erario. Il Comune dovrà pagare le spese legali. Scarano: faremo ricorso VENEZIA. «Dovete dare una risposta ai cittadini in termini di giustizia». Così aveva concluso la sua requisitoria il procuratore regionale della Corte dei Conti Carmine Scarano, chiedendo che l'archistar spagnola Santiago Calatrava e i tre tecnici Salvatore Vento, Roberto Casarin e Roberto Scibilia fossero condannati a risarcire 3 milioni e 886 mila euro di danno erariale per il quarto ponte sul Canal Grande. Ma i giudici si sono convinti che se i costi del ponte di Calatrava sono saliti dai 3,8 milioni del progetto preliminare ai 6,7 di quello esecutivo, agli oltre 11 definitivi non è colpa degli imputati: o, meglio, non è «colpa grave», per usare i termini del processo contabile, che sanziona chi danneggia le casse erariali. E così l'architetto catalano, Vento e Scibilia sono stati assolti, mentre per Casarin il processo non è nemmeno iniziato perché i magistrati hanno accolto l'eccezione del suo avvocato Alfredo Biagini sul suo mancato interrogatorio. Per tutti gli altri invece il collegio ha ritenuto che parte delle accuse fossero prescritte, le altre infondate. E, beffa delle beffe, quel Comune di Venezia che già ha dovuto tirare fuori milioni di euro più del previsto per la costruzione dell'arco ribassato dallo scheletro in acciaio rosso e dai gradini di trachite, pietra d'Istria e vetro Saint-Gobain, dovrà risarcire anche 35 mila euro di spese legali. Ovviamente Calatrava esulta: «Questa decisione dimostra che i lavori che abbiamo progettato non hanno determinato né l'incremento dei costi della costruzione, né il ritardo nella consegna del ponte», afferma, ricordando con orgoglio che si tratta di «una delle sue opere più importanti». La sentenza lunghissima (oltre 400 pagine) ricostruisce la lunga storia del ponte, nato nel 1997 dal bozzetto regalato da Calatrava, bandito con gara nel 2002, iniziato nel 2003 e aperto al traffico dopo ben cinque anni (dovevano essere uno e mezzo) l'11 settembre 2008. E poi analizza le richieste del procuratore Scarano, in due parti: da un lato i costi di validazione del progetto, le prime quattro perizie di variante, una parte dei mancati ribassi d'asta e un accordo bonario, per una somma complessiva di 1,8 milioni, sono state dichiarate prescritte; per gli altri due milioni si parla di assoluzioni nel merito. Scarano aveva sostenuto in udienza che la prescrizione, sulla base della giurisprudenza dello stesso collegio veneziano in casi analoghi, scattasse dal collaudo del 2009. I giudici invece hanno ritenuto che per molte voci il danno fosse già noto ben prima, addirittura dal 2003, e quindi hanno deciso che sono trascorsi i 5 anni imposti dal codice per l'esercizio dell'azione erariale. A quel punto restavano in piedi solo 3 accuse: un danno di 1,1 milioni per le perizie di variante non prescritte, 153 mila euro di mancati ribassi d'asta e 854 mila euro per le manutenzioni. Sulle prime i giudici hanno sposato la perizia dei docenti universitari del Politecnico di Torino Renato Lancellotta e Giuseppe Mancini, l'unica in contradditorio (di fronte al tribunale civile) tra le numerose agli atti. Lì infatti si limitava il danno da «errore progettuale» ad appena 463 mila euro, peraltro per voci già prescritte. Per il resto, secondo i periti, «le modifiche introdotte erano state determinate dalle richieste avanzate dall'amministrazione» e non si può parlare di errori, tanto più che si tratta scrivono i magistrati di un'«opera molto complessa ma anche ambiziosa», un prototipo che «ha stressato l'ingegneria per l'asservimento all'estetica». «Le principali lavorazioni oggetto della quinta perizia sono tutte riconducibili a migliorare la funzionalità, l'accessibilità, l'illuminazione, la durabilità, il comfort del ponte», continua la sentenza. Bocciata l'ipotesi che anche sulle varianti si dovesse applicare il ribasso d'asta, sulla manutenzione il collegio scrive che da un lato l'incremento delle spese per il monitoraggio è stato dovuto all'«eccesso di prudenza» del collaudatore (l'architetto Enzo Siviero), dall'altro per un «non corretto uso della struttura, determinato ad esempio dalla circolazione con trascinamento di carretti», che ha causato la rottura di molti gradini. «Ci sono molti punti su cui fare ricorso, a partire dalle prescrizioni fino all'eccezione su Casarin - commenta Scarano - non ci sono state sviste della procura».