A Modena si è di fronte ad interventi su monumenti e parchi che sarebbero preoccupanti anche per la più inerte delle opinioni pubbliche. E' infatti difficile comprendere la necessità di azioni come quelle che si stanno intraprendendo e il sentimento più diffuso appare quello della costernazione. Non che manchino "risposte" dagli Enti preposti, Comune anzitutto. Anzil'importante è avere lo spirito del tempo, inventarsi qualcosa, meglio ancora se con un coup de théatre che possa impressionare l'opinione pubblica. C'è un formarsi di tripli salti mortali carpiati per dire che tutto è normale, per sopire e troncare, come disse il Conte Zio, mai dimenticato padre della Patria: per assumere quel colore neutro che infonde tranquillità e rilassa. Quando non basta, ci si sforza di riscrivere a posteriori le regole del gioco, sovrapponendo a tutto una nuova verità giuridica, in un dedalo di rimpalli, cavilli, circonlocuzioni burocratesi. Contro i rari villaggi di Asterix che ancora si ostinano ad obiettare qualcosa, vengono fatti entrare in campo nuovi soggetti. Responsabili di uffici legislativi, consulenti giuridici ingaggiati solo per produrre pareri: un dragaggio di funzioni e competenze spesso messe in campo per motivare, giustificare l'ingiustificabile. O, quanto meno, tentarci. Chiunque può ri-costruire esempi concreti di tutto questo, i casi di astuzia semantica, gli impulsi allo svuotamento di regole e significati, fino a ciò che gli inglesi chiamano phoney. E questo "chiunque" rimarrebbe stupefatto scoprendo la città invisibile che cammina con lui. Tutto a Modena? Beh, in nessuna città si sono mai dati convegno un Ministro per i Beni Culturali e un Sindaco per giurarsi reciprocamente che mai avrebbero fatto rispettare le norme di tutela e i vincoli urbanistici vigenti. Ciascuno per la propria parte e rinunciando a ogni diverso pur esistente progetto. Naturalmente, visto che le parole fanno paura, questo strabiliante pass-partout è stato definito "un accordo operativo". Si trattava nientedimeno che del Settecentesco Ospedale S. Agostino ed è stato varato un progetto esonerato da ogni vincolo, esuberante, dannoso e con artificiose trovate: un progetto quindi subito approvato. Sette anni dopo, un nuovo Ministro "alla Cultura", interrogato sulle torri alte 23 metri che, in progetto, spuntano dai cortili storici inedificabili, ha espresso il parere (tecnico? estetico? affettivo?) che segue: "a me le torri piacciono". Non volendo far mancare nulla, è comparso, a quanto pare, anche l'atteso coup de théatre, sotto forma di una materiale alterazione, vera o falsa che sia, di una tavola del piano strutturaleche legittimerebbe (oggi) ogni deroga proprio su quel comparto. L'affaire Parco della Rimembranza, poi, è un altro e ben noto caso in cui, anziché sul merito (è un intervento costruttivo che andava respinto subito e con scandalo), ci si è concentrati sul "rendere inoffensive" le parole (quindi: nessuna intitolazione teneramente leopardiana, ma un coriaceo "parco delle Mura"). E la nuova Giunta Comunale ha pensato di salvare capra e cavoli, a posteriori, con una "modifica al regolamento urbanistico edilizio", definita però pudicamente "precisazione". Risultato: è tutto làanzi si è aggiunta inchiesta ad inchiesta (penale). Per l' ex Questura e i 39 garage costruiti "sotto il Parco", che, ormai in quel lungo tratto Parco non è più, perché sostituito -previo abbattimento delle alberature esistenti- da un imbarazzante giardinetto. Ora tutto è fermo, come all'ex AMCM, area in attesa di chissà quale Godot a densa edificazione. Qui, con un'azione quanto mai repentina, il Comune ha provveduto a demolirne proprio la parte più antica, la rimessa dei tram, la prima applicazione della tecnica del cemento armato a Modena. Una demolizione eseguita pochissimo prima che quell'edificio, a seguito di pronuncia amministrativa, venisse confermato come soggetto a tutela e quindi indemolibile. Un tempismo esemplareun'intuizione quanto mai profetica e un'urgenza assoluta cui null' altro, in cinque anni, ha fatto seguito. Il nostro signor "chiunque" potrebbe trovare ulteriori riscontri in altri luoghi del centro storico, spostandosi nel Convento di S. Pietro con i progetti di residenzialità al suo interno, al Duomo ed ai relativi "lavori", al Novi Sad, anzi Novi Park-Arc, con quella che è stata definita "archeopatacca". Potrebbe sentire le "novità" sul Villaggio del Gusto da collocarsi proprio nella seicentesca Palazzina Vigarani. Potrebbe anche leggere il Piano di Gestione chiesto dall'Unesco per Piazza Grande, un piano che molto concede, per essere popolari e per evitare i conflitti. Ormai educato all'attenzione, potrebbe formarsi idee proprie. Ad esempio, sulle conseguenze "neoliberiste" dello smontare in velocità le ultime sparute regole ancora in vigore.