Promette di essere la nuova camera delle meraviglie della città di Napoli, il Museo Filangieri di cui si profila a breve la riapertura completa. Ad annunciare la fine dei lavori di restauro è l'associazione «Salviamo il Museo Filangieri», che da due anni si batte generosamente per restituire lustro al palazzo rinascimentale di via Duomo. Con la collaborazione della Sovrintendenza per i beni artistici e dell'Istituto superiore per la conservazione e il restauro, e con un finanziamento della Regione, sono stati restaurati circa cinquanta dipinti, tra cui capolavori di Francesco Solimena, Battistello Caracciolo, Giuseppe Ribera, Luca Giordano e Mattia Preti. E poi, novità forse altrettanto importante, è pronta a essere aperta al pubblico la grande Sala Agata al piano superiore: l'ambiente, come molti sanno, prende il nome da Agata Moncada, madre di Gaetano Filangieri, il fervido patrocinatore dell'arte che ideò questo spazio, e nuora dell'altro Gaetano, tra i fari dell'Illuminismo. Il museo civico è unico nel suo genere a Napoli: innanzitutto perché si tratta di un'istituzione privata, diretta da Gianpaolo Leonetti a cui si deve molto dell'impulso per questi nuovi lavori, e poi perché, come ci spiega la museologa Nadia Barrella, l'ex Palazzo Como «è l'unico museo italiano dell'Ottocento progettato in tutte le sue parti per essere uno spazio espositivo». Non si tratta dunque, per così dire, di un cambio di destinazione d'uso: infatti della costruzione quattrocentesca, ai tempi del Risanamento, era rimasta solo la suggestiva facciata, e tutto l'attuale impianto riflette dunque l'ispirazione di Filangieri junior. Un'ispirazione nata dalla probabile frequentazione, a Parigi, tra l'erudito napoletano e l'influente architetto Eugène Viollet-le-Duc. Degli intenti di Filangieri esistono tracce dettagliate negli appunti pubblicati per la prima volta nel 2010 a cura della professoressa Barrella, con il titolo La forma delle idee (editore Luciano). Almeno in buona parte, la riscoperta di questi appunti è alla base dell'attuale restauro, a cui si deve il ripristino, tra l'altro, del rivestimento color verde oliva alle pareti, come era nelle intenzioni cromatiche del fondatore del museo. «È uno spazio decisamente spettacolare», commenta la docente della Seconda università di Napoli, che oggi nello spazio di via Duomo anima una conversazione sulla figura di Gaetano Filangieri (appuntamento alle 18). Il recente intervento ha comportato il rifacimento del tetto a falde e la risistemazione degli spazi oggi di nuovo pronti a ospitare, oltre ai dipinti dei maestri del Seicento napoletano, anche maioliche, porcellane, monete, merletti, pastori presepiali e armature. Tra le opere restaurate, ci sono la «Testa di San Giovanni Battista» e «Santa Maria Egiziaca» di Ribera, poi il «Convitto di Baldassarre» di Giordano. Torna in sede, poi, l'«Incontro tra Pietro e Paolo» di Mattia Preti, precedentemente in deposito. Tornano a via Duomo anche alcuni pregevoli dipinti conservati nella casa museo di Villa Livia, tra cui la Sant'Agata di Andrea Vaccaro. Ulteriori informazioni su salviamoilmuseofilangieri.org.
Napoli. Risplende il Museo Filangieri. Cinquanta capolavori restaurati
Il Museo Filangieri di Napoli è pronto a riaprire dopo due anni di lavori di restauro. L'associazione Salviamo il Museo Filangieri ha annunciato che la grande Sala Agata al piano superiore sarà aperta al pubblico. Il museo è unico nel suo genere a Napoli, poiché è un'istituzione privata diretta da Gianpaolo Leonetti. Il palazzo rinascimentale di via Duomo è stato restaurato con la collaborazione della Sovrintendenza per i beni artistici e dell'Istituto superiore per la conservazione e il restauro. Sono stati restaurati circa cinquanta dipinti, tra cui capolavori di Francesco Solimena, Battistello Caracciolo e Giuseppe Ribera.
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