Napoli. Nuove ombre su Pompei. E stavolta a lanciare sospetti è il deputato campano del Movimento Cinque Stelle Luigi Gallo. L'interrogazione è stata inviata al ministro Dario Franceschini «chiamato a chiarire i punti oscuri circa le assunzioni della società in house del Mibact Ales (Arte, Lavoro e Servizi SpA) e al ruolo dell'aministratore unico Giuseppe Proietti, coinvolto nell'inchiesta sul Teatro Grande di Pompei. Per Proietti, attuale sindaco di Tivoli, Gallo chiede a Franceschini di valutare l'incompatibilità dei ruoli politici assunti dall'amministratore unico anche perché è uno degli uomin che permise a Fiori quei restauri. «Al ministro - precisa Gallo - ho chiesto la sospensione dall'incarico di chi, come il direttore generale per lo Spettacolo dal vivo del Mibact e come Proietti, è coinvolto nell'inchiesta della procura della Corte dei Conti campana sul caso Pompei». Inoltre, sebbene il capitale di Ales sia detenuto al 100 dal Ministero, questa società «fa uso di agenzie interinali per le assunzioni - precisa Gallo -, come è accaduto per gli operatori impiegati per gli scavi di Pompei». Una società, si legge nell'interrogazione del deputato, che nel 2012 faceva registrare perdite fiscali residue da oltre 1 milione di euro, anche a fronte di un utile di esercizio da 460mila euro. «Franceschini - questa l'accusa del Movimento Cinque Stelle - lamentava assenza di risorse. Eppure ALES aveva già gestito il servizio di vigilanza a Pompei. Dov'è finito il personale competente già impiegato?». Per quanto riguarda invece l'inchiesta della Corte dei Conti, va ricordato che pochi giorni fa Proietti ha ricevuto un «invito a dedurre» dai magistrati contabili poichè l'ex dirigente del ministero aveva il compiuto di approvare il piano degli interventi disposti dal Commissario di governo e di verificarne la congruità rispetto all' obbiettivo assegnato al Commissario, cioè «la messa in sicurezza e la salvaguardia dell' area archeologica». Dall'accusa Proietti si difende spiegando che c'entra poco con il commissario Fiori, a cui la Corte dei Conti chiede sei milioni di danni, e dalle opere di restauro finite sotto inchiesta. «Quando la commissione - ha spiegato - approvò l'intervento proposto da Fiori, io non ne facevo più parte da circa un mese: ero andato in pensione il 1 marzo 2010 e l'ok è del 31 marzo successivo. La Corte dei conti infatti invita a dedurre sia me che il mio successore, ognuno per la sua parte di competenza».